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Sismicità indotta da attività industriali: una prospettiva europea

11/10/2017

Sismicità indotta: attività industriali e meccanismi fisici
Sismicità indotta: attività industriali e meccanismi fisici

La sismicità indotta dalle operazioni industriali legate allo sfruttamento del sottosuolo sta diventando un argomento di crescente interesse per il grande pubblico a causa delle profonde implicazioni socio-economiche che essa comporta. Sebbene il fenomeno della sismicità indotta sia conosciuto sin dagli inizi del XX secolo e sia distribuito a livello globale, coinvolgendo numerosi tipi di attività, la comprensione dei meccanismi che fisici che governano questo fenomeno non è ancora del tutto chiara. Ne consegue che, per poter mitigare il rischio associato alla sismicità indotta che molte attività industriali comportano, è necessario comprendere meglio i meccanismi che la generano.

Il recente studio pubblicato sulla rivista scientifica internazionale 'Reviews of Geophysics', realizzato attraverso la collaborazione scientifica di ricercatori dell’ETH di Zurigo (Svizzera), del GFZ di Postdam (Germania), per l'Italia dell’OGS di Trieste (Italia) e del Cnr-Imaa di Tito Scalo, del KNMI di De Bilt (Olanda) e del CSIC di Madrid (Spagna), ha affrontato le problematiche ancora aperte relative al monitoraggio, alla discriminazione e alla gestione della sismicità indotta in Europa fornendo alcune potenziali soluzioni.

Nello studio sono stati selezionati e discussi alcuni casi critici europei di sismicità indotta che hanno portato alla sospensione o alla riduzione delle attività industriali correlate quali:

-      Groningen (Olanda), per la produzione di gas naturale;

-      Basilea (Svizzera), per lo sfruttamento dell’energia geotermica attraverso sistemi EGS;

-      Progetto Castor (Spagna), per lo stoccaggio di gas naturale;

Il problema della sismicità indotta è molto sentito anche in Italia: un caso emblematico è quello della sequenza sismica di origine naturale del 2012 in Emilia, la cui prossimità al giacimento di idrocarburi di Cavone ha incoraggiato la speculazione sulla possibilità che i terremoti siano stati innescati da fattori antropici.

La crescente preoccupazione del pubblico sulla possibilità che si trattasse di eventi sismici antropogenici si è riflettuta nel drammatico aumento delle domande web dall'Italia per le parole 'drilling' (perforazione), 'gas extraction/storage' (estrazione/stoccaggio di gas) e 'fracking' (fratturazione idraulica). Soprattutto la ricerca del termine 'fracking' (attività proibita in Italia) è stata principalmente causata dall'uso abusivo e sistematico del termine da parte dei media che lo hanno associato a tutte le attività di produzione non convenzionale di idrocarburi, facendogli perdere di fatto il suo significato tecnico. I principali aspetti scientifici e sociali affrontati dallo studio possono essere sintetizzati nei seguenti punti:

-      il monitoraggio della sismicità indotta da operazioni industriali nel sottosuolo è un importante strumento di aiuto per i protocolli decisionali in caso di crisi; tuttavia, molti di questi siti industriali non dispongono di una rete di monitoraggio adeguata che consenta la rilevazione di eventi microsismici (generalmente con ML <0.0) e pertanto è necessario procedere a un adeguamento delle reti;

-      molti paesi europei non hanno ancora norme che richiedano un adeguato monitoraggio sismico delle attività industriali che potrebbero generare sismicità indotta. Una delle principali questioni in Europa è la presenza di diversi piccoli Paesi i cui siti industriali, ad esempio Basilea e San Gallo in Svizzera, sono spesso situati al confine con altri Paesi. Cosa succederebbe, ad esempio, se un terremoto indotto avvenisse in un Paese con effetti dannosi anche in un altro? In questi casi i problemi legati alle diverse normative, linee guida (ove presenti) e assunzione di responsabilità tra diversi Stati dovrebbero essere risolti all’interno di un quadro europeo;

-      poiché ora sono disponibili approcci moderni e più affidabili per l’analisi dei dati, i metodi standard attualmente utilizzati nell'ambito delle operazioni di monitoraggio periodico dovrebbero essere sostituiti. Una rete ottimale di monitoraggio microsismico combinata con sofisticate procedure di analisi dei dati consente, infatti, il riconoscimento del fenomeno e la migrazione della sismicità indotta in tempi rapidi;

-      la combinazione di dati sismologici, geofisici, geologici e idrogeologici, con l'ausilio della modellazione geomeccanica, porterebbe a una migliore comprensione, modellazione, previsione e gestione dei terremoti indotti rispetto a quelli di origine naturale;

-      i dati, almeno quelli di monitoraggio, dovrebbero essere aperti agli istituti di ricerca pubblici in un contesto Open Data. La politica Open Data, se adeguatamente gestita, fornirà un aiuto prezioso non solo per migliorare le conoscenze scientifiche sui processi fisici che governano la sismicità indotta, ma anche per aumentare l'accettazione sociale delle attività industriali correlate.

La distribuzione al grande pubblico dei dati prodotti può avere un forte impatto sia sull'industria che sulla società. In questo contesto, rimangono senza risposta due questioni principali: quale tipo di dato dovrebbe essere distribuito al pubblico (dato grezzo, dato elaborato, rapporti tecnici)? Come evitare che il potenziale uso improprio dei dati possa avere un impatto negativo sulle attività industriali? Queste domande evidenziano l'importanza di progettare campagne di comunicazione corrette da indirizzare non solo ad un pubblico tecnico ma anche al grande pubblico, classe politica inclusa.

Come evidenziato anche durante il Forum Economico Mondiale del 2015, nell'era dei social media la disinformazione digitale è diventata una delle principali minacce per la nostra società; la sismicità indotta come ha dimostrato il caso dell’Emilia è, purtroppo, uno degli argomenti in cui la disinformazione ha un impatto socio-economico estremamente negativo.

Per informazioni:
Tony Alfredo Stabile
C.da santa Loja, Zona Industriale, Tito Scalo (PZ)
tony.stabile@imaa.cnr.it
0971 427218

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