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Monitoraggio delle deformazioni del suolo di aree vulcaniche mediante utilizzo dei dati satellitari: l'esperienza dei Campi Flegrei

I Campi Flegrei sono una area vulcanica attiva che si estende ad ovest della città di Napoli e caratterizzata da intensi fenomeni deformativi (bradisismo), con forti variazioni del livello del suolo sia in abbassamento, sia in sollevamento (questi ultimi spesso accompagnati da terremoti). Dopo la crisi degli anni ottanta, la zona era entrata in una lunga fase di subsidenza interrotta prima da un episodio di risalita nel 2000 (circa 5 centimetri in un anno).
I dati satellitari, elaborati dai ricercatori dell'IREA-CNR, hanno messo in evidenza una nuova, seppur più lenta, fase di innalzamento del suolo cominciata a metà del 2005 e che ha portato ad un sollevamento di circa 5 cm in un anno e mezzo. Successivamente, è stato possibile rilevare che il movimento di sollevamento ha definitivamente ridotto la sua velocità a partire dall'inizio del 2007.
Lo strumento adoperato è il SAR, un sofisticato radar che fotografa la Terra con le microonde. Le immagini ottenute vengono successivamente combinate e confrontate tra loro mediante una tecnica denominata SBAS (acronimo di Small BAseline Subset) interamente sviluppata presso l'IREA-CNR di Napoli. In tal modo si riesce ad ottenere una misura della deformazione del suolo con precisione millimetrica e su un'area che va dai Campi Flegrei fino alla penisola Sorrentina e che include anche il Vesuvio.
Il satellite utilizzato è l'ENVISAT (dell'Agenzia Spaziale Europea) che ripassa periodicamente sulla zona interessata, permettendo così di ottenere un aggiornamento della misura: attualmente il periodo di rivisita è di 35 giorni. Ma questo limite è solamente tecnologico poichè i sensori previsti nel prossimo futuro consentiranno tempi di rivisita sempre più brevi.
Sebbene non ancora pienamente operative, queste tecniche sono in uno stato di avanzata sperimentazione. Ad esempio, la sala di monitoraggio dell'Osservatorio Vesuviano, collegata in fibra ottica al centro di calcolo dell'IREA-CNR, ospita un monitor che mostra, appena disponibili, le nuove misure satellitari accanto a quelle ottenute con tecniche più tradizionali, quali quelle basate sui satelliti americani GPS. Del resto, il confronto ha sempre dimostrato che i due metodi concordano.
Il valore aggiunto della tecnica SBAS rispetto alle tecniche tradizionali consiste innanzitutto nella maggiore copertura della zona osservata: non si acquisiscono informazioni solo da pochi punti di misura, ma si ottiene il valore della deformazione su aree estese, consentendo una visione complessiva della zona interessata dal movimento. Inoltre, non è necessario installare stazioni di misura a Terra: questo, oltre ad essere più oneroso, è anche meno pratico. Impossibile se, ad esempio, un vulcano è in eruzione.