Nota stampa

Il Progetto Life-Respire è al giro di boa

10/01/2019

Mappa del potenziale geogenico di radon  del Lazio
Mappa del potenziale geogenico di radon del Lazio

A un anno e mezzo dalla partenza del progetto europeo, presentati al Cnr i primi dati raccolti sulle concentrazioni di gas radon negli edifici dei comuni di Caprarola, Celleno, Ciampino e nelle Ardenne (Belgio). Mostrato anche il prototipo del sistema di risanamento dell’aria negli ambienti confinati che sarà testato in un’abitazione per circa 2 mesi

Raccolti i primi dati sulle concentrazioni di gas radon negli ambienti confinati come edifici pubblici, abitazioni e luoghi di lavoro, a un anno e mezzo dalla partenza del progetto europeo Life-Respire (Radon rEal time monitoring System and Proactive Indoor Remediation), che ha visto la prima applicazione in tre aree italiane (i comuni viterbesi di Caprarola, Celleno e quello romano di Ciampino) e in Belgio (Ardenne). I risultati preliminari del progetto, realizzato grazie alla collaborazione tra l’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igag), il Centro di ricerca, previsione, prevenzione e controllo dei rischi geologici dell’Università di Roma Sapienza (Ceri-Sapienza, coordinatore del progetto), l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), la Federal Agency for Nuclear Control (FANC, Bruxelles) e l’industria italiana Elica S.p.A., sono stati presentati durante la conferenza di mid-term che si è tenuta presso la sede centale del Cnr. All’incontro hanno partecipato, oltre a ricercatori ed esperti del settore, i sindaci dei comuni laziali coinvolti e di Pomezia con cui, nell’ambito di Life-Respire, è iniziato l’ampliamento della rete di collaborazioni in Italia, che seguono quelle già avviate con Arpa Lazio, LIFE METRORadon Project, Joint Research Centre della Comunità Europea (Atlas of Natural Radiation) ed European Radon Association.

“Iniziato a settembre 2017, con il primo meeting pubblico presso l’università La Sapienza”, ricorda Giancarlo Ciotoli, ricercatore Cnr-Igag, “Life-Respire si propone di misurare, controllare e risanare la qualità dell’aria negli ambienti confinati, in riferimento al gas radon, e di ampliare i contatti con altri potenziali stakeholder a livello nazionale e internazionale. I tre obiettivi principali sono: l’applicazione di una sistema economico ed ecocompatibile per la misurazione e bonifica dei livelli di radon in edifici selezionati nelle aree italiane e belga già coinvolte; la costruzione di un geo-database per la raccolta delle misurazioni di radon in continuo, unitamente ai dati geologici, geochimici e alle caratteristiche costruttive delle abitazioni; la predisposizione di linee guida per il rischio radon e di mappe della distribuzione delle concentrazioni indoor e nel suolo, utili alle autorità locali per la pianificazione territoriale, la valutazione e gestione del rischio sanitario”.

I Comuni italiani sono stati selezionati tra le aree più critiche riportate nella Mappa del potenziale geogenico di radon (PGR) del Lazio, pubblicata nel 2017 sul Journal of Environmental Radioactivity. “Elaborata assumendo che il rischio da radon sia generato solo da caratteristiche geologiche e ambientali del territorio, la mappa è stata ottenuta applicando tecniche innovative di analisi statistica spaziale, frutto dell’elaborazione di oltre 8.000 campioni di gas del suolo, raccolti dal Consorzio Respire negli ultimi 20 anni di ricerche. Il database comprende, inoltre, dati sul contenuto di radionuclidi (Uranio, Torio e Radio) nei suoli e nelle rocce”, prosegue Ciotoli.

La mappa mostra zone con potenziale geogenico di radon variabili: basso nell’area vulcanica dei Colli Albani a sud di Roma; medio ed elevato, rispettivamente, nell’area dei Monti Vulsini e Monti Cimini, nella parte settentrionale della regione. “Proprio in queste tre zone”, spiega ancora il ricercatore, “sono stati selezionati i comuni che costituiranno le aree test in cui saranno installati i prototipi del sistema di risanamento Respire per la misura e il controllo del radon negli edifici”.

Il prototipo consiste di tre componenti principali: un sensore a camera di ionizzazione per la misura di radon e uno multiparametrico per la misura di temperatura, umidità e pressione atmosferica; un estrattore di aria bidirezionale (SNAP), che si attiva quando la concentrazione del radon nell’abitazione supera il limite imposto dalla Direttiva Europea (300 Bq/m3), permettendo così di bonificare un volume di 150 m3 in circa 1-2 ore; e, infine, un estrattore esterno (eolico o elettrico) in grado di comunicare con lo SNAP, connesso in rete con altri dispositivi. Respire invia i dati rilevati dal sensore a un cloud per il loro raccolta e visualizzazione in tempo reale delle concentrazioni di radon rilevate in ogni edificio. Il primo prototipo, presentato alla Conferenza di Mid-Term, sarà testato in un’abitazione per circa 2 mesi.

“I risultati finali del progetto saranno riportati nelle linee guida che saranno poi di supporto decisionale per le amministrazioni pubbliche. Questa esperienza potrebbe essere riproposta ad altri Comuni italiani ai fini di una programmazione di interventi sul territorio di mitigazione del rischio, mediante sistemi di fondazione ventilati, naturalmente o forzatamente, in relazione alla concentrazione di radon rilevata”, conclude Ciotoli.

Approfondimento:

Perché il gas Radon?

Il radon (222Rn) è un gas radioattivo che si forma naturalmente sulla Terra. Esso è prodotto dal decadimento nucleare del radio all’interno della catena di decadimento dell’uranio, elemento naturalmente presente in quantità variabili in tutte le rocce e nei suoli. Alcuni tipi di rocce, come ad esempio graniti e rocce vulcaniche, contengono più uranio rispetto ad altre, e perciò producono molto più radon. Il suo isotopo più stabile è il radon-222 che decade nel giro di circa 4 giorni, emettendo radiazioni ionizzanti di tipo alfa e formando i suoi cosiddetti prodotti di decadimento o “figli”, tra cui il polonio-218 e il polonio-214 che emettono anch’essi radiazioni alfa. Il radon è inodore, incolore e insapore, quindi non è percepibile dai nostri sensi, tuttavia se inalato, è considerato molto pericoloso per la salute umana.

 

Dove si trova?

Il radon è ubiquitario su tutta la crosta terrestre in quantità estremamente variabili. Il suolo è la principale sorgente del radon che arriva nelle abitazioni dove la concentrazione dipende da quanto uranio è presente nel terreno sottostante l’edificio. Il gas migra dal suolo (o dai materiali con cui è costruito l’edificio) e penetra all’interno degli ambienti di vita attraverso le fessure (anche microscopiche), le giunzioni delle pareti al pavimento, i passaggi dei vari impianti (elettrico, termico, idraulico). Durante la migrazione del radon dal suolo verso l’atmosfera, dove la sua concentrazione è estremamente bassa, il radon può accumularsi nei luoghi chiusi (case, uffici, scuole, ecc.) raggiungendo concentrazioni particolarmente elevate nelle cantine e nei piani terra, soprattutto se scarsamente ventilati, e dove può costituire un rischio rilevante per la salute dell’uomo, specie per i fumatori. La concentrazione del radon negli edifici è soggetta a forti variazioni sia spaziali che temporali: edifici anche vicini possono avere concentrazioni molto diverse. Inoltre, il radon mostra forti variazioni anche tra giorno e notte, estate e inverno e in diverse condizioni meteorologiche.

Al fine di stimare la concentrazione di radon in un edificio, si possono eseguire monitoraggi a lungo termine che implicano analisi di laboratorio su rilevatori passivi di tracce nucleari installati negli edifici stessi. È anche possibile farlo in modo autonomo, con semplici dispositivi disponibili in commercio, di dimensioni ridotte e poco costosi.

 

Quali sono i rischi per la salute?

l principale rischio per la salute umana (per il quale si hanno al momento evidenze epidemiologiche) consiste in un aumento statisticamente significativo del rischio di tumore polmonare. A livello mondiale, il radon è considerato il contaminante radioattivo più pericoloso negli ambienti chiusi ed è stato valutato che il 50% circa dell’esposizione media delle persone a radiazioni ionizzanti è dovuto al radon. In realtà, la maggior parte del radon che inaliamo viene espirata prima che decada, tuttavia una piccola quantità si trasferisce nei polmoni (e negli altri organi), dove i prodotti di decadimento si attaccano alle pareti dell’apparato respiratorio e emettono le radiazioni alfa che possono danneggiare il DNA delle cellule. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), attraverso l’International Agency for Research on Cancer (IARC), ha classificato il radon appartenente al gruppo 1 delle sostanze cancerogene per l’essere umano.

 

 

Per informazioni:
Giancarlo Ciotoli
Reponsabile scientifico Cnr-Igag per il progetto Respire
giancarlo.ciotoli@cnr.it

Ufficio stampa:
Silvia Mattoni
Ufficio stampa Cnr
silvia.mattoni@cnr.it

Immagini: