30/01/2026
In occasione dell’evento “Mobilità elettrica e industria italiana: I risultati della survey 2025”, organizzato mercoledì 28 gennaio a Roma presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), è stata presentata la Survey 2025 dell’Osservatorio sulle Trasformazioni dell’Ecosistema Automotive (TEA), curata dall’Istituto di ricerca sulla crescita economica sostenibile del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ircres) in collaborazione con il Center for Automotive & Mobility Innovation della Venice School of Management Università Ca' Foscari Venezia. L’analisi restituisce l’immagine di un settore attraversato da una fase di forte prudenza strategica, con oltre il 50% delle imprese della filiera automotive italiana che non prevede investimenti in innovazione di prodotto nel prossimo triennio, e solo una quota minoritaria di aziende che dichiara di orientare l’innovazione verso i veicoli full electric. Rallentamenti si registrano anche sul fronte dell’innovazione di processo, con una quota significativa di aziende che rinvia interventi strutturali privilegiando strategie di contenimento dei costi.
Sono stati presentati mercoledì 28 gennaio, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, i risultati della Survey 2025 dell’Osservatorio sulle Trasformazioni dell’Ecosistema Automotive (TEA), guidato dal Center for Automotive & Mobility Innovation della Venice School of Management - Università Ca' Foscari Venezia, in collaborazione con l'Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica e Sostenibile del Cnr (Cnr-Ircres). I risultati del Questionario Imprese 2025 sono stati presentati da Giuseppe Calabrese, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio TEA e dirigente di ricerca Cnr-Ircres, nel corso di un incontro dedicato alle prospettive della filiera automotive nazionale a cui ha partecipato anche Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy.
L’analisi restituisce l’immagine di un settore attraversato da una fase di forte prudenza strategica. Oltre il 50% delle imprese della filiera automotive italiana non prevede investimenti in innovazione di prodotto nel prossimo triennio, con un aumento di quasi nove punti percentuali rispetto al 2024. Anche sul fronte dell’innovazione di processo emerge un rallentamento, con una quota significativa di aziende che rinvia interventi strutturali, privilegiando strategie di contenimento dei costi in un contesto segnato dall’incertezza della domanda europea, dalle tensioni geopolitiche e dalla complessità della transizione tecnologica.
La fotografia che emerge è quella di una filiera che tende a difendersi, concentrandosi in larga parte su componenti e servizi cosiddetti “invarianti”, non direttamente legati né al motore termico né a quello elettrico, rimandando scelte strategiche decisive sul piano della transizione. Solo una quota minoritaria delle imprese dichiara di orientare l’innovazione di prodotto verso i veicoli full electric, mentre l’innovazione di processo appare più diffusa, spinta soprattutto da esigenze di efficientamento e competitività internazionale.
Le previsioni occupazionali confermano le difficoltà strutturali del comparto automotive. Nel complesso, nel prossimo triennio è atteso un saldo occupazionale negativo pari al 4,9%. In controtendenza, le imprese che hanno scelto di investire esclusivamente nella mobilità elettrica sono le uniche a prevedere un aumento degli addetti, con una crescita stimata dell’1,8%. Proprio queste realtà segnalano una crescente carenza di competenze specialistiche, in particolare nei settori dell’elettronica di potenza, del software e della gestione energetica.
Dal punto di vista finanziario, il settore mostra una forte dipendenza dall’autofinanziamento: quasi il 60% delle imprese utilizza principalmente risorse interne, mentre l’accesso al credito bancario è spesso giudicato costoso e complesso. Un dato particolarmente critico riguarda la pianificazione strategica: circa un’azienda su due non redige un business plan formale.
Dall’analisi emerge infine una richiesta chiara alle istituzioni. Per accompagnare la transizione tecnologica e preservare la competitività della filiera automotive italiana, le imprese indicano come priorità la riduzione del costo dell’energia per gli impianti produttivi e la semplificazione burocratica dei processi legati agli investimenti, ritenute misure più urgenti ed efficaci rispetto ai soli incentivi alla domanda.
Per informazioni:
Giuseppe Calabrese
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