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Una spedizione italo-russa in Atlantico: terremoti e vulcani sulla rotta degli iceberg

09/11/2020

Ricercatori e equipaggio a bordo della nave da ricerca A.N. Strakhov
Ricercatori e equipaggio a bordo della nave da ricerca A.N. Strakhov

La Charlie-Gibbs Fracture Zone è formata da due grandi trasformi oceaniche che tagliano la litosfera oceanica con tracce fossili che corrono parallelamente dall’Irlanda al Canada formando lunghe cicatrici sul fondo dell’oceano Atlantico. Qui si dividono i due domini oceanici delle Azzorre e dell’Islanda, interrompendo la dorsale Medio-Atlantica per circa 350 km. Charlie-Gibbs è una struttura complessa, in cui le placche terrestri scorrono lateralmente, come la faglia di San Andreas in California o quella nord anatolica in Turchia e Grecia.

È da poco terminata una spedizione oceanografica italo-russa che per la prima volta ha mappato ad altissima risoluzione entrambe le faglie trasformi e il corto segmento di dorsale oceanica che le divide. Ricercatori italiani di due istituti del Cnr -Ismar e Igag- e dell’Università di Pavia, insieme a colleghi russi, sono stati per più di un mese a bordo della nave da ricerca "Academic Nikolaj Strakhov" dell’Accademia delle Scienze russa, raccogliendo numerosi dati di natura geologica attraverso il campionamento del fondale marino, e geofisica con più di 5000 km di rilievi batimetrici effettuati, per una copertura areale di circa 55000 km2, una superficie pari alla Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta insieme. L’attività scientifica a bordo ha permesso anche di raccogliere quasi 4000 km di rilievo magnetometrico. Questa spedizione e i dati raccolti vanno a scoprire un settore dell’oceano Atlantico fino ad ora poco esplorato fornendo dati di fondamentale importanza per tutta la comunità scientifica.

Nella porzione centrale dell’area di studio è stata identificata una faglia sismicamente attiva probabilmente quella che il 13 febbraio del 2015 ha generato un terremoto di magnitudo 7.1. Da qui sono state campionate rocce di mantello, risalite per centinaia di kilometri sotto la crosta oceanica e poi fratturate lungo la faglia. Centinaia di edifici vulcanici si impostano lungo questa struttura, dai quali sono stati campionati numerosi vetri vulcanici in studio all’Università di Pavia e al Cnr. È la prima volta che questo sistema trasforme a grande dislocazione viene studiato con simile dettaglio e questi nuovi dati aiuteranno a capire meglio quali siano i meccanismi che regolano l’apertura degli oceani.

Non solo terremoti e vulcani, Charlie-Gibbs è sulla rotta degli iceberg. Infatti, in 3 casi su 8 il campionamento del fondale marino ha riportato in superficie anche rocce provenienti dalla Groenlandia, trasportate da iceberg lungo la rotta che dal nord America li porta alla deriva, e precipitate a 5000 m sott’acqua al loro scioglimento.

La spedizione si è conclusa aprendo nuovi scenari impensabili, tanto che una nuova spedizione è all’orizzonte, finanziata dalla Accademia delle Scienze russa con contributo dell'Ente e del Miur, in programma per il 2021. È solo l’inizio di un lungo viaggio che ci porterà a scoprire i segreti di questa gigantesca zona di frattura oceanica.

Per informazioni:
Lorenzo Petracchini
CNR - Istituto di geologia ambientale e geoingegneria
c/o Sapienza UniversitĂ , Piazzale A. Moro 5
00185 - Roma
lorenzo.petracchini@igag.cnr.it

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