Intervento del Presidente

Senato, incontro 'Clima, oceano, ricerca. Quali politiche per il futuro'

27/10/2017

Loredana De Petris, Fabrizio Bocchino, Massimo Inguscio, Sandro Carniel
Loredana De Petris, Fabrizio Bocchino, Massimo Inguscio, Sandro Carniel

Si è svolto il 26 ottobre al Senato l'incontro dedicato a 'Clima, oceano, ricerca. Quali politiche per il futuro'.

Di seguito, l'intervento del presidente del Cnr Massimo Inguscio e, in allegato la nota del Senatore Fabrizio Bocchino.

"La scienza, essenziale per il progresso ed il benessere dell’umanità,  procede misurando, sviluppa modelli, è soprattutto strumento per superare pregiudizi che ancora oggi hanno il sapore di quella 'superstizione' di cui due millenni fa parlava Lucrezio.

Tema cruciale quello dei cambiamenti climatici che il Cnr – che si avvicina al secolo di vita - affronta con studi multidisciplinari nelle sue basi polari ma anche nei nostri mari o sulle Alpi o gli Appennini, tema che in forte interazione con altre istituzioni nazionali ed internazionali è stato portato all’attenzione del mondo sociale e quindi di quello politico sino all’accordo di Parigi.

Sono fiero di essere cittadino di una Nazione che crede nella ricerca, con una politica che conosce bene l’importanza di non 'abiurare', che anzi è consapevole della necessità di curare la salute del nostro pianeta e di comprendere e provare a mitigare effetti drammatici su questioni vitali quali quelle del clima dell’agricoltura e delle migrazioni di cui abbiamo parlato nella conferenza internazionale del 13 ottobre all'Accademia dei Lincei con il Presidente del consiglio dei ministri Gentiloni e gli scienziati, così come oggi 26 ottobre al Senato con diversi senatori e senatrici delle diverse parti politiche, tra cui la senatrice De Petris, presidente del Gruppo Misto, il senatore Fabrizio Bocchino che ha organizzato l'evento, Luis Orellana, Lorenzo Battista e Monica Casaletto, il ricercatore del Cnr Sandro Carniel, esperto di oceani e clima.

Questo importante evento al Senato è una ottima occasione per ribadire che pur notando il ruolo rilevante dei ricercatori italiani in diversi progetti internazionali dedicati a clima e oceani, ai Poli e nel Mediterraneo, sarebbe di fondamentale importanza una alleanza più fattiva tra ricerca e politica ed eventualmente l’idea della creazione di un intergruppo parlamentare di ‘Amici della ricerca e della scienza’ per avvicinare di più chi raccoglie i dati a chi li deve usare ovvero i decisori politici. La scienza è sempre inclusiva e rappresenta uno dei grandi traguardi europei in questi 60 anni dai trattati di Roma. 

Il 50 per cento dell’ossigeno che respiriamo è prodotto dagli oceani. Sui 138 anni di rilevazioni temperature medie, 9 anni più caldi su 10 dal 2005. Gli uragani che hanno devastato i Caraibi, gli Usa e l’Irlanda sono stati generati dall’aumento oltre la media della temperatura degli oceani.

Il Mediterraneo è diventato un luogo di crisi, di conflitto, di tragedie, a causa di scenari macroeconomici condizionati anche dai disastri determinati dai cambiamenti climatici in atto qui citate e di condizioni geopolitiche molto problematiche. L’economia del mare, la ‘crescita blu’ in tutte le sue forme e manifestazioni, è una delle risposte possibili per creare, attraverso la diplomazia scientifica, pace, inclusione e la partecipazione attiva di tutti i paesi e popoli del Mediterraneo alla ricerca, allo sviluppo occupazionale ed economico sostenibile dell’area. In questo contesto l’Italia può e deve giocare un ruolo fondamentale per ovvie ragioni interne ed esterne, inclusa la possibilità di utilizzare l’economia del mare per dare respiro e prospettiva al proprio sistema socio-economico. Il Mediterraneo, con 400 siti Unesco, è il secondo mercato più grande al mondo per le navi da crociera, ospita circa 450 tra porti e terminal, le sue coste sono popolate da almeno 300 milioni di persone nella stagione turistica e ha istituito oltre 230 aree marine protette. 

Il progetto Bluemed - Reasearch and Innovation Initiative for Blue Growth and Jobs in the Mediterranean Area è coordinato dal Consiglio nazionale delle ricerche e finanziato dalla Ue con circa 3 milioni di euro nell'ambito del programma Horizon 2020, Bluemed vede il coinvolgimento di 11 partner internazionali, tra cui Cipro, e svolge un'azione di supporto all’omonima iniziativa politica riguardante lavoro e sviluppo nel Mediterraneo e individuata a livello nazionale tra le priorità del Programma nazionale per la ricerca (Pnr).  Bluemed è uno stimolo verso una politica nazionale del mare proiettata e inserita nello scenario mediterraneo, che deve coinvolgere tutte le parti, i governi e varie istituzioni dei tanti paesi sul mediterraneo, l’intera comunità marino-marittima nazionale partendo dal mondo della ricerca. L’obiettivo principale di Bluemed è incentivare lo sviluppo dell?innovazione e della crescita sostenibile, favorendo una sinergia di scopi e know-how fra gli investitori degli Stati Ue nel Mediterraneo e con gli altri stati Ue ed extra-Ue, rafforzata dalla recente firma in maggio della ‘Valletta declaration’ da parte di 42 paesi".

 

Vedi anche:

Immagini: