24/04/2006
Si è appena conclusa la spedizione dell'Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Ismar-Cnr) che, con la nave di ricerca 'Strakhov', ha esplorato l'enorme frattura del fondo oceanico tra l'Antartide e la punta meridionale dell'Africa
Come cambiano ed evolvono i fondali oceanici? Come si differenziano dalle zone di deformazione continentali, come la faglia di St. Andrea? Perché la placca antartica sta gradualmente aumentando a scapito delle placche circostanti? Comprendere e chiarire i meccanismi e i processi che sono alla base di questi cambiamenti sono gli obiettivi che si sono prefissati i ricercatori dell'Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr Venezia con una "avventura" appena conclusa.
E' infatti rientrata a Capetown, in Sud Africa, la nave di ricerca "Strakhov", che ha trascorso circa un mese in un tratto di oceano tra i più remoti e burrascosi, a metà strada circa tra la punta meridionale dell'Africa e l'Antartide, con l'obiettivo di esplorare un'enorme frattura che taglia il fondo marino in questa zona. La frattura, chiamata Andrew Bain dal nome di un geologo sudafricano, si manifesta sul fondo con una serie di fosse e di rilievi che si estendono in una zona lunga circa 800 km e larga oltre 100 km. "Questa frattura è l'espressione di una 'faglia trasforme' che congiunge due rami della Dorsale Indiana sudoccidentale", spiega Marco Ligi, della sezione di geologia marina di Bologna dell'Ismar-Cnr e responsabile della spedizione. "Costituisce un tratto del confine tra la placca Antartica, che include il continente Antartico e gli oceani che lo circondano, e la placca Africana".
"Le due placche scorrono l'una in direzione opposta all'altra lungo la frattura Andrew Bain, provocando una intensissima attività sismica, che può raggiungere magnitudo 8", spiega ancora Ligi. "Rilievi acustici effettuati durante la spedizione hanno trovato lungo la frattura profondità tra le più elevate dell'Oceano Indiano: oltre 6500 metri sotto il livello del mare".
Le tempeste in cui si sono imbattuti i ricercatori non hanno impedito di raccogliere rocce del fondo marino, dati di topografia con il "multibeam" e di effettuare rilievi magnetometrici, gravimetrici e di sismica a riflessione. "E' dall'elaborazione di questi dati che potremo capire i processi di evoluzione dei continenti e degli oceani e, soprattutto chiarire quali siano i processi che portano al graduale ingrandimento della placca antartica a scapito delle placche circostanti", conclude il ricercatore.
La spedizione, sponsorizzata dal Programma Italiano di Ricerca in Antartide, è stata diretta da Marco Ligi della sezione Geologia Marina di Bologna dell'Istituto di Scienze Marine del Cnr, in collaborazione con l'Istituto di Geologia dell'Accademia delle Scienze Russa. Hanno partecipato anche studiosi della Scripps Institution of Oceanography (Univ. di California) e dell'Università del N. Carolina, del Cnrs francese, dell'Università di Roma (La Sapienza) e di Modena.
Roma, 24 aprile 2006
La scheda
Chi: Istituto di Scienze Marine del Cnr, Istituto di Geologia dell'Accademia delle Scienze Russa, con la partecipazione di studiosi della Scripps Institution of Oceanography (Univ. di California) e dell'Università del North Carolina, del Cnrs francese, dell'Università di Roma (La Sapienza) e di Modena.
Che cosa: esplorazione dell'enorme frattura del fondo oceanico tra l'Antartide e la punta meridionale dell'Africa
Per informazioni: Enrico Bonatti, tel. 041.5216811-08; Marco Ligi, tel. 051.6398891 - 6398935
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