10/03/2026
Un ricordo del Premio Nobel per la fisica nel 2003 recentemente scomparso, a cura di colleghi del Cnr-Isasi e Università di Napoli che hanno avuto modo di lavorare a lungo con lui, oltre che di ospitarlo in occasione di "Quantum Nexus – Timeless Entanglement", evento organizzato lo scorso novembre nel Parco Archeologico di Pompei, uno dei suoi ultimi eventi pubblici
Con profonda tristezza abbiamo appreso della scomparsa di Sir Anthony J. Leggett, fisico teorico straordinario, premio Nobel per la fisica nel 2003 e, per molti di noi, maestro, collega e amico.
Tony Leggett ha lasciato un’impronta profonda nella fisica contemporanea. Il suo nome è indissolubilmente legato alla comprensione teorica della superfluidità dell’elio-3, una delle conquiste più eleganti della fisica della materia condensata. Negli anni Settanta egli riuscì a dare un quadro teorico coerente alle nuove fasi superfluide osservate sperimentalmente, mostrando come le coppie di fermioni nell’elio-3 potessero formare uno stato quantistico collettivo di straordinaria complessità. Questo lavoro pionieristico gli valse il Premio Nobel per la Fisica nel 2003, condiviso con Vitaly Ginzburg e Alexei Abrikosov.
Ma l’eredità scientifica di Tony va ben oltre questo risultato fondamentale.
Con una curiosità instancabile e una libertà intellettuale rara, egli ebbe il coraggio di porre una domanda che, all’epoca, sembrava quasi visionaria: può un sistema macroscopico obbedire alle leggi della meccanica quantistica?
Questa domanda ha aperto un intero campo di ricerca. Leggett comprese che sistemi macroscopici, come dispositivi superconduttivi o interferometri quantistici di tipo Josephson, potevano diventare laboratori per interrogare i fondamenti stessi della teoria quantistica. Le sue ricerche sui sistemi quantistici macroscopici, sulla decoerenza e sulla dissipazione quantistica hanno contribuito in modo decisivo alla nascita di un programma di ricerca che oggi alimenta quella che chiamiamo seconda rivoluzione quantistica, alla base di tecnologie come i qubit superconduttivi e il calcolo quantistico.
Tra i suoi contributi più influenti vi è anche la formulazione, insieme ad Anupam Garg, delle disuguaglianze di Leggett-Garg, ideate per testare sperimentalmente il principio di macrorealismo, vale a dire l’idea che i sistemi macroscopici possiedano proprietà definite indipendentemente dall’osservazione. La violazione di queste disuguaglianze in diversi esperimenti moderni ha aperto nuove prospettive nella comprensione del confine tra mondo classico e mondo quantistico.
Ciò che colpiva profondamente in Tony non era solo la potenza del suo pensiero, ma il suo stile.
Ci piace ricordarlo come il maestro del dubbio gentile.
Tony sapeva porre domande che aprivano vere e proprie voragini nel sapere consolidato. Ma lo faceva senza spirito polemico, senza conflitto. Il suo dubbio era un invito: un gesto di apertura nel grande viaggio collettivo della scienza. Per lui nessun principio, per quanto consolidato, era intoccabile se circostanze sperimentali o ragionevoli considerazioni teoriche suggerivano di riconsiderarlo.
Questo atteggiamento era accompagnato da un profondo pragmatismo scientifico. Le sue idee non erano mai pura speculazione: cercava sempre di indicare come un esperimento potesse mettere alla prova un’ipotesi. Anche quando affrontava questioni fondamentali sul significato della realtà quantistica o sul comportamento dei sistemi macroscopici, rimaneva saldamente ancorato ai risultati sperimentali.
Accanto alla grandezza scientifica c’era una qualità umana rara.
Chi ha avuto la fortuna di lavorare con lui ricorda la sua curiosità inesauribile, la sua libertà intellettuale e la sua rara gentilezza. Capace di ascolto e di silenzio interiore, sapeva incoraggiare i giovani ricercatori, sostenere idee nuove e stimolare entusiasmo anche quando l’ortodossia scientifica opponeva resistenza.
Il suo spirito rivoluzionario era inseparabile da una profonda gentilezza.
Oggi la comunità scientifica perde una delle sue menti più libere e luminose.
Noi perdiamo anche un amico.
Caro Tony,
la tua curiosità inesauribile, la tua apertura e il tuo dubbio gentile continuano a vivere nel lavoro e nel pensiero di chi ha avuto il privilegio di conoscerti e di imparare da te.
Ti salutiamo con gratitudine e affetto.
Il tuo spirito continua a muoversi nelle nostre domande.
E noi continuiamo a considerarci, con orgoglio e riconoscenza, tuoi discepoli.
Paolo Silvestrini
Berardo Ruggiero
Francesco Tafuri
Per informazioni:
Berardo Ruggiero
Cnr-Isasi
berardo.ruggiero@isasi.cnr.it