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Rinnovata l'adesione al "Patto per il Lavoro, il Clima e l'Economia sociale"

08/09/2026

Sostenibilità, diritti, su tutti quello alla sanità pubblica, lavoro di qualità, innovazione e competitività nel nuovo scenario globale: è il nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale dell’Emilia-Romagna, siglato oggi a Bologna alla presenza di 59 realtà tra istituzioni, enti locali, sindacati, organizzazioni di imprese e di professionisti, atenei ed enti di ricerca, terzo settore, tra cui il Cnr con il presidente dell'Area Territoriale di Ricerca di Bologna Vittorio Morandi e la dirigente della Direzione Centrale Servizi per la Ricerca Annalisa Gabrielli.

Il nuovo schema d'azione consolida le priorità strategiche dei precedenti accordi, adeguandole alle sfide contemporanee. L'evoluzione del Patto riflette fasi e mutamenti che hanno segnato il territorio in questi anni. All’indomani di una lunga crisi economica internazionale, il Patto per il Lavoro sottoscritto nel 2015 indicava come priorità assoluta l’occupazione. Il Patto sottoscritto nel 2020, quando ancora imperversava la pandemia, individuava come pilastri della propria strategia lo sviluppo sostenibile e alla denominazione a Lavoro si aggiunse Clima. Il nuovo Patto conferma queste priorità, investendo in più sull’economia sociale e aggiornando la propria strategia sulla base di quanto è accaduto e sta accadendo a livello locale e globale. In particolare, la necessità divenuta improrogabile di tutelare la sanità pubblica come garanzia democratica di tutela della salute, diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività. Le conseguenze sempre più estreme della crisi climatica che comportano l’urgenza di investire nella sicurezza del territorio. L’instabilità economica e occupazionale, derivante dai conflitti in corso e dalle trasformazioni dello scenario internazionale, aggravata dai dazi e dal rapido aumento dei costi dell’energia, che richiede un impegno comune per la competitività delle filiere produttive territoriali. L’inflazione, che ha impoverito anche una parte del ceto medio, mettendo troppe persone in difficoltà nell’accesso ai beni primari, in primis la casa.  La demografia, che in Emilia- Romagna registra una dinamica positiva solo grazie alla capacità attrattiva del territorio che bilancia ormai da diversi anni un saldo naturale strutturalmente negativo. Sfide complesse che hanno reso necessario definire un nuovo Patto che guardi all’intera società regionale per comprenderne i nuovi bisogni, interpretarne le aspettative e soddisfarne le ambizioni.

Annalisa Gabrielli, dirigente della Direzione Centrale Servizi per la Ricerca, ha affermato che: “La firma del Patto per il Lavoro per il Clima e per l’Economia Sociale testimonia il contributo che la comunità multidisciplinare del CNR è stata ed è in grado offrire allo sviluppo dei territori, alla sostenibilità ambientale e sociale, alla valorizzazione dei talenti e delle professionalità, alla cultura e al progresso del tessuto produttivo regionale”.

Presente anche il presidente dell'Area Territoriale di Ricerca CNR di Bologna Vittorio Morandi, che ha  ricordatola qualità e l’importanza del rapporto di strategica collaborazione che si è consolidato negli anni tra la Regione Emilia Romagna ed il Consiglio Nazionale delle Ricerche, per il ruolo istituzionale che l’Ente ricopre per il Paese tutto, e per il contributo diretto che viene dai suoi presidi territoriali in Regione, in primis la comunità dell’Area Territoriale di Ricerca di Bologna, ma anche tutti gli istituti che sono al di fuori dell’Area, per affrontare le sfide del presente, dalla transizione energetica a quella digitale, dalla crisi climatica alla conservazione della biodiversità. Una collaborazione più che decennale, che si snoda lungo le traiettorie delle politiche regionali negli ambiti della ricerca, del trasferimento tecnologico e dell’innovazione, attraverso le progettualità POR-FESR e FSE+, i Tecnopoli, le iniziative infrastrutturali e le politiche di investimento sui temi dell’innovazione che caratterizzano la Regione”.

Presentato alla fine di luglio, il Patto è stato sottoscritto alla presenza del presidente della Regione Emilia Romagna, Michele de Pascale, e dal vicepresidente Vincenzo Colla, che hanno affermato:  “La Regione Emilia-Romagna ha la forza di una istituzione, il Patto quella di un’intera comunità. Viviamo in anni caratterizzati da una complessità crescente, che accompagna e accelera le trasformazioni sociali ed economiche spesso con effetti difficilmente prevedibili. Riaffermando un modello avanzato di qualità delle relazioni sociali che, ancora oggi, rappresenta un unicum a livello nazionale, perché capace di far dialogare interessi diversi, talvolta contrapposti, nella ricerca del bene comune. Vogliamo guidare il cambiamento, non subirlo. È questa la sfida che l’Emilia-Romagna ha di fronte in una fase di transizione globale senza precedenti. Nonostante le enormi difficoltà legate alla crisi climatica, all’inflazione, all’instabilità geopolitica e alla necessità di difendere salari e sanità pubblica, la Regione sceglie di rispondere con azioni concrete e radicate nei territori. Con l’ingresso dell’economia sociale nel nuovo Patto per il Lavoro e per il Clima, dimostriamo che sviluppo, tutela dell’ambiente e coesione sociale possono e devono camminare insieme. La strategia punta a ridurre i divari tra centri e periferie, a sostenere il lavoro di qualità e a dare protagonismo ai giovani. Un percorso ambizioso e condiviso, per proiettare l’Emilia-Romagna nello scenario internazionale come polo attrattivo per investimenti, talenti e relazioni di alta qualità e che va a consolidare tutta la rete alta tecnologia. Resta centrale la costruzione di uno sviluppo sostenibile, fondato su imprese solide e lavoro di qualità, capace di realizzare una transizione ecologica giusta e di contrastare ogni forma di disuguaglianza: economica, sociale, di genere, generazionale e territoriale. Per garantire la coesione dell’Emilia-Romagna è fondamentale ricucire il rapporto tra centri e periferie, tra pianura e montagna, rimettendo al centro la comunità”.

Il Patto è considerato anche lo strumento con cui l'Emilia-Romagna intende continuare a fare la propria parte nella costruzione di un'Europa più giusta, verde e democratica, promotrice di libertà ed equità sociale, essenziali anche per favorire il commercio internazionale e il nostro export. Un'Europa che dialoga a testa alta con i protagonisti dell'economia mondiale, che aggiorna costantemente il suo Green deal, senza rinunciare a guidare nel mondo la neutralità carbonica e a tutelare la salute e sicurezza dei nostri prodotti. Un’Europa che costruisce un’alleanza rinnovata con la manifattura e i servizi per coniugare competitività e sostenibilità, sociale e ambientale, conseguendo risultati fino ad ora irrealizzati.

Gli obiettivi strategici del nuovo Patto

Crescere

Anche in questo Patto il diritto all’istruzione, fino ai più alti gradi, universale e inclusivo è la base del modello di sviluppo sostenibile delineato: un pilastro di democrazia e giustizia sociale. Per crescere, l’Emilia-Romagna si impegna a garantirlo, valorizzando le aspirazioni delle nuove generazioni. Le priorità sono contrastare la dispersione scolastica, garantire opportunità ai giovani che non studiano e non lavorano e aumentare le persone con diploma di istruzione terziaria. Con questo Patto i firmatari si impegniamo a ridurre ulteriormente la dispersione scolastica (pari al 6% tra i 18–24 anni nel 2025), la quota di Neet (pari all’8,2% tra i 15–29 anni nel 2025) e a innalzare la percentuale di giovani in possesso di un titolo di studio di istruzione terziaria (36,2% tra i 25–34 anni nel 2025).  Per una società all’altezza delle sfide della contemporaneità che cresce sana e coesa, un ruolo prioritario è assegnato all’innovazione e alla ricerca - con l’obiettivo di incrementare l’intensità di spesa in ricerca e sviluppo in rapporto al PIL sino al 3% entro il 2030 - e alla cultura, diritto fondamentale e un motore di sviluppo economico e sociale. “Crescere” è anche l’obiettivo dedicato al contrasto al calo demografico attraverso una strategia di azione che prevede investimenti a favore di natalità, genitorialità e giovani generazioni; politiche migratorie attive e sostegno all’inclusione ed integrazione sociale e lavorativa delle persone migranti; attrazione, trattenimento e valorizzazione di studenti, laureati, ricercatori e lavoratori.

 Stare bene insieme

La strategia persegue l'equità e la coesione contrastando ogni forma di disuguaglianza, garantendo a tutte e tutti i diritti fondamentali e parità di accesso ai beni pubblici. La priorità assoluta è il diritto alla salute con il rilancio del Servizio sanitario regionale e il potenziamento del welfare per la non autosufficienza.

Segue il diritto alla casa. Aggredendo subito l'emergenza abitativa attraverso una sinergia pubblico-privato volta a dimezzare le richieste di case a canone calmierato.

Il diritto al lavoro è riconosciuto come il fattore decisivo nel promuovere l’autonomia e l’inclusione delle persone nella società e nel determinare il benessere e la coesione della comunità. Nel Patto è stata condivisa la necessità di mettere a punto una strategia per combattere la povertà retributiva e riconoscere a tutte e tutti, a partire dalle nuove generazioni, il valore del proprio lavoro. Confermato il massimo impegno per salvaguardare i posti di lavoro e sostenere l’applicazione dei contratti collettivi di lavoro nazionali firmati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, anche prevedendo l’istituzione di tavoli regionali permanenti di settore e/o filiera e/o distretto e tavoli provinciali di salvaguardia per le attività e i territori particolarmente esposti. 

Anche la sicurezza sul lavoro è un diritto inalienabile: l’impegno è dare piena attuazione all’Accordo per la “Tutela della salute e sicurezza sul lavoro” del 2022 e rafforzare le attività di prevenzione e controllo, anche attraverso l’incremento degli stanziamenti destinate ai servizi delle Ausl.

Contrastare le diseguaglianze significa anche garantire pieno sostegno ai percorsi di inclusione sociale delle cittadine e dei cittadini stranieri, in particolare delle persone e dei minori in condizioni vulnerabili, garantendo loro buona accoglienza, concreta integrazione e piena partecipazione alla vita democratica, civile e produttiva. E significa anche impegnarsi per garantire a tutte e tutti, ovunque, gli stessi diritti e le stesse opportunità. Per questo il Patto si impegna a valorizzare l’enorme potenziale della montagna, delle aree interne e periferiche.

 

Generare lavoro e sviluppo di qualità

Una regione aperta e dinamica che, nella nuova globalizzazione, sostiene le vocazioni territoriali investe in sostenibilità, competenze e innovazione, incorpora nuovo valore nella manifattura, nei servizi e nelle attività professionali, genera nuove imprese e nuovo lavoro, attrae imprese e talenti e professionalità.

La principale priorità è dunque presidiare il ruolo dell’Emilia-Romagna quale grande regione manifatturiera e intercettare le nuove traiettorie di crescita, sostenendo l’internazionalizzazione delle imprese, favorendo la diversificazione dei mercati e il presidio delle filiere critiche, insieme alla loro decarbonizzazione e alla riduzione delle dipendenze strategiche come strumenti di competitività. Per rilanciare politiche industriali e sostenere l’innovazione e la competitività dei distretti e delle filiere strategiche è prevista l’approvazione di una “Strategia regionale per le politiche industriali e la giusta transizione”.

Accanto alla manifattura, il Patto riconosce il ruolo chiave delle filiere agricole e agroalimentari, puntando su un’agricoltura sostenibile e innovativa, che sia rispettosa delle tradizioni locali ma orientata al futuro, sostenendo la qualità e la distintività dei prodotti e dei processi, insieme a una buona occupazione.

Ruolo altrettanto strategico è affidato allo sviluppo del turismo, investendo su sostenibilità dell’offerta, innovazione delle imprese, qualità del lavoro, diversificando le proposte per incrociare pubblici diversi ed estendendo l’attrattività a tutte le aree del territorio regionale. Il Patto riserva, inoltre, attenzione alla logistica con l’istituzione di un tavolo permanente sulla logistica sostenibile, allo sviluppo delle professioni e del lavoro autonomo e, più in generale, del settore terziario, sempre più strategico per supportare investimenti e processi di innovazione delle filiere produttive, della pubblica amministrazione e delle città.

 

Essere sostenibili

La lotta al cambiamento climatico, sfida globale straordinariamente complessa ma ineludibile, impone di costruire un nuovo modello di sviluppo capace di coniugare produttività, equità e sostenibilità. Tale sfida vede nella neutralità carbonica al 2050 e nella produzione entro il 2035 di energia da fonte rinnovabile pari al 100% dei consumi elettrici due obiettivi prioritari del Patto. Indispensabile imprimere un’ulteriore accelerazione agli interventi di mitigazione e di adattamento, adottando un approccio unitario nell’impiego di strumenti, fondi e incentivi confermando che la messa in sicurezza del territorio è una priorità assoluta e strutturale. Un’attenzione specifica va garantita all’Appennino, anzitutto attraverso il contrasto del fenomeno dell’abbandono e dello spopolamento. Le aree interne sono preziose e vanno difese e rilanciate con uno sforzo straordinario.

Non meno sfidante è l’obiettivo di rigenerare le città, curando le periferie, investendo in mobilità sostenibile, creando nuove infrastrutture verdi e blu. Gli obiettivi di rigenerazione e di recupero del patrimonio esistente, nonché quelli di risparmio di suolo, sono dettati dalla legge regionale 24/2017. A ormai otto anni dalla sua attuazione, è necessario un monitoraggio e una verifica per individuare, nel confronto con i firmatari, elementi di miglioramento volti a rafforzare il contrasto al consumo di suolo, promuovendo, al contempo, la sostenibilità degli investimenti pubblici e privati ritenuti strategici.

La crisi energetica ha imposto e imporrà sempre più una diversificazione degli approvvigionamenti, un investimento sull’autonomia, l’autoproduzione e l’autoconsumo, un forte orientamento alla sostenibilità e alla progressiva decarbonizzazione. Per un sistema territoriale profondamente manifatturiero come quello dell’Emilia-Romagna, la capacità di accelerare lungo queste direttrici, già resa improrogabile dalla necessità di contrastare i cambiamenti climatici e migliorare la salute pubblica, è divenuta precondizione rispetto alla possibilità di generare nuovo sviluppo. Pertanto, partendo dai 9 TWh prodotti nel 2024, l’obiettivo al 2035 è quadruplicare la quota di energia generata da fonti rinnovabili fino a coprire il 100% dei consumi elettrici arrivando a 41 TWh di produzione elettrica.

Prioritario è accompagnare la transizione delle imprese di ogni dimensione, incentivandone gli investimenti verso le energie rinnovabili e verso processi e prodotti a minor impatto ambientale. Un ruolo di primo piano è svolto in questo ambito dall’agricoltura, ottimizzando l’utilizzo dei nutrienti, riducendo gli apporti chimici e minimizzando dispersioni ed emissioni, proseguendo e rafforzando le politiche già avviate.

Il Patto impegna il sistema territoriale nella transizione da un modello economico lineare a uno circolare. Negli ultimi dieci anni, si è registrato un incremento di oltre il 20% nella raccolta differenziata, che ha raggiunto l’80%. L’Emilia-Romagna intende ora puntare alla qualità delle frazioni raccolte, iniziando il monitoraggio puntuale delle quantità di materia avviate a riciclaggio in ciascun bacino di affidamento.

La crisi climatica impone una sempre maggiore attenzione alla qualità dell'acqua e dell’aria. È pertanto decisivo portare avanti il nuovo Piano di tutela delle acque. Sul fronte qualità dell’aria, l’impegno collettivo deve essere congiunto a quello del Governo chiamato a sostenere attivamente politiche regionali trasformative per l’agricoltura, le imprese, le abitazioni e la mobilità.

La mobilità è un diritto, garantirla in modo sostenibile è un dovere. In coerenza con gli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti e di miglioramento della qualità dell’aria sarà condiviso l’iter di approvazione del nuovo Piano regionale integrato dei trasporti (Prit).

Il Patto richiama anche l’impegno della Regione nell’evoluzione del sistema del Trasporto pubblico locale e il modello dell’azienda unica regionale, capace di realizzare economie di scala, efficienza, integrazione territoriale e massa critica negli investimenti.

Insieme agli obiettivi strategici sono stati individuati anche cinque processi trasversali (Pari opportunità, Agenda digitale, Semplificazione riordino istituzionale, Legalità e Partecipazione) e due focus di politiche (Ricostruzione e Economia sociale) che intercettano dinamiche decisive per la società regionale.

 

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