“Gaia Blu” nel Mediterraneo per la campagna "ITINERIS' EYES"
Tra le le campagne scientifiche che vedono impegnata la nave da ricerca “Gaia Blu” del Consiglio nazionale delle ricerche nel 2025, “ITINERIS’ EYES” (InTegrating, INnovating, Evolving Research InfraStructures for hEalthY and prEdicted marine ecosystemS) in programma dal'8 al 30 luglio ha l'obiettivo di indagare come il cambiamento climatico influenzi la biodiversità del plancton e i relativi impatti sulla catena alimentare e sul ciclo del carbonio nelle acque mediterranee.
A bordo si alterneranno team di ricercatori e ricercatrici italiani e stranieri con competenze interdisciplinari: un ampio sforzo di collaborazione internazionale che ha lo scopo di indagare attraverso esperimenti multipiattaforma – basati su diversi strumenti e tecnologie –- come i fattori di stress climatico influenzino la presenza e la biodiversità del plancton e i relativi impatti sulla catena alimentare e il ciclo del carbonio.
A coordinare i lavori è l’Istituto di scienze marine (Cnr-Ismar), ma la spedizione vede coinvolti anche colleghi e colleghe dell’Istituto di scienze polari (Cnr-Isp), dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), dei Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN (LNS-INFN), del Joint Research Centre della Commissione Europea (JRC), dell’Institut de la Mer de Villefranche (IMEV, Sorbonne Université - CNRS), del Consejo Superior de Investigaciones Científicas (CSIC, Spagna) e della società Space42, istituzioni che collaborano con il Dominio Marino di ITINERIS, il Sistema Integrato Italiano delle Infrastrutture di Ricerca Ambientale (https://itineris.cnr.it/).
In questo Speciale seguiamo le attività a bordo, che spaziano spazieranno dalla raccolta di dati da stazioni “fisse” - con misure di parametri fisici, chimici, biologici e ottici delle acque- a rilievi lungo la colonna d'acqua mediante sonde, al dispiegamento di profilatori BioGeoChemical-Argo e drifter lagrangiani per il monitoraggio delle temperatura del mare e delle caratteristiche bio-geo-chimiche, ottiche e di biodiversità del plancton, fino ad attività di divulgazione e formazione del personale di bordo.
La campagna prevede due “leg”: dall'8 al 24 luglio la navigazione è focalizzata su Mar Tirreno, Canale di Sardegna, Bacino Algerino-Provenzale e Mar Ligure; dal 24 al 30 luglio si torna su Mar Ligure e Mar Tirreno per poi rientrare il 30 luglio a Civitavecchia.
8 luglio 2025
Partenza!



10 luglio 2025
La rosetta sta per essere calata in profondità. A varie profondità raccoglierà campioni di acqua e misurerà diverse variabili che caratterizzano le masse d’acqua, come temperatura, salinità, ossigeno disciolto e fluorescenza del fitoplancton. L’acqua verrà poi prelevata grazie alle bottiglie NISKIN, filtrata e analizzata. La rosetta monta anche un sensore UVP6 in grado di scattare fotografie della parte animale del plancton (zooplancton) e di aggreggati di materiale organico.
Emanuele Organelli, ricercatore del Cnr-Ismar e capo missione di ITINERIS’ EYES, aggiorna il team sulle operazioni e organizza il “mercato dell’acqua” per i campioni raccolti dalla rosetta. L’acqua che viene prelevata dalle profondità marine è preziosissima per effettuare diverse analisi chimiche (es. concentrazione di ossigeno) e biologiche (es. concentrazione e tassonomia di fitoplancton e zooplancton). Per alcune di queste analisi l’acqua deve essere prelevata immediatamente dalle bottiglie per evitare che si modifichino le sue caratteristiche, ad esempio che l’ossigeno disciolto si disperda. Viene quindi decisa la sequenza di prelievo e la quantità di acqua che i ricercatori potranno utilizzare per le loro analisi.

Claudia Fanelli, tecnologa del Cnr-Ismar, e Elisabetta Canuti, ricercatrice del Joint Research Center (JRC) della Commissione Europea, si confrontano sulle operazioni durante il “mercato dell’acqua”.
Operazioni a poppa della Gaia Blu per la messa a mare del CARTHE, strumento galleggiante di tipologia “drifter” per lo studio delle correnti superficiali.
Giovanni La Forgia, tecnologo del Cnr-Ismar, lancia un CODE (Coastal Ocean Dynamic Experiment), drifter superficiale che misura la posizione nel tempo tramite GPS. Serve a tracciare la corrente superficiale per studiare la circolazione marina. Il drifter è equipaggiato da quattro vele per farsi trasportare dalla corrente.
11 luglio 2025
Il BGC-Argo Float di OGS sta per entrare in acqua. È una sorta di robot che misurerà diverse variabili fisiche e bio-geochimiche lungo la colonna d’accqua, dalla superficie fino a oltre 1000 metri di profondità. Tra i vari sensori montati sull’argo spiccano un nuovissimo sensore acustico che registrerà il suono ambientale per quantificare le precipitazioni e la velocità del vento e un nuovo sensore per stimare la concentrazione di nitrato, macro-nutriente utilizzato dal fitoplancton (il plancton “vegetale”).
Messa a mare dell’Optics Rig con Giorgio Dall’Olmo, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), e il personale tecnico della Gaia Blu.
Questa rosetta “Optics Rig” monta 17 sensori ottici e diversi datalogger. L’obiettivo è testare un sensore ottico alternativo nel mercato dei sensori del BGC-Argo Float. Questo porterà a garantire maggior resilienza e sostenibilità nel futuro per l’infrastruttura di ricerca EuroArgo ERIC e il programma globale OneArgo.
Elisabetta Canuti, ricercatrice del Joint Research Center (JRC) della Commissione Europea, sta misurando il “colore dell’oceano” attraverso un radiometro che registra la radiazione solare in acqua. Queste misure servono per validare i dati “Ocean Color” satellitari.
Jacopo Busatto e Giovanni La Forgia hanno preparando il BGC-Argo Float chiamato “Calliope” con l’ultimo collaudo prima della messa a mare. Questo float sono dedicati all’osservazione della biodiversità planctonica in quanto equipaggiati con radiometri iperspettrali e sensori UVP6 per acquisire immagini di zooplancton.
12-13 luglio 2025
Elisa Camatti, ricercatrice del Cnr-Ismar, ci mostra un campione di zooplancton prelevato con il retino calato tra 500 e 200 metri di profondità alla stazione di osservazione EYE 06. Questo campione verrà analizzato al microscopio per ottenere una lista degli organismi planctonici presenti e segnalare eventuali specie aliene.
Giovanni La Forgia e il personale tecnico della Gaia Blu lanciano dalla poppa della nave il drifter SVP. L’oggetto grigio e marrone a forma di “copertone” tra le mani di Giovanni è la vela che si aprirà in acqua e di dispiegherà nei primi metri della colonna d’acqua per favorirne il trasporto per mezzo della corrente.
Jacopo Busatto nell’operazione di rilascio a mare di un drifter superficiale tipo CODE (Coastal Ocean Dynamic Experiment). Dopo il lancio, si è girato e ci ha detto che... non si aspettava tutto questo esercizio fisico!
Giorgio Dall’Olmo e Antonella Gallo, tecnologa dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), danno l’ultimo abbraccio al loro BGC-Argo prima di salutarlo per il suo viaggio tra le acque del Mediterraneo. Fa caldo e il sole è a picco, non vedono l’ora di andare a pranzo.
Gianluca Volpe, ricercatore del Cnr-Ismar, molto soddisfatto per la qualità del profilo radiometrico appena acquisito in condizioni ambientali da “libro di testo”. In realtà, aveva saputo che il cuoco di bordo ha preparato pasta patate e provola.
Edoardo Di Russo, tecnico del Cnr-Ismar, sta aramando la rosetta prima della calata profonda.
Florian Kokoszka, tecnologo del Cnr-Ismar, sta controllando le niskin, ovvero le bottiglie NISKIN della rosetta, prima della calata. Può capitare che alcune bottiglie non si chiudano correttamente durante la risalita della rosetta e che l’acqua raccolta venga persa. In questo caso bisogna rivedere il “budget dell’acqua”, ovvero la suddivisione della quantità di acqua assegnata per le varie filtrazioni o analisi.
Elisabetta Canuti sta prelevando l’acqua raccolta a 5 metri di profondità dalle bottiglie NISKIN della rosetta. Elisabetta userà quest’acqua per preparare i campioni necessari all’esercizio di intercalibrazione con il quale quantificherà i pigmenti di clorofilla del fitoplancton. Questi esercizi sono fondamentali per determinare l’incertezza associata alla misura della clorofilla usata per la validazione e calibrazione dei dati “Ocean Color” satellitari.
Siamo nel Wet Lab della Gaia Blu. Elisa Camatti si confronta con Emanuele Organelli sulla gestione degli orari dei turni di filtrazione.
Malek Belgacem, assegnista di ricerca del Cnr-Ismar, ed Elisabetta Canuti in un momento di relax nella Library Room della Gaia Blu. Hanno appena saputo che dovranno fare il turno di notte sulle filtrazioni dei campioni d’acqua presi dalla rosetta.
Gianluca Volpe ed Elisa Camatti nella Library Room della Gaia Blu, la sala relax circondata da divani blu. Pensavano di rilassarsi, in reltà devono rispondere a una sessantina di mail mandate dai colleghi.
Siamo nella control room della Gaia Blu, laboratorio dedicato all’analisi dei dati. Emanuele Organelli, capo missione di ITINERIS’ EYES, ci sta comunicando che a causa di una forte perturbazione saremo costretti a cambiare rotta e rivedere il programma delle attività per alcune stazioni di monitoraggio.
Simone Colella, ricercatore del Cnr-Ismar, studia l’evolversi della perturbazione che sta per arrivare verso di noi dal Golfo del Leone. Abbiamo il piano di fuga: faremo rotta verso le Isole Baleari passando attraverso il Canale di Sardegna per trovare condizioni più favorevoli. Durante la navigazione si troverà lo stesso il modo di svolgere le attività di messa a mare perché il tempo nave non si spreca mai.
Emanuele Organelli e Giovanni La Forgia durante la messa a mare di un BGC-Argo dalla poppa della Gaia Blu. Abbiamo montanto un microfono sulla maglietta di Emanuele per registrare i suoi commenti durante le operazioni. Grazie a questi audio vi porteremo nel vivo dell’avventura, raccontata attraverso video e podcast.
Jacopo Busatto, concentrato durante le operazioni di messa a mare delle boe drifter oppure faccia da mal di mare?
Jacopo Busatto ripensa al vecchio dilemma che lo affligge dai tempi dell’università: fisica teorica o fisica sperimentale?
Emanuele Organelli e Giovanni La Forgia verificano il galleggiamento del BGC-Argo, appena calato a mare, prima di liberarlo e lasciarlo andare con la corrente. Non si vede, ma stanno incrociando le dita.
“Clio” è la musa greca della storia, custodiva il passato di stirpi, uomini e città, ispirando i poeti che ne glorificavano le imprese. Da oggi “Clio” è anche un BGC-Argo che racconterà la storia delle correnti e delle masse d’acqua del Mediterraneo. Ha superato il test di galleggiamento è sta per iniziare il suo lungo viaggio. La parte di colore bianco di forma rettangolare serve per il galleggiamento. Sopra di essa, sono riconoscibili da sinistra a destra: il radiometro iperspettrale (per le misure di luce nella colonna d’acqua), il sensore dell’ossigeno disciolto,il sensore CTD (per le misure di conduttività, temperatura e pressione), il sensore ECO3 (per le misure di concentrazione di clorofilla, particellato sottile e carbonio organico discolto). Spicca vero l’alto, l’antenna GPS che comunicherà posizione e trasferirà di dati ogni volta che Clio riemergerà dalle profondità tornando in superficie.
La crew della nave da Ricerca della Gaia Blu durante le operazioni di messa a mare degli strumenti galleggianti. Ringraziamo di cuore questi ragazzi!
Rosso di sera, bel tempo si spera. In realtà sappiamo che sta arrivando la tempesta e che dobbiamo spostarci in fretta! Tante le emozioni e la stanchezza si fa sentire. Dopo cena ci raduniamo sul Fly Deck della Gaia Blu per la riunione di de-briefing e ci perdiamo tra i colori dell’ultimo sole.
14-15 luglio 2025
Il piano di fuga dalla perturbazione prevede di lasciare le acque profonde del Tirreno, che abbiamo osservato alla stazione EYE9, e fare rotta verso la Spagna. Si va a Palma di Maiorca! Attraverseremo il Canale di Sardegna effettuando campionamenti con alcuni strumenti che misurano in continuo, senza quindi bisogno di fermare la nave, e ci fermeremo alla stazione EYE14, che rappresenta un sito storico di monitoraggio. Qui faremo campionamenti e analisi così da confrontare le misure con i dati passati.
Le linee nere disposte a “X” sulla mappa rappresentano le rotte di navigazione che stiamo percorrendo per studiare la struttura circolare a meso-scala chiamata “eddy” o vortice (circa 75 miglia), visibile in colore azzurro al centro del Tirreno. Queste strutture di circolazione possono essere permanenti o temporanee e influenzano la dinamica di nutrienti e clorofilla, ridistribuendoli lungo la colonna d’acqua.
La schermata del computer di Claudia Fanelli. Le due mappe mostrano la temperatura superficiale marina osservata dai satelliti nella zona del vortice che abbiamo attraversato e studiato dalla Gaia Blu. È importante comprendere a fondo questi fenomeni perché, ad esempio, le variazioni di temperatura sono connesse alla dinamica delle correnti superficiali. Sullo sfondo il tavolo della Library in uno dei pochi momenti di ordine.
I momenti di navigazione sono l’opportunità per formare la nuova generazione di personale scienfifico. Nella sala Library della Gaia Blu si svolge una parte del corso “Ship-based training initiatives in marine-related sciences” parte dell’attività di formazione del progetto ITINERIS. Gianluca Volpe tiene una lezione sulla radiometria, disciplina che contribuisce allo studio del colore dell’oceano e che viene utilizzata, ad esempio, per validare i dati misurati via satellite. Nell’immagine Gianluca mostra le sfumature che l’acqua del mare può assumere a seconda delle sue componenti. Ad esempio, sarà più marrone in presenza di sedimenti (es. alla foce di un fiume) oppure più verde (es. in presenza di fitoplancton).
Tutta la classe segue con attenzione la lezione di Gianluca, forse non proprio tutta. Sembra che la colpa sia della pastiera dello chef, qualcuno però ha omesso di averne mangiate quattro fette.
Anche Florian Kokoszka sta per vacillare, ma resiste eroicamente con Elisabetta Canuti.
La lezione è finita ed è il momento dei gadget! Alessandro Gibertini in versione Babbo Natale distribuisce le borse di tela ufficiali del progetto ITINERIS.
La felicità sui visi dei colleghi. Per la serie: ricevere un regalo ogni tanto fa bene allo spirito. Teniamo alto il morale della ciurma.
Il disappunto di Giovanni La Forgia quando ha scoperto che nella borsa di tela c’erano penna e block notes e non una villa con piscina. Jacopo Busatto invece ha avuto l’illuminazione: userà la borsa per portare i panni sporchi nella lavanderia della Gaia Blu.
Claudia Fanelli e Simone Collela seguono l’aggiornamento sulle previsioni meteo. Tutto ok, nessuna brutta notizia, proseguiamo a tutta forza verso la Spagna!
Dalla teoria alla pratica. La formazione si sposta a poppa della Gaia Blu. Simone Colella passa a Simona Denni il profilatore radiometrico per la messa a mare. Questo strumento acquisisce profili radiometrici lungo la colonna d’acqua e misura l’attenuazione della luce ad opera di organismi e/o particelle presenti nell’acqua. Questi dati saranno utili per la calibrazione delle misure satellitari e per lo studio dell’ecologia planctonica.
Claudia Fanelli in azione a poppa della Gaia Blu durante un’acquisizione radiometrica. Lo strumento è in acqua a qualche metro dalla poppa ad una profondità variabile tra 0 e 20 metri. Per ottenere la misura Claudia recupera e rilascia ciclicamente lo strumento nei primi metri della colonna d’acqua. Intanto pensa: “ma tu guarda cosa devo inventarmi per sfuggire alle filtrazioni”
Simona Denni con la faccia di chi ha appena scoperto che si fatica anche fuori dal Wet Lab.
Intanto Simone Colella si gira e chiede: “ma da dove viene questa”?
Il capo missione nel suo luogo preferito della Gaia Blu, la sala “Vimini”, che non solo è diventato il suo ufficio personale ma anche lo studio di Tele-Organelli: Emanuele sta registrando infatti un nuovo video in cui ci spiega cos’è un’Infrastruttura di Ricerca. Seguite i canali social del CNR per vedere tutti i contenuti video che stiamo registrando sulla Gaia Blu.
Un altro tramonto mozzafiato. Neanche il tempo di godercelo che il capomissione ci chiama per l’ennesima riunione sul “Vimini”.
Da destra a sinistra, Elisabetta, Roberta e Malek assorte nei pensieri di fine giornata. In realtà non vedono l’ora che il capomissione la finisca di parlare di Argo e muse greche.
Il team comunica a Emanuele Organelli ed Elisa Camatti che saranno i protagonisti di un’intervista doppia.
Il set è montato. Camera, azione! Emanuele ed Elisa sentono l’adrenalina per eventuali domande scomodissime come “è più importante il fitoplancton o lo zooplancton?”
L’intervista è fatta e Alessandro Lastella, il nostro videomaker, si lancia nella post-produzione del video. Neanche il tempo di far calare il sole e il video è pronto.
Ora il team si raduna nella sala Library per vedere l’intervista.
Le domande scomode ci sono e l’intervista è esilarante. Il team se la ride di gusto.
La faccia di Giovanni La Forgia quando, durante l’intervista doppia, sente Emanuele dire che vorrebbe designarlo per l’esercitazione uomo a mare.
L’intervista è finita e può iniziare il party. Chiacchiere, danze e video giochi, proprio come sulla Perla Nera di Jack Sparrow e compagni.
All’improvviso parte una pizzica salentina, che Alessandro Gibertini e Filippo Manfredonia provano ad accompagnare battendo le mani. I risultati sono pessimi, come si legge nell’espressione di Giovanni Giuliano. Alessandro dice che ovviamente la colpa è di Filippo.
È notte fonda ed è tempo di bisca! Parte il torneo di burraco, con carte create artigianalmente con la collaborazione di tutto il team scientifico. È in questi momenti che si scopre il vero valore di dottorati, master e seconde lauree. In questa scena, Simona Denni bacchetta Jacopo Busatto, colpevole di avere appena sprecato una “pinella”.
Edoardo di Russo con la faccia di chi ha appena capito che la mossa di Jacopo lo decreterà vincitore del torneo.
16-17 luglio 2025
Il capomissione, Emanuele Organelli, indica la rotta che seguiremo nei prossimi due giorni. È ufficiale: non ci porterà a Ibiza a ballare. Ritorniamo verso le acque italiane per arrivare al nord della Sardegna.
Il disappunto della crew è palpabile.
Continuamo le attività di training e inizia la lezione! Carolina Cantoni, ricercatrice del Cnr-Ismar, spiega la “pompa fisica” e la “pompa biologica” del carbonio. Sono processi naturali che trasportano l’anidride carbonica (CO₂) dall’atmosfera verso le profondità marine. La “pompa fisica” trasporta la CO₂ dall’atmosfera agli strati profondi dell’oceano grazie ai movimenti delle acque fredde e dense, che affondano: queste acque assorbono CO₂ in superficie e la trascinano in profondità. Il motore della “pompa biologica” invece è il plancton, che assorbe carbonio sotto forma di CO₂ durante la fotosintesi. Quando il plancton muore o viene mangiato da altri animali, il carbonio viene trasportato verso il fondo del mare, lontano dall’atmosfera. L’oceano è infatti è in grado di assorbire circa il 25% della CO₂ emessa in un anno dalle attività umane.
Carolina Cantoni ci porta nel suo laboratorio, situato nelle viscere della Gaia Blu, per mostrarci il Ferry Box. Questo stumento analizza l’acqua prelevata in continuo dalla superficie del mare.
Il Ferry Box è stato acquistato grazie al progetto PNRR ITINERIS e ora potrà rivoluzionare le attività di ricerca del Cnr: fornirà dati sulla concentrazione di CO₂ e sugli scambi di gas tra l’atmosfera e il Mar Mediterraneo, aspetti finora poco monitorati attraverso tecnologie capaci di contribuire al calcolo del bilancio globale dei gas serra. La schermata del pannello di controllo del Ferry Box. Mentre lo strumento registra in continuo, Carolina può vedere in diretta i valori di temperatura, salinità e pressione parziale della CO2. Ci ha detto che i valori di temperatura che ha osservato in questi giorni di campagna indicano che questa zona del Mediterraneo al momento sta funzionando come una sorgente di CO2 per l’atmosfera, classico aspetto della stagione estiva.
È sempre il momento per una bella “calata” CTD! Eccoci alla rosetta CTD, strumento attorno a cui ruotano molte attività di campionamento che si svolgono in ITINERIS’ EYES. In questo momento la rosetta è stata calata in acqua ed è pronta per la discesa verso gli abissi. Si possono infatti vedere i tappi delle bottiglie niskin che sono aperti: con un comando azionato dalla sala di controllo da Florian Kokoszka, tecnologo del Cnr-Ismar, verranno richiusi alle profondità oggetto di studio, intrappolando così l’acqua del mare.
Malek Balgacem sta prelevando dalle bottiglie Niskin l’acqua per effettuare la “titolazione Winkler”, analisi chimica necessaria per misurare l’ossigeno disciolto nell’acqua raccolta alle diverse profondità.
Malek ha portato i campioni nel Wet Lab per iniziare le anlisi. I valori di ossigeno disciolto verranno poi confrontati con quelli misurati dal sensore di ossigeno collegato al CTD, aspetto fondamentale per la calibrazione del sensore. Inoltre, grazie a questi dati Malek studierà il cambiamento della concentrazione di ossigeno delle acque profonde, indicatore della salute dell’ecosistema marino. Negli ultimi dieci anni la concentrazione di ossigeno è diminuita, probabilmente a causa della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore che hanno colpito il Mediterraneo.
Accanto a Malek, Claudia Fanelli non vede l’ora di iniziare le filtrazioni dell’acqua della rosetta.
Elisabetta Canuti ci mostra il filtro che viene utilizzato per intrappolare il fitoplancton presente nell’acqua che arriva dalle bottiglie niskin della rosetta. Creando il cosiddetto vuoto “gentile” - quello che non rompe cellule – nel sistema di filtrazione, l’acqua attraversa il filtro, che cattura i microrganismi e il particellato presente. L’obiettivo finale è l’estrazione della clorofilla e degli altri pigmenti contenuti nel fitoplancton per caratterizzare le specie presenti.
Il passaggio successivo è conservare i filtri immergendoli in un contenitore criogenico contenente azoto liquido a -180 °C, così riuscire a portarli nei laboratori sulla terra ferma perfettamente conservati.
Roberta D’Onofrio, ricercatrice del Cnr-Ismar, quando le diciamo che è il suo turno di fare l’intervista. Alle sue spalle, il microscopio stereoscopico con cui osserva i campioni prelevati dall’acqua raccolta dalle bottiglie Niskin della rosetta, alla spasmodica ricerca di micro-zooplancton, ma soprattutto dei “foraminiferi”. I foraminiferi sono un gruppo di organismi unicellulari marini di grande interesse scientifico: sono molto sensibili alle variazioni dei parametri ambientali come temperatura, salinità e disponibilità di nutrienti, inoltre sono dotati di un guscio che si preserva in maniera ottimale nei sedimenti marini anche a distanza di migliaia di anni. Lo studio dei foraminiferi rappresenta quindi un potentissimo strumento per gli studi del clima e dell’oceanografia sia attuale sia del passato. Esistono specie che proliferano in acque calde, altri in acque fredde. Ad esempio, nel Mar Mediterraneo, già a partire dagli anni ’50 è stato registrato un aumento dei foraminiferi tipici di acque calde e, considerato il trend di incremento delle temperature, ci si aspetta che queste variazioni saranno ulteriormente accentuate in futuro.
Questo è un magnifico esemplare di foraminifero, che si è messo in posa per Roberta. Presenta il classico guscio calcareo con camere rigonfie, motivo per cui Roberta lo chiama “pop-corn marino”. Durante la crescita del guscio, il foraminifero cattura il carbonio disciolto in acqua, presente sotto forma di CO2. Terminato il ciclo di vita, questi organismi cadono sul fondo sequestrando quel carbonio, e riducendo così la sua messa in circolo.
Purtroppo Roberta D’Onofrio non trova solo organismi viventi, ma anche microplastiche, ben riconoscibili in questa foto sotto forma di filamenti. In molti dei campioni analizzati, il numero di questi filamenti ha eguagliato o superato il numero degli organismi viventi.
Uscimmo a veder le stelle. Usciamo dai laboratori e saliamo sul punto più alto della Gaia Blu per presentarvi il LiDAR. Emettendo un laser pulsato, il LiDAR scansiona in 3D l’ambiente circostante osservando, ad esempio, gli aerosol marini e i processi fisici all'interfaccia aria-mare, il cui ruolo nella regolazione del clima è ancora poco conosciuto. Possiamo così comprendere in maniera più completa i cambiamenti della qualità dell'aria e del clima dovuti alle attività umane. Questa è la prima volta in Italia in cui si combinano misure di fluorescenza, depolarizzazione e Raman per osservare simultaneamente l’atmosfera e l’oceano.
Il LIDAR è gestito da Giovanni Giuliano, tecnologo del Cnr-Ismar. In questa foto Giovanni esprime tutta la sua felicità nell’aver ricevuto la nostra visita sul Fly Deck, luogo in cui trascorre in solitaria le sue lunghe giornate da quando siamo partiti.
Alessandro Gibertini mentre prova la “magnum” di Zoolander. Pare che a Ben Stiller sia venuto un coccolone.
Altre prove di “magnum” con Jacopo Busatto e il suo effetto esilarante su Roberta D’Onofrio.
Sul Vimini ci raggiunge anche Umberto, Secondo Ufficiale di navigazione dell’equipaggio della nave Gaia Blu.
Umberto ha la passione per la piuttura ad acquerello e ci mostra le sue piccole opere d’arte che crea quando non è impegnato nella navigazione. Dice che gli viene più naturale riprodurre le sfumature del blu, più che del verde, perché il blu è il colore che vede tutti i giorni. Sembra abbia promesso di regalarne una ad ogni membro della crew di ITINERIS’ EYES, Umberto contiamo su di te!
Le sfumature di blu che vede Umberto durante il giorno. Dal Blu zaffiro…
…al blu argentato del tardo pomeriggio…
…fino al nero e oro zecchino. La tavola dei colori ora è pronta.
18 - 21 luglio 2025
Edoardo Di Russo e Giuseppe stanno controllando che il retino per il campionamento dello zooplancton sia montato correttamente prima della calata. Questa operazione serve per assicurarsi che le cimette che collegano l’anello di metallo al collettore presente sulla punta del retino siano allineate: se dovessero intrecciarsi durante la calata o la risalita finerebbero per strozzare il retino rendendo inefficace il campionamento.
Guardandolo meglio capiamo perché Elisa Camatti lo definisce un cono gelato.
Edoardo ed Elisa ci chiamano! La retinata è stata produttiva! Ci precipitiamo nel Wet Lab e vediamo questo organismo allungato, quasi trasparente, che ondeggia sinuoso all’interno della bottiglietta. Ci spostiamo al microscopio per capire meglio cosa sia.
È una Vanadis formosa, una specie di anellide polichete appartenente alla famiglia Phyllodocidae. Ha un corpo allungato e segmentato e una colorazione iridescente con tonalità vivaci, da cui il nome formosa, in latino, "bella". Il nome del genere “Vanadis” invece deriva da un appellativo della dea nordica Freyja, simbolo di bellezza, probabilmente in riferimento all'aspetto attraente e iridescente della specie. Ha occhi molto sviluppati, adattati alla visione in condizioni di luce ridotta, caratteristica delle profondità abissali. Si nutre di piccoli invertebrati che stanno sul fondo e nuota attivamente grazie ai parapodi pinnati e alle setole laterali. Vanadis è un genere poco rappresentato nelle collezioni e nei database, e le sue specie sono raramente osservate rendendo la Vanadis formosa di particolare interesse per gli studi sulla biodiversità marina. Ci riteniamo quindi particolarmente fortunati!
Edoardo ed Elisa ci mostrano il funzionamento del portale EcoTaxa. Questa piattaforma viene utilizzata come archivio per la pubblicazione di fotografie e dataset da condividere con tutta la comunità scientifica. Qui Edoardo ed Elisa inseriranno i dati raccolti dal sensore UVP6, che è montato sulla rosetta CTD e scatta fotografie al plancton. Hanno appena scoperto di aver fotografato una Vanadis formosa nello stesso sito in cui è stato raccolto l’altro esemplare usando il retino! Che fossero parenti? È comunque un’ottima notizia, abbiamo un’ulteriore conferma sul fatto che il sensore sta funzionando bene.
Sul Vimini, Alessandro Gibertini e le sue occhiaie sono immersi nella scrittura del diario di bordo. Davanti a lui Giovanni La Forgia, anche detto GLF, la sua “vittima” preferita. Ovviamente gli vuole un sacco bene e sa già che gli mancherà quando scenderà dalla nave alla fine del 1° leg.
C’è chi invece, più furbescamente, copre le occhiaie con lenti da sole. Sarà mica una tattica per dormire all’insaputa del capo missione durante la riunione di fine giornata?
Sappiamo che stanno arrivando giornate e notti intense, così dopo cena ci troviamo sul ponte per fare due chiacchiere e goderci una delle ultime serate tranquille. L’equipaggio della Gaia Blu, di turno in plancia di comando, ci vede mentre scrutiamo il cielo e decide di spegnere tutte le luci della nave, regalandoci questo spettacolo. Una coperta di stelle immediatamente ci avvolge facendoci dimenticare tutto, non capiamo più niente. Senza accorgercene ci troviamo uno accanto all’altro, in silenzio e con gli occhi lucidi.
Giusto il tempo di pavoneggiarci perché siamo riusciti a riconoscere il Grande Carro e la Cintura di Orione che, alla nostra destra, veniamo abbagliati da una luce rosso fuoco. È un’alba lunare, nessuno di noi l’aveva mai vista così. Restiamo in silenzio. La luna intanto sale nel cielo rimpicciolendo e impallidendo piano piano. Sembra quasi tornata una notte normale. Rigenerati da tutta questa energia cosmica, andiamo a dormire felici.
La giornata inizia sopra la poppa della Gaia Blu. Claudia Fanelli sta verificando che tutte le rotelle del verricello siano a posto. Gianluca Volpe ha ringraziato per il pronto intervento a nome di tutto il mondo della radiometria.
Parte il training sulla radiometria. Le operazioni si svolgono a poppa e prevedono la messa a mare di due radiometri. Per entrambi verrà acquisita una misura superficiale, tenendo lo strumento tra 0 e 5 metri, e poi una misura profonda arrivando fino a 100 metri. L’operazione di lancio e recupero è manuale e si effettua tirando a braccia il cavo collegato allo strumento, che pesa circa una decina di kilogrammi. In questo momento, Simone Colella comunica ad Alessandro Gibertini che a lui toccherà recuperare il radiometro da 100 metri di profondità. Alessandro la prende come l’occasione per testare il risultato degli allenamenti crossifit e meno male che Gianluca Volpe gli ha prestato i suoi guanti azzurri di scorta: sono quelli che usa quando fa le campagne al Polo Nord e hanno l’interno felpato, perfetti per le temperature di luglio del Mediterraneo.
Il training si sposta nella control room per interpretare i valori registrati durante l’acquisizione. Durante la spiegazione, Gianluca Volpe viene immortalato mentre lancia un fragoroso “bang”, il gioco che ha creato scompiglio tra la ciurma di ITINERIS’ EYES. Il BANG prevede che se una persona chiama il tuo nome e incroci il tuo sguardo, tu sia obbligato a rispondere velocemente con una qualunque parola, in questo caso sei salvo. Se invece rimani in silenzio o impieghi troppo tempo a rispondere, questa persona può dirti “bang”: in questo caso devi interrompere qualunque cosa tu stia facendo, metterti a terra e fare una flessione.
Finale: ad Alessandro toccherà la flessione.
Intanto nel Wet Lab, Simona Denni ha appena finito di spiegare a Giovanni La Forgia l’arte delle filtrazioni. È ancora incredula di essere riuscita a reclutarlo per i turni notturni. Lui non sa ancora in quale grosso guaio si sia cacciato.
La fase finale della filtrazione include la preparazione delle etichette che verranno applicate sui campioni così da non confonderli prima della conservazione in frigorifero. Per praticità, si scrive il nome del campione direttamente sullo scotch, si stacca il pezzo e lo si attacca sul campione. Sono attimi di tensione, la fase più delicata è trovare il punto in cui inizia il rotolo.
Scatta la mezzanotte e partono i festeggiamenti a sorpresa per il compleanno di Filippo Manfredonia, il più giovane della crew, in maglietta bianca al centro della foto. È la prima volta che Filippo non festeggia ballando reggaeton nelle discoteche del litorale laziale e forse sta iniziando a realizzarlo proprio in questo momento. L’alzata di mano è per la torta, c’è chi ne alza una, i più golosi due. Simona Denni si concentra nell’esprimere un desiderio per Filippo, con l’approvazione di Jacopo Busatto.
È mattina e le operazioni partono con il lancio di un drifter CARTHE, che viene rilasciato in acqua con una cima per evitare che si rompa l’anello che unisce le due parti dello strumento, ovvero la ciambella galleggiante e la vela rigida. La vela, essendo sommersa e lunga circa 50 centimetri, permette al drifter di farsi trasportare dalle correnti superficiali, registrando così la loro direzione.
Si passa al drifter BGC-SVP. Da sinistra, Giovanni La Forgia sorregge la boa galleggiante che che contiene i sensori e l’antenna GPS che registra la posizione e trasferisce i dati. A metà, Giorgio Dall’Olmo tiene i cavi che collegano la boa ai sensori. A destra, Jacopo Busatto sta sollevando il pacchetto dei sensori, che resterà sospeso entro i dieci metri di profondità, così da assicurarsi di essere sempre immerso nello strato di rimescolamento, ovvero la parte di colonna d’acqua superficiale soggetta al rimescolamento causato dal vento.
La messa a a mare è una manovra abbastanza “rudimentale” e prevede il vero e proprio lancio in acqua di tutto lo strumento, che però deve essere effettuato con perfetta sincronia per evitare che i collegamenti si possano danneggiare. È importante quindi che il team sia affiatato.
Lancio perfetto, il drifter è a mare!
Si chiude con la messa a mare del BGC-Argo, che Antonella Gallo sembra non voglia lasciar andare, ormai se ne era affezionata. Forza Antonella, tra meno di 24 ore se tutto va bene riceverai la prima trasmissione dati e tornerai a comunicare con lui.
Filippo Manfredonia, tecnico informatico del Cnr-Ismar, alle prese con il suo peggiore incubo: l’aggiornamento e la gestione del registro di tutti i dati raccolti durante la campagna, sia dagli strumenti che lavorano in continuo, sia dai campionamenti. Oltre ai valori delle misure scientifiche, per ogni attività viene riportata ora e coordinate. Questa attività è fondamentale per poter rendere il database raccolto durante la campagna “FAIR”, ovvero Findable, Accessible, Interoperable and Reusable, aspetto pilastro del progetto ITINERIS. in questo modo i dati possono essere organizzati, facilmente reperibili, accessibili a tutti, compatibili tra diversi sistemi e riutilizzabili in vari contesti. Lo scopo è migliorare l'efficienza della ricerca scientifica e favorire la collaborazione e l’innovazione.
A poppa, Elsabetta Canuti spiega a Malek Belgacem i segreti della radiometria. Con la mano indica la quota a cui si dovrà fermare lo strumento una volta calato in acqua.
Il training continua in laboratorio. La soddisfazione di Malek nell’aver conosciuto una nuova disciplina si legge chiaramente sul suo volto. ITINERIS’ EYES è la sua ventesima campagna oceanografica, ma tutte le volte scende dalla nave con un bagaglio di conoscenze e competenze nuovo.
Non c’è un attimo di tregua per Malek: dopo il training raggiunge Alessandro Gibertini sul Fly Deck per registrare una dell’interviste che saranno utilizzate per produrre il podcast che racconterà la campagna ITINERIS’ EYES.
Siamo arrivati alla stazione EYE29, situata a metà tra il nord della Corsica e la costa francese. Nel buio molto lontano compare qualche luce. Dato che si muovono capiamo che si tratta di altre imbarcazioni che stanno facendo la traversata. Ci chiediamo quando torneremo a rivedere terra.
È notte inoltrata, i turni sono serrati e si continua a lavorare. Immortaliamo Florian Kokoszka mentre abbraccia la sua dolce metà, la rosetta! La sta salutando prima dell’ennesimo tuffo negli abissi. Nonostante si conoscano da tanti anni, è sempre come se fosse la prima volta.
La rosetta è pronta. Giuseppe da l’ok a procedere alla sala di comando. Inizia la discesa.
Dopo 2 ore di immersione, si vede qualcosa di chiaro spuntare dall’oscurità. È la rosette! È tornata a galla, sana e salva! Florian tira un sospiro di sollievo.
Claudia Fanelli inizia ad “avvinare” la boccia con cui raccoglierà l’acqua dalle bottiglie niskin della rosetta. L’avvinamento è il lavaggio interno della boccia, eseguito per tre volte, utilizzando un poco dell’acqua prelevata dalle bottiglie niskin. Serve per assicurarsi di non contaminare il preziosissimo campione che verrà filtrato subito nel Wet Lab. Claudia non pensava che l’abilità di “shaking” appresa durante il corso di cocktail e mixology potesse tornale utile anche in una campagna oceanografica.
Bocce avvinate! Pronti, partenza, via! In pochi istanti la rosetta diventa il luogo più affollato della nave. La sequenza di prelievo segue l’ordine che è stato deciso nel “mercato dell’acqua” (o water budget). Essere organizzati, sincronizzati e comunicare è importantissimo in questa fase, anche semplicemente per evitare di scontrarsi e far cadere a terra il campione d’acqua. Claudia aspetta il suo turno con calma zen, ci ha detto di avere sviluppato questa skill sulla metro A di Roma.
Malek ci mostra le pozioni che crea durante la titolazione di Winkler, per la misura dell'ossigeno disciolto. L’acqua che sta analizzando, presente in tutte e tre le boccette, arriva dalla stessa calata CTD, calata a 3000 metri di profondità. Nei campioni a destra e al centro, il precipitato si è formato correttamente: è uniforme e di colore chiaro, indicando una buona ossidazione del manganese causata dall’ossigeno disciolto. A destra, invece il precipitato è scuro e torbido, segno di un risultato non ottimale dovuto a problemi causati da un errore nel dosaggio dei reagenti. L'aspetto del precipitato infatti è un indicatore visivo importante per valutare subito la qualità del processo ed è importante ripetere la stessa analisi più volte per verificare le reperibilità e l'affidabilità del campionamento e del risultato della reazione.
Siamo a poppa ed è il momento dell’ALBERO. Prima di iniziare le operazioni, anche Antonella Gallo prova un “bang”.
Giorgio Dall’Olmo riesce a schivarlo, mentre accende i sensori ottici prima di calare l’ALBERO in acqua. È un’operazione fondamentale per assicurarsi che tutto funzioni prima di entrare in acqua. I sensori misureranno le stesse variabili così da poter essere confrontati tra loro. Questa è una delle tante fasi di validazione e test che i nuovi sensori devono superare prima di essere approvati ufficialmente dal programma Argo.
Rosetta bianca, supporti rossi e lucette blu. Ora capiamo perché Giorgio e Antonella lo chiamano ALBERO di Natale.
22-24 luglio 2025
Ormai abbiamo capito che navigazione significa…training! Dalla saracinesca del garage scorgiamo la classe che a poppa segue Emanuele Organelli nella lezione sull’osservazione dell’ambiente marino attraverso gli Argo-Float, piattaforme autonome che misurano il mare da 0 a 2000 m di profondità. In primo piano, l’ALBERO di Natale di Giorgio e Antonella che sta riposando dopo la lunga nottata di immersioni.
Finita la lezione è il momento della foto di rito. Giovanni La Forgia esprime la sua felicità, ma ci sembra una scena già vista: Cristo di Rio o Rose di Titanic? Dalle ultime file abbiamo sentito bisbigliare: ti fidi di me?
Dopo un pomeriggio fitto di attività andiamo sul Fly Deck della Gaia Blu per staccare e rinfrescarci un attimo. C’è chi si sfoga sui turni delle filtrazioni del Wet Lab, chi mostra i bicipiti pompati dalla radiometria, chi elenca tutte le 152 interviste che ancora mancano per il podcast. Mentre chiacchieriamo, qualcuno per puro caso alza la testa e urla: terra!!! Dopo aver passato giorni e giorni a vedere attorno a noi solamente oceano e cielo, ci ritroviamo d’un tratto circondati da montagne che sprofondano ripide nel mare. Sono isole? Sarà la costa? Non capiamo dove ci troviamo, ma ci sentiamo come i pirati che a bordo del loro veliero hanno raggiunto le acque di Tortuga. Intanto, dalla plancia di comando ci avvisano che siamo arrivati a nord della Corsica. La sensazione è strana, vediamo terra ma non riusciamo a sentirci a casa…ormai la nostra casa è Gaia Blu!
Su questa nostra casa galleggiante il posto in cui ci sentiamo più a casa e in cui tutto sembra quasi normale è proprio la Library.
C’è chi si pensa finalmente di potersi rilassarsi e invece…training! Giorgio Dall’Olmo ci parla del programma Argo e ci racconta com’è nato l’esperimento dell’ALBERO di Natale, che ormai è diventata la mascotte ufficiale di ITINERIS’ EYES. La mappa, alle spalle di Giorgio, mostra la posizione dei profili acquisiti nel giugno 2025 grazie agli Argo attivi nelle varie zone dell’oceano. Giorgio ci spiega che, anche se il programma Argo è cominciato nel 1999, la prima volta che si è riusciti ad ottenere a copertura globale è stata nel 2007: è stato quindi un percorso lungo e pieno di sfide prima di riuscire a mettere in acqua abbastanza float. Questo fa capire quanto sia importante sostenere il programma Argo.
Intanto, in ultima fila, i due Giovanni confabulano pensando di non farsi scoprire. Chissà chi sarà la prossima vittima del BANG.
È l’ultima notte di operazioni. A poppa Giorgio Dall’Olmo e Antonella Gallo calano per l’ultima volta l’ALBERO di Natale negli abissi. Cielo e mare sono una cosa sola, fusi in un profondissimo nero pece. Elisa Camatti si unisce al team per ammirare le lucette blu dei sensori che bucano l’oscurità, pare le sia venuta un’idea originale per il prossimo Natale.
Siamo a poppa e si sta svolgendo l’ultima retinata del 1° leg! Elisa Camatti, felicissima, si congratula con Edoardo Di Russo, fiera del livello di conoscenza e autonomia che ha raggiunto il suo allievo. Durante il 2° leg, infatti, Edoardo gestirà da solo i campionamenti con il retino. L’emozione è tantissima, si abbracciano e scende qualche lacrimuccia, anche a noi che li osserviamo dal garage.
Anche Simone Colella si gode la scena mentre gestisce le misure di radiometria. Che dire, un vero king.
Questo è il palo idraulico, su cui sono montati i sensori che servono per le misure radiometriche di riferimento, che sta gestendo Simone. Grazie a questi dati, Simone può normalizzare i profili radiometrici acquisiti in mare in base alle condizioni di luce presenti durante la misura. La banda nera con gli angoli arrotondati viene spostata per fare ombra sui sensori e misurare quindi la luce diretta e diffusa. Abbiamo scoperto che questo palo serve anche da punto di osservazione e WC per i gabbiani.
Malek Belgacem e Florian Kokszka si preparano per l’ultima calata CTD. È la malinconia che si fa già sentire…o forse, solamente, non erano così contenti di vederci?
Sono finte tutte le operazioni e la Gaia Blu fa rotta verso il porto di Marina di Carrara, dove è stato organizzato tutto per lo scalo. Giusto il tempo di una doccia calda e saliamo al Vimini per la riunione di fine giornata, l’ultima del 1° leg. Il rammarico è forte, in due settimane di campagna non siamo mai riusciti a trasformarla in aperitivo!
C’è anche chi ha già iniziato a fare brainstorming sulla serata che passeremo a Marina di Carrara: cenetta romantica in un ristorantino vista mare o balli sfrenati a una serata reggaeton?
È il momento della foto ricordo. Dove la facciamo? Dato che le condizioni del mare sono perfette e non ci sono operazioni in corso, dalla plancia di comando ci danno l’ok per andare a prua.
Ora arriva il bello: riusciremo mai a metterci in posa? Le facce dei soggetti non promettono bene.
Ci proviamo, ma…
Partono gli abbracci!
Un BANG!
C’è chi ride a crepapelle, chi impassibile resta serio e mantiene la posizione, chi invece agita le mani cercando di volare. Forse è stato più facile organizzare la campagna oceanografica.
Il capo missione prende in mano la situazione. Forse ci siamo!
Eccoci, tutti assieme! Alessandro Lastella può finalmente scattare la foto. Grazie Ale per la pazienza!
È il momento dei saluti e speriamo che non siano per sempre. Il team di ITINERIS’ EYES è composto da venti persone tra ricercatori, tecnici e tecnologi. Dodici sono precari e hanno un contratto che scadrà il 31 ottobre 2025. Al momento non ci sono prospettive di continuità e non sappiamo ancora cosa succederà. Senza di loro la campagna ITINERIS’ EYES non sarebbe stata possibile: non sarebbero stati lanciati argo e drifter, non sarebbe stata calata la CTD, non sarebbe stata eseguita la radiometria, non sarebbe stata filtrata l’acqua, non sarebbe stata pianificata la rotta a livello scientifico-strategico. Anche la comunicazione non sarebbe fatta: nessuna foto, nessun video, nessun documentario, nessun podcast. Neanche il diario di bordo che avete letto fino a qui.
Il progetto PNRR ITINERIS è stato una grandissima opportunità per la comunità scientifica e per la società. È stata costruita la rete italiana per l’osservazione ambientale delle Infrastrutture di Ricerca, sono stati acquistati e installati molti strumenti innovativi e all’avanguardia ed è stato formato il personale per garantire l’eccellenza nella gestione e operatività di strumenti e Infrastrutture. Senza questo personale il sistema non potrà continuare a girare e potrebbe finire in breve tempo per collassare su sé stesso e, con esso, anche gli investimenti fatti in termini economici, tecnologici e umani. I colleghi assunti a tempo indeterminato non potranno fare tutto da soli e richiedono a gran voce il nostro aiuto. Per questa ragione siamo fiduciosi che verrà trovato il modo di dare valore ai risultati che abbiamo ottenuto e che ci venga data continuità per il bene nostro e della ricerca italiana.
Il karaoke ci aiuta a scacciare via i brutti pensieri. È l’ultima sera, dobbiamo festeggiare! Essendo il gruppo di Roma in maggioranza, partono gli stornelli e sale il coro “ma che ce frega ma che ce 'mporta…”, giusto per rimanere in tema. Apprezzabile la performance del trio Camatti, Denni, D’Onofrio. Dirige l’orchestra il maestro Beppe Vessicchio.
Finalmente arrivano gli 883, con grande soddisfazione del capo missione, loro fan accanito. C’è chi intanto confabula per scegliere il prossimo brano, il dubbio è atroce: Oasis o Luna Pop?
La selezione musicale è cruciale, non si può rompere il mood. Per scegliere i prossimi brani si è addirittura creata la fila. Edoardo Di Russo aspetta il suo turno mentre ripassa il testo della canzone che ci vuole farci ascoltare. Filippo Manfredonia, accanto a lui se la ride dopo aver sbirciato il telefono di Edoardo: pare metterà i Cugini di Campagna.
Arriva la Carrà! Se mettersi in posa per la foto di gruppo è stata un’impresa, figuriamoci fare partire il trenino.
La festa non si ferma e continua anche il giorno dopo! Quello di Giovanni Giuliano è il secondo compleanno che cade durante la campagna ITINERIS’ EYES, chissà cosa si prova a compiere gli anni sulla Gaia Blu. Giovanni sta tagliando la torta preparata con panna fresca dai cuochi di bordo, a cui vogliamo dire: siete meravigliosi! Auguri Giovanni!
Abbiamo raggiunto il porto di Marina di Carrara, riconoscibile dalle cave bianche sullo sfondo. Qualcuno di noi è riuscito anche a scambiarle per neve, ma questa volta non faremo nomi.
È il momento di chi viene e chi se ne va: si chiude ufficialmente il primo leg della campagna e si apre il secondo. In questo scatto abbiamo ritratto, nel momento dei saluti, il mitico duo che ha gestito la rosetta CTD. Malek scenderà da Gaia Blu, mentre Florian rimarrà a bordo. Difficile separarsi dopo aver condiviso tutte queste avventure. Florian sa già che Malek gli mancherà tantissimo.
25-27 luglio 2025
Questo è ciò che vediamo dal lato destro del ponte della Gaia Blu. Dopo tanti giorni è la prima volta che qualcosa ci impedisce di vedere l’orizzonte. Non vediamo l’ora di fare breccia in questa muraglia di acciaio, gomma e cemento per ritornare ad assaporare la libertà.
Si riparte! Grazie Marina di Carrara per questo breve ritorno alla “normalità”, ma devi scusarci, non siamo ancora pronti! Inizia ufficialmente il secondo leg!
Il tempo è brutto, fuori pioviggina e sembra autunno. Non possiamo stare fuori sul ponte, quindi ci raduniamo in Library per la prima riunione del secondo leg. Emanuele Organelli, capo missione, ci illustra la rotta e le stazioni programmate per i prossimi giorni, ovviamente…meteo permettendo! Prima cosa lancio BGC-Argo float, mentre nella giornata successiva metteremo a mare dei drifter secondo un disegno sperimentale predefinito per caratterizzare le correnti del Mar Ligure.
I nuovi arrivati seguono con molta attenzione. La loro freschezza è evidente.
Ci si prepara per il lancio dell’ultimo Argo-float e quindi dell’ultima musa greca: questa volta è il turno di Tersicore, protettrice della danza. Meglio farlo subito per non soffrirci troppo dopo: via il dente via il dolore! Questo BGC-Argo float è equipaggiato con un sensore per la misura della concentrazione dei nitrati, sostanze essenziali per la crescita del fitoplancton.
E già che ci siamo, lanciamo pure l’ultimo drifter BGC-SVP! Emanuele Organelli, capo missione, non fa preferenze e si mette a disposizione per lanciare la vela che permetterà al drifter di muoversi seguendo le correnti marine di superficie.
Sergio osserva compiaciuto. Finalmente vede faticare anche il capo missione.
I colleghi approvano.
E mentre la rosetta CTD è pronta per scendere in profondità…
…nel Wet Lab fervono gli allestimenti delle nuove postazioni. In questo 2° leg le attività relative al DNA ambientale (eDNA), con campionamenti e analisi, verranno eseguite da Anna Schröder, ricercatrice del Cnr-Ismar. L'eDNA è uno strumento prezioso per il monitoraggio degli ecosistemi marini perché permette di conoscere la biodiversità, osservarne i cambiamenti e valutare l'impatto di fattori ambientali come l'inquinamento o il cambiamento climatico.
Si fa sera e il capo missione chiama l’adunata per la foto di gruppo, ma si presentano solo in tre. Caterina Bergami, ricercatrice del Cnr-Ismar, prova a sollecitare i ritardatari via WhatsApp.
Finalmente inizia ad arrivare qualcuno.
Piano piano il gruppo cresce. Claudia Fanelli suona la carica motivando gli ultimi ritardatari: daje che alle 18:00 c’è il primo turno in mensa!
Francesco Paladini, tecnologo del Cnr-Isp, rincara la dose. Claudia ora invita alla calma. Jacopo Busatto è assorto nel suo mondo. Il mondo è bello perché vario.
Ci stringiamo, sale la tensione e parte una scazzottata per i posti in prima fila.
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Tutto risolto, ci siamo!
La faccia di Marcello Felsani, tecnico del Cnr-Ismar, si rende conto che in realtà mancava ancora una persona e ce lo comunica! Ma chi è? Cosa stava facendo? Ormai a foto è fatta…
Rompiamo le righe!
Alcuni degli occhi di ITINERIS’ EYES, Edoardo Di Russo.
Jacopo Busatto.
Jaime Pitarch, ricercatore del Cnr-Ismar, e Florian Kokoszka.
Ecco chi mancava: è Ivan Farace, assegnista di ricerca del Cnr-Ismar. Questo è il momento in cui gli abbiamo detto che avevamo fatto la foto di gruppo. Pare che, provato dalla sua prima riunione, stesse schiacciando un pisolino. Annamo bene!
Dopo cena ci spostiamo nel garage a poppa, in cui fervono i preparativi per il montaggio dei drifter CARTHE che verranno lanciati l’indomani a partire dalle prime luci dell’alba.
L’operazione di montaggio consiste nell’agganciare la parte a ciambella circolare con la vela, che rimarrà sommersa. Il trucco è mettere un po’ di colla prima di avvitare il gancio per essere sicuri che non si stacchi.
Marcello Felsani, tecnico del Cnr-Ismar, studia con attenzione l’operazione. In nave, osservare quello che fanno gli altri colleghi è chiave per imparare ed essere pronti a dare una mano.
Tutto avviene sotto la supervisione di Roberto Scaccia, tecnico del Cnr-Ismar, che ha il ruolo di seguire e supportare dal punto di vista tecnico tutte le operazioni scientifiche. In poche parole, il nostro angelo custode! Nel suo lavoro la creatività è fondamentale e deve essere sempre pronto a risolvere situazioni critiche con il materiale disponibile a bordo. MacGyver scansate!
Il panorama ormai è cambiato, non siamo più in mare aperto e ora avremo sempre la costa della Liguria a portata di sguardo, sia di giorno che di notte. Contesto e colori diversi, ma la natura continua a regalarci spettacoli mozzafiato. Rosso di sera, bel tempo si spera!
È l’alba! Sono le 5:15 del mattino.
Dal garage vediamo che stanno per partire le operazioni di rilascio dei drifter.
Prima di iniziare però ci godiamo la meraviglia che si staglia davanti a noi.
A volte vale la pena svegliarsi così presto!
Controllo qualità e…si parte!
Come nei migliori cantieri: uno lavora e uno guarda.
Uno lavora e due guardano.
Uno lavora e tre guardano, chi addirittura da un’altra parte: vuoi mettere l’emozione di essere il primo del gruppo ad avvistare una balena?
Tutti però si mettono in posa per la foto.
Chi sono, gli Avengers? Starring, da sinistra a destra: Roberto Scaccia, Francesco Paladini, Simone Toller e Jacopo Busatto.
I lanci sono finiti! C’è chi tornerà a dormire…
…e chi andrà a fare una meritata colazione.
Simone Toller, tecnologo del Cnr-Ismar, cerca ispirazione per risolvere il dubbio amletico: cornetto alla crema o al cioccolato?
Jacopo Busatto spiega a Francesco Paladini quanti biscotti metterà dentro lo yogurt.
Improvvisamente, ecco che compare Alessandro Lastella, il nostro fotografo e videomaker! Questo è uno dei rarissimi momenti in cui è riuscito ad appoggiare la telecamera e ritrovarsi davanti all’obiettivo. La discussione sulla colazione è una cosa seria!
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Ultimo aggiornamento: 14/08/2025