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Mostra: "Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico" con contributo scientifico Cnr

18/06/2026

Locandina Mostra
Locandina Mostra

Sarà visitabile fino al 18 ottobre la mostra  “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico”, recentemente inaugurata  presso il Parco archeologico del Colosseo e che  propone un viaggio epico dall’Anatolia alle origini di Roma attraverso la figura di Enea. Il percorso è arricchito dai contributi scientifici di Massimo Cultraro, tra i curatori dell'esposizione, dirigente di ricerca  dell'Istituto di scienze del patrimonio culturale del Cnr e docente di Preistoria presso l'Universita' di Palermo.

"Non si tratta solo di mito ma di legami storici millenari intessuti tra l'oriente anatolico e il Mediterraneo Occidentale nei quali Troia è centrale", ha dichiarato all'Agi Massimo Cultraro, "dobbiamo comprendere che il mito ha una struttura complessa nella quale non ha posto solo la fantasia, ma vi si ritracciano anche storie vere. Si pensi alla figura di Paride, figlio di Priamo re di Troia che l'Iliade curiosamente chiama anche Alessandro: ebbene tra i reperti che esponiamo vi è una tavoletta dagli archivi ittiti, che menziona il trattato concluso tra il sovrano Muwatalli II e Alaksandu, re di Wilusa/Ilion vale a dire Troia. Una indicazione significativa di come Omero o chi per lui, avesse attinto a racconti ben piantati nella realtà storica. E non si tratta solo di questo, sempre dalle tavolette ittite viene fuori un mondo che noi ignoravamo completamente. Non è solo menzionata Wilusa che è, effettivamente, collocata sulle sponde egee dell'Anatolia occidentale, sul Bosforo all'altezza dello stretto dei Dardanelli, ma vengono fuori anche altri nomi, nomi di sovrani che avevano stabilito dei trattati con i sovrani ittiti come appunto Paride. È chiaro che Alaksandu, non è necessariamente il figlio di Priamo, si tratta di una delle possibili ricostruzioni, ma questa vicenda conferma l'esistenza di Troia che controllava effettivamente lo stretto dei Dardanelli che era l'unica via di collegamento tra l'Egeo e il Mar Nero. Quel Mar Nero che nella tradizione greca diventa la terra della Colchide ricca di oro e argento. E ancora qui l'archeologia ci dà una risposta straordinaria, perche' analizzando gli ori dall'Anatolia settentrionale, compresa Troia, si scopre che la materia prima veniva dalle coste occidentali della Georgia quindi la Colchide"

Tracce di realtà che si stagliano anche alle spalle del mito della fondazione di Roma e del personaggio di Enea che ricollega la nuova Urbe all'antica gloria troiana. "Quell'Enea che lascia Troia in fiamme - secondo il mito - e si spinge verso Occidente, verso quelli che erano considerati i confini del mondo toccando Sicilia dove ancora in epoca storica si ricordava la presenza del tumulo, il luogo di sepoltura del padre Anchise. E dove il suo nome è ricollegato alla fondazione del santuario sul monte Erice dedicato ad Afrodite".

La mostra  sottolinea Cultraro "racconta come le testimonianze del mito di Enea e le sue tracce nella Storia si staglino su un rapporto molto piu' antico tra Anatolia e Mediterraneo occidentale, rapporti risalenti al 3000-2500 a.C. con spostamenti di popolazioni da Est a Ovest e una rete di relazioni molto consolidata". 

Promossa dal dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale del ministero della Cultura italiano e dalla direzione generale dei Beni culturali e dei Musei del ministero della Cultura e del Turismo turco nell’ambito delle linee di azione del Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo, l'esposizione  rappresenta un’importante iniziativa di diplomazia culturale finalizzata a consolidare i rapporti tra i due Paesi, valorizzando il patrimonio storico e archeologico quale strumento di dialogo, sviluppo sostenibile e crescita sociale, civile ed economica.  

Per informazioni:
Massimo Cultraro
CNR - Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale

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