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Le macchine linguistiche e l'erosione del pensiero critico

11/02/2026

I Large Language Models — i sistemi di intelligenza artificiale come ChatGPT — non si limitano a fornire informazioni sbagliate. Stanno trasformando il modo in cui pensiamo.

È questa la tesi centrale del saggio "Le macchine linguistiche e l'erosione del pensiero critico", pubblicato da Antonio Scala, ricercatore dell'Istituto dei sistemi complessi del Cnr (Cnr-Isc), sulla rivista MicroMega. Il problema, secondo Scala, non è nei singoli errori o nelle "allucinazioni" dei sistemi AI — difetti visibili e correggibili. Il problema è più profondo: quando la produzione di senso viene delegata sistematicamente a macchine che simulano competenza senza possederla, si innesca un processo di atrofia epistemica. Non un declino individuale, ma una trasformazione strutturale: le pratiche cognitive che costruiscono competenza — il confronto con l'errore, la ristrutturazione delle ipotesi, il dialogo critico — vengono rese superflue prima di essere trasmesse alla generazione successiva.

Il saggio si collega al working paper "Watzlawick in the Infosphere: Meaning, Paradox, and the Algorithmic Construction of Reality", disponibile su arXiv e PhilPapers, che rilegge il framework costruttivista del teorico della comunicazione Paul Watzlawick alla luce dell'evoluzione digitale — dai motori di ricerca ai social media fino ai Large Language Models — mostrando come ogni fase abbia progressivamente automatizzato la costruzione della realtà condivisa.

La ricerca converge con risultati empirici recenti: Loru et al. (PNAS, 2025), del gruppo di Walter Quattrociocchi, hanno documentato che i LLM producono l'illusione di conoscenza sostituendo la verifica con la plausibilità superficiale — un fenomeno che hanno chiamato epistemia. Il lavoro di Scala ne analizza le conseguenze a livello sistemico e generazionale.

Per informazioni:
Antonio Scala
CNR - Istituto dei sistemi complessi
Via dei Taurini 19
Roma
antonio.scala@cnr.it

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