Un significativo passo in avanti è stato compiuto nel campo dell'interferometria radar presso l'ISSIA di Bari. La fase interferometrica, che normalmente è misurata solo nella componente principale (cioè entro un ciclo di 6,28 radianti), è finalmente misurabile nella sua totalità, direttamente correlata alla distanza tra l'interferometro e l'oggetto osservato come ad altre grandezze che ne influenzano il valore, quale l'eventuale spostamento centimetrico dei bersagli al suolo o il ritardo atmosferico sulla propagazione del fascio radar. Nuove possibilità di monitoraggio e di preallarme sembrano, quindi, raggiungibili nella gestione di rischi naturali quali: tettonica e sismologia; vulcanologia; frane; dinamica dei ghiacciai e climatologia a scala globale.
Applicata ad un interferometro avioportato, la tecnica ha consentito di misurare l'elevazione del suolo rispetto ad un piano di riferimento, aggirando il problema del conteggio delle frange interferometriche nello spazio geometrico. Il vantaggio è rilevante se si considera che la tecnica comunemente utilizzata richiede una buona leggibilità del campo di fasi, ossia elevata coerenza o similarità del segnale relativo ai due punti di osservazione dell'interferometro, e l'assenza di ambiguità, generate dal rumore elettronico e da sottocampionamento locale dell'informazione, che ne rendono non univoca l'interpretazione. Entrambe situazioni difficilmente riscontrabili in natura, ove la norma non è quella di Fig. 1 e 2 ma quella della coerenza limitata ai pochi campioni sparsi di Fig. 3.
La tecnica di misura adottata (Fig. 4 e 5) è denominata: "analisi differenziale della fase nel dominio delle frequenze". Essa si basa sul calcolo di interferogrammi multipli a frequenze leggermente discoste dalla portante radar. Una regressione lineare applicata ai campioni di fase relativi ad ogni singola cella al suolo consente di ottenere, dal valore dell'intercetta con l'asse delle ordinate, la lettura diretta del numero intero di cicli (Fig. 6) persi dall'interferogramma standard. Tutto ciò a scapito di un carico computazionale maggiore anche di un ordine di grandezza, nella generazione del set di interferogrammi multipli; mentre è richiesta la realizzazione di una nuova classe di sensori a larga banda, come quelli previsti su iniziativa dell'Alenia Spazio e dell'ASI per la costellazione COSMO/SkyMed.
La definizione classica di coerenza è sostituita, in questo caso, da una nuova figura di merito rappresentata dalla deviazione standard (std) dei campioni di fase rispetto alla retta di regressione. Nell'esperimento in corso (SAR in banda X e 400 MHz di banda trasmessa), valori di std < 0.02 rad sono stati riscontrati sul 5% dei pixels dell'interferogramma, in grado di fornire un'accuratezza nella definizione dell'intercetta entro ± 3.14 rad (Fig. 7). In particolare, questi pixels sono numerosi anche in ambiti di scena naturale e sono in parte distribuiti in aree normalmente considerate a bassa coerenza, indicando appunto che misure consistenti potrebbero essere effettuate in contesti su lunga base temporale, come quelli utilizzati negli studi di geodinamica.
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