Nota stampa

Tra crisi e opportunità: il Mediterraneo al centro del nuovo ordine globale

12/05/2026

Locandina
Locandina

In un contesto internazionale segnato da trasformazioni profonde e interconnesse, il Mediterraneo si conferma uno spazio strategico per comprendere le dinamiche della globalizzazione contemporanea. È questo il tema al centro della presentazione del volume Mediterranean Economies 2025. The Mediterranean as a Laboratory of Geoeconomics and Global Transformations, a cura di Salvatore Capasso, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Dsu) e Giovanni Canitano dell’Istituto di Studi sul Mediterraneo (Cnr-ISMed).

L’evento di presentazione è in programma giovedì 14 maggio alle 11 presso l’Area Territoriale di Ricerca del CNR di Napoli (Sala Convegni “Roberto Vaccaro”, Via Pietro Castellino 111, Napoli) e da remoto su piattaforma Teams, alla presenza di rappresentanti del mondo accademico, istituzionale e della ricerca.

Dopo i saluti istituzionali di Giuseppina De Simone (Presidente dell’Area Territoriale della Ricerca Napoli), Mario Iodice (Direttore dell’Area Territoriale della Ricerca Napoli 1) e Gabriella Corona (Direttrice dell’Istituto di Studi sul Mediterraneo del Consiglio Nazionale delle Ricerche(CNR-ISMed ), la presentazione sarà moderata dal giornalista Marco Demarco: previsti interventi di Luigi Sbarra, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle politiche per il Sud, del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope Antonio Garofalo e del curatore del volume Salvatore Capasso (Direttore del Dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale del Cnr), affiancato da Angela Cuttitta (ricercatrice del Cnr-ISMed) e dagli autori del volume, che animeranno il dibattito finale.

Il volume Mediterranean Economies 2025 propone una lettura interdisciplinare del Mediterraneo come “cerniera strategica” tra Europa, Africa e Asia, in cui si intrecciano geoeconomia, connettività, transizioni energetiche e digitali, mobilità umana e nuove forme di cooperazione e conflitto, interpretando il Mediterraneo come un vero e proprio laboratorio della geoeconomia, in cui il potere si esercita sempre più attraverso infrastrutture, corridoi commerciali, risorse energetiche e piattaforme digitali. In questo spazio, fragilità e capacità di azione coesistono: economie vulnerabili convivono con attori strategici in grado di influenzare gli equilibri globali.

Il volume affronta le principali sfide del XXI secolo – dalla sicurezza energetica alla connettività, dalle migrazioni alle transizioni verde e digitale – offrendo una prospettiva integrata che combina economia, scienze politiche, antropologia ed ecologia. Ne emerge un Mediterraneo non solo come area di crisi, ma come spazio di innovazione, resilienza e sperimentazione di nuove forme di governance.

“Il Mediterraneo rappresenta oggi una cerniera strategica delle trasformazioni globali, uno spazio in cui si intrecciano dinamiche economiche, politiche e sociali sempre più interdipendenti. In questo contesto, il potere si esercita in misura crescente attraverso strumenti geoeconomici – infrastrutture, energia e connettività – che ridefiniscono gli equilibri internazionali. La coesistenza di fragilità e capacità di azione rende la regione un laboratorio privilegiato di innovazione e di nuove forme di governance, non solo un’area di criticità ma anche uno spazio di opportunità per la cooperazione e lo sviluppo condiviso”, spiega Salvatore Capasso, direttore del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali del CNR e co-curatore del volume.

“Negli ultimi venticinque anni la geografia economica del Mediterraneo si è profondamente trasformata: le economie della sponda nord hanno visto dimezzarsi la loro quota sul PIL mondiale, mentre quelle del Sud e dell’Est mostrano una crescente dinamicità, pur in presenza di fragilità strutturali. A queste divergenze si affiancano squilibri demografici ed energetici che configurano la regione come un sistema di interdipendenze asimmetriche. La sfida per le istituzioni è trasformare tali squilibri in un nuovo paradigma di cooperazione, fondato su stabilità, convergenza e integrazione energetica, a sostegno della sicurezza e dello sviluppo nel lungo periodo”, aggiunge Capasso.

“Il Mediterraneo, pur rappresentando appena l’1% della superficie marittima mondiale, concentra circa il 25% del traffico globale di container e il 30% degli scambi energetici. Questa centralità lo rende un nodo strategico delle nuove catene globali del valore, ma anche uno spazio esposto a crescenti vulnerabilità geopolitiche. In questo contesto, l’India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC) si propone come un corridoio infrastrutturale e logistico volto a rafforzare l’integrazione tra Asia, Medio Oriente ed Europa, promuovendo connettività, sicurezza delle rotte e cooperazione multilaterale”, sottolinea Giovanni Canitano (Cnr-ISMed), co-curatore del Rapporto.

“Questa dinamica è particolarmente evidente sul piano energetico: nel 2024 il Medio Oriente resta fortemente dipendente da petrolio e gas, con oltre 40 exajoule complessivi, mentre l’Europa mediterranea continua a dipendere in misura significativa dalle importazioni, nonostante le fonti rinnovabili abbiano raggiunto il 45,3% del consumo elettrico nell’Unione Europea. Si tratta di progressi importanti, ma ancora insufficienti a ridurre le vulnerabilità strutturali. Per questo è prioritario promuovere un approccio coordinato, basato su infrastrutture integrate, investimenti condivisi e una governance multilivello, capace di trasformare l’interdipendenza energetica da fattore di rischio a leva strategica per la sicurezza, la stabilità e lo sviluppo sostenibile dell’intera regione”, aggiunge Canitano.

“La Belt and Road Initiative (BRI), promossa dalla Cina, rappresenta il principale programma globale di investimenti infrastrutturali volto a rafforzare i collegamenti commerciali tra Asia, Europa e Africa attraverso reti di trasporto, energia e logistica. La BRI ha già prodotto effetti significativi sui flussi commerciali, con una riduzione dei tempi di trasporto tra l’1,2% e il 2,5% e dei costi commerciali fino al 2,2%. Tuttavia, i benefici restano disomogenei: mentre alcuni Paesi presentano un potenziale di espansione commerciale fino a 2–3 volte superiore rispetto ai livelli attuali, persistono squilibri nei saldi e una forte concentrazione degli scambi, in particolare nei settori energetici”, evidenzia Anna Maria Ferragina, professore associato dell’Università di Salerno e autrice di un capitolo del Rapporto.

“In questo scenario, IMEC si configura come un’iniziativa complementare e in parte alternativa, fondata su un modello di cooperazione multilaterale e maggiore trasparenza, con l’obiettivo di diversificare le rotte commerciali e rafforzare l’integrazione tra le regioni coinvolte. Progetti come il porto del Pireo in Grecia, il Khalifa Port negli Emirati Arabi Uniti – sostenuto da investimenti per circa 1,6 miliardi di dollari – e l’area industriale del Canale di Suez in Egitto stanno ridisegnando le connessioni tra Asia, Europa e Africa. Questi hub logistici rappresentano nodi chiave delle nuove catene globali del valore, ma evidenziano anche la necessità di accompagnare gli investimenti con strategie di sviluppo locale e integrazione produttiva, per evitare che i benefici restino concentrati in pochi attori”, integra Ferragina.

“In questo quadro, anche il fenomeno migratorio va letto con maggiore rigore empirico: a livello globale, i migranti rappresentano oggi solo il 3,7% della popolazione mondiale, pur essendo passati da circa 244 milioni nel 2015 a oltre 300 milioni nel 2024. Parallelamente, nel 2024 gli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’Unione Europea si sono ridotti del 38% rispetto all’anno precedente. Dati che contribuiscono a ridimensionare una narrazione spesso emergenziale e a restituire al fenomeno la sua reale complessità. In un Mediterraneo attraversato da sfide interconnesse – dalle transizioni energetiche e digitali agli squilibri demografici, dalle tensioni geopolitiche alle nuove rotte della connettività globale – le migrazioni possono essere interpretate non solo come una criticità, ma come una leva strategica per lo sviluppo economico, la coesione sociale e il rafforzamento delle relazioni euro-mediterranee”, conclude Salvatore Capasso.

 

Per informazioni:
Giovanni Canitano
Cnr-Ismed
canitano@ismed.cnr.it
Salvatore Capasso, curatore e direttore Cnr-Dsu, email: capasso@ismed.cnr.it
Silvia Mattoni, responsabile relazioni con i media Cnr-Dsu, email: silvia.mattoni@cnr.it

Ufficio stampa:
Francesca Gorini
Ufficio stampa Cnr
francesca.gorini@cnr.it
3293178725

Responsabile Unità Ufficio stampa:
Emanuele Guerrini
emanuele.guerrini@cnr.it
ufficiostampa@cnr.it
06 4993 3383

Vedi anche: