30/01/2026
Una ricerca transdisciplinare condotta da un gruppo di ricerca internazionale (Università Federico II di Napoli, CNR-ISMAR Sede di Napoli, University of California-Santa Barbara, Virginia tech, Università di Santiago), pubblicato sulla prestigiosa rivista “Geoscience Frontiers” (Elsevier) dimostra che l’acqua piovana svolge un ruolo significativo nel bradisismo dei Campi Flegrei.
Lo studio ricostruisce la circolazione dei fluidi nel sottosuolo dei Campi Flegrei analizzando stratigrafia, tettonica e aree permeabili legate a porosità e fratturazione. L’integrazione dei dati pluviometrici ha permesso di valutare quanto le piogge contribuiscano al sollevamento del suolo e alla sismicità registrata negli ultimi vent’anni. Il lavoro mostra che l’infiltrazione dell’acqua meteorica nei serbatoi idrotermali superficiali può contribuire fino a cinque centimetri di sollevamento all’anno, rappresentando oltre il 20% del sollevamento totale registrato tra il 2005 ed il 2025 nell’area di Pozzuoli. L’analisi integra i dati pluviometrici dal 1950 con i dati della stazione RITE, rivelando come la geometria del sottosuolo condizioni la migrazione dei fluidi e la risposta deformativa del sistema vulcanico-idrotermale. Nello studio, il quadro tettonostratigrafico dei Campi Flegrei si è rivelato decisivo per ricostruire la circolazione dei fluidi nel sottosuolo, individuando le zone confinate da unità impermeabili. Questa analisi ha permesso di definire con precisione il percorso delle acque meteoriche all’interno dell’intero sistema idrotermale. Secondo gli autori la presenza di una struttura anticlinalica sotto Pozzuoli favorisce la fratturazione, la permeabilità e l’accumulo in serbatoi posti a diversa profondità.
I risultati dimostrano che la ricostruzione del quadro geologico di un'area così complessa riveste un ruolo fondamentale per l’applicazione di modelli matematici e che l’acqua meteorica ha un impatto molto più rilevante di quanto si pensasse sulla dinamica del bradisismo. Comprendere questi processi dinamici è fondamentale per migliorare i modelli previsionali, per sviluppare nuove strategie di prevenzione e valutare possibili interventi di mitigazione.
Lo studio è firmato da Nicola Scafetta, Annamaria Lima, Alfonsa Milia, Frank Spera, Robert J Bodnar, Benedetto de Vivo e Linda Daniele, e rappresenta un contributo significativo alla comprensione dei processi che regolano l’attività del più popoloso sistema vulcanico attivo d’Europa.
Per informazioni:
Alfonsa Milia
CNR - Istituto di scienze marine
Sede di Napoli
alfonsa.milia@cnr.it
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