16/07/2026
La diffusione di insetti parassiti, combinata a una maggiore siccità, ha danneggiato il 13% dei 6 mila ettari di foreste della Tenuta Presidenziale di Castelporziano, una riserva naturale sul litorale laziale all’interno del territorio di Roma Capitale. È quanto emerge da uno studio condotto da ENEA, insieme a Sapienza Università di Roma, Cnr e European Forest Institute, che evidenzia come le aree più colpite siano le pinete, interessate dal 2018 da infestazioni di bostrico del pino e cocciniglia tartaruga. Al contrario, i lecci si sono dimostrati più resilienti, continuando a svolgere un ruolo importante come serbatoio di carbonio e nell’assorbimento di inquinanti atmosferici come l’ozono.
“Per analizzare lo stato di salute della vegetazione dell’intera Tenuta si sono rivelate uno strumento essenziale le immagini satellitari acquisite dalla missione Sentinel-2”, spiega Alessandro Sebastiani, ricercatore del dipartimento ENEA di Sostenibilità e coautore dello studio insieme ai ricercatori Giuseppe Scarascia-Mugnozza (European Forest Institute e Accademia Nazionale delle Scienze dei XL), Fausto Manes (Sapienza Università di Roma) e Silvano Fares (direttore Cnr-Disba).
La quasi totalità delle variazioni negative si è verificata nelle pinete a partire dal 2020, a causa delle infestazioni da parassiti che hanno provocato la morte delle piante. Tuttavia, oltre l’85% della Tenuta di Castelporziano mostra una condizione complessivamente stabile della vegetazione, con la foresta di leccio che ha mostrato elevati tassi di assimilazione del carbonio e variazioni minime in risposta alla siccità e alle alte temperature. Nel dettaglio, la lecceta assorbe 8 tonnellate di carbonio per ettaro in media all’anno, un valore che risulta maggiore del 20% rispetto a quello osservato negli stessi tipi di foresta negli anni ’90. Inoltre, il leccio rappresenta anche un importante alleato nella rimozione dell’ozono troposferico, con un assorbimento medio annuo fino a circa 8 grammi per metro quadrato.
“I risultati dello studio ci indicano di puntare nelle aree mediterranee su specie più resilienti, come il leccio, a scapito di specie più vulnerabili, come il pino domestico e alcune querce decidue. Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma nella gestione forestale, anche perché molte delle specie più colpite sono tra le più tipiche del paesaggio mediterraneo. Infatti, solo le specie capaci di adottare strategie di adattamento efficaci riusciranno a prosperare in un clima in evoluzione”, aggiunge Sebastiani.
Con oltre 30 anni di raccolta dati sul campo, la Tenuta di Castelporziano rappresenta un ecosistema che contribuisce a comprendere gli effetti degli stress legati al cambiamento climatico sulla vegetazione naturale e sulla fornitura dei relativi servizi ecosistemici nel bacino del Mediterraneo; nel 2022 è stata riconosciuta come stazione di Classe 1 da ICOS, l’unica stazione forestale nazionale ad aver ottenuto questo massimo riconoscimento per la qualità dei dati forniti. E per questo motivo l’area naturale è destinata a diventare sempre più un modello di Forest Living Lab, un laboratorio a cielo aperto in linea con i tre obiettivi della Strategia europea per la biodiversità al 2030: arrestare la perdita di biodiversità, contrastare il degrado dei servizi ecosistemici e promuoverne il ripristino su larga scala.
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