Focus

Archeologia romana e cultura materiale: indirizzi e prospettive

Gli studi di archeologia romana oggi, nell'ampio contesto internazionale della ricerca, riflettono esigenze che appaiono strettamente dipendenti dal dato archeologico indagato, sia esso una specifica classe di manufatti, un territorio, una realtà urbana o rurale, o ancora, manifestazioni politiche, sociali, ideologiche trasmesse e veicolate da esperienze concrete delle società oggetto d'indagine.
L'artigianato ceramico, nel caso nostro, rappresenta un punto di osservazione privilegiato proprio per la significativa concentrazione di informazioni che aiutano a far comprendere quanto sia ormai necessario prevedere l'avvio di un innovativo dialogo tra archeologia, storia, geografia, ecologia, economia, etnografia, etc. lungo un percorso ed un approccio di indagine necessariamente multidisciplinare.
Lo studio di modelli di sviluppo regionale e sociale nelle società del mondo antico ha confermato la necessità di programmare un'archeologia sempre più interdisciplinare. L'archeologia è per riconosciuta ammissione e, direi, per sua stessa natura una disciplina caratterizzata da una spiccata capacità di fare continui "zoom in and out" su un preciso tema. E tutto ciò può chiaramente emergere quando ogni esperienza di studio, come nel caso delle produzioni artigianali, viene indagata con l'apporto di differenti ambiti disciplinari e con una diversificazione di vedute, come sembra si stia oggi facendo in alcuni progetti di ricerca internazionali che integrano artigianato ceramico, produzioni, territori, paesaggi, economie ed in cui l'elemento unificante che serve ad unire i diversi filoni sembra essere quello rappresentato dalla componente sociale, dall'uomo in particolare.
Lo studio della ceramica romana oggi, si può articolare, essenzialmente, su tre grandi cluster, ulteriormente strutturati al loro interno.
Il primo cluster riguarda l'approccio al manufatto e la sua decodificazione. Quest'operazione si esplica, essenzialmente, attraverso tre azioni chiave che includono:
1. Analisi tipo-cronologiche: l'approccio utilizzato nei lavori su produzioni diverse del Mediterraneo, occidentale ed orientale, fino ai più recenti contributi sulle officine africane, appare strategico per la costruzione di una griglia tipo-cronologica cui fare sempre riferimento.
2. Analisi dei modelli di distribuzione e commercializzazione inquadrati in stretta relazione col tessuto economico del singolo contesto archeologico e del più ampio contesto mediterraneo. La necessità di andare oltre il puro dato tipologico ha permesso, nel corso di quest'ultimo decennio, di allargare il campo di azione e di integrare dati tipo-cronologici con sistemi di produzione e di commercializzazione in cui storia, archeologia, economia e società dialogano vivacemente.
3. Analisi contestuali e funzionali. Un approccio d'indagine che partendo dal rapporto forma - funzione - destinazione d'uso - contesto di utilizzo - contesto di rinvenimento è oggi dirimente per ricostruire modi di vivere, costumi, usanze, tradizioni delle società del passato.
Il secondo cluster comprende, invece, l'indagine sul sistema di produzione. Anche in questo caso, è possibile individuare almeno tre azioni chiave che mirano ad indagare:
1. Le infrastrutture produttive. Conoscere ed indagare il contesto produttivo in sé è il punto di partenza per ogni processo di analisi per comprendere il sistema infrastrutturale da cui il vasellame è uscito fuori; per arrivare, infine, anche alle indagini fatte su importanti contesti produttivi di area centro-italica.
2. Analisi sui prodotti finiti. Lavori d'insieme in cui aspetti diversi vengono presi in esame e relazionati tra loro per costruire una visione integrata comune e completa del prodotto manifatturato esaminato.
3. Analisi dei processi di produzione e loro proiezione nel contesto sociale dell'epoca.
Il terzo cluster vede, infine, come naturale conclusione, il tema delle analisi archeometriche dove l'applicazione di indagini chimico-fisiche o la lettura petrografica dei componenti sono diventati passaggi obbligati ora non più eludibili né procrastinabili.
Tre sono, anche in questo caso, le azioni chiave del cluster.
1. Tipologie di analisi. è necessario individuare il più corretto e rispondente sistema di analisi archeometriche da applicare al manufatto ceramico in un percorso dove la valutazione di molteplici aspetti (contesto, composizione, area geologica, etc.) gioca un ruolo dirimente.
2. Laboratori specializzati. Nulla di più sbagliato è affidare analisi archeometriche, qualunque esse siano, a laboratori non specializzati o parzialmente specializzati.
3. Aspetto procedurale. Qui, le parole di S. Zabehlicky inquadrano chiaramente cosa si intende con questa azione che investe, come credo, l'aspetto più propriamente deontologico-procedurale del cluster "analisi archeometriche": "We cannot demand from archaeometry the solution of every archaeological problem, but in good collaboration - and asking the right persons the right questions - it should be possible to get somehow nearer to the truth and to improve our knowledge about provenance, production technique and distribution of our beloved sherds... choose the righ samples for the right means of analyses and the right question to connect with it".
È ora chiaro che ognuno dei cluster sin qui individuati non è in grado di funzionare né di reggere la complessa macchina procedurale di applicazione e sperimentazione di metodologie e tecniche se non si attiva un percorso virtuoso che metta nelle condizioni di organizzare un sistema integrato di approcci alimentato da un unico filo conduttore. Ognuno dei cluster sopra elencati richiede, in questo modo, necessariamente mirata specializzazione e, soprattutto, forte integrazione tra specialisti diversi.
Il concetto di "chaîne opératoire" recentemente elaborato serve per strutturare ed articolare i complessi dati archeologici che l'archeologo, e nel caso specifico il ceramologo, ha a disposizione, permettendo di sviluppare modelli operativi che aiutano ad affrontare studi ed indagini sul singolo manufatto o su una classe specifica di manufatti unendo agevolmente conoscenze tecnologiche e analisi del complesso sistema societario.
Lungo questo percorso, dunque, si colloca, all'interno delle attività IBAM sul tema, la nascita, nel 2007 della rivista Facta. A Journal of Roman material culture studies, oggi confluita nella nuova esperienza di HEROM. Journal on Hellenistic and Roman material culture che confermano come lo studio della cultura materiale non può più essere inteso seguendo un tradizionale approccio analitico-descrittivo, ma deve essere piuttosto costruito guardando ad aspetti legati ai processi di ideazione e produzione, alle competenze artigianali, alla conoscenza delle diverse maestranze coinvolte nel processo produttivo, alle trasformazioni culturali dell'oggetto in bene, etc.
Alcuni passaggi dell'editoriale in HEROM, 1, 2012 illustrano chiaramente obiettivi e definiscono strategie: "HEROM" acknowledges that the study of past material culture should contribute to our knowledge of this "complex structure of past life". Complex matters are worse than complicated ones. Something complicated, like an engine, has lots of bits and parts that need to function together for it to work. An engine is thus supposed to perform within a relatively narrow and predictable range of behaviours. Archaeology and the study of ancient artefacts, by contrast, are complex matters, which display properties and behaviours that cannot be attributed to any particular part, but only to the system as a whole.
As a matter of fact, archaeology harbours the fairly unique potential to explore societal development by combining the dimensions of materiality and cognition with time and space.
With its focus on the Hellenistic and Roman periods, including Late Antiquity, "HEROM" seeks to contribute to the wider field of historical archaeology. Also this field is complex. Where archaeology as a scientific discipline, in general, approaches the analysis of social complexity andits evolution in the long-term, historical archaeology is mostly concerned with periods and regions where the functioning of society in itself has become quite complex. In consideration of this, we have to consciously avoid not to present our assemblages of material culture as the result of a homogeneous, evolutionary process of social and regional development (such as from chiefdom to polis to state), but to make the particularities
and inconsistencies of that part of the archaeological record we study contribute to debates in social, economic and regional archaeology. "HEROM" consciously opts to move away from cultural and social evolutionism, which still characterizes much research, particularly in classical archaeology (e.g. the debate on r/Romanization or imperialism). The concept of social evolution (the 'logical' evolution from hunter/gatherers to complex civilizations) has placed an intellectual straightjacket on the archaeological discipline, representing "one of the most persistent metanarratives in western thought". Alternatively, "HEROM" aims to move towards an understanding of social complexity rather than evolution.
While, through time, society has become more complex, "complexity should not be conceived as the ultimate goal of social evolution". Different communities within the Hellenistic kingdoms and Roman Empire were able to evolve in different yet complex ways based on how inequalities were established and contested. Social complexity and its development existed on many levels and scales, and in many contexts".
I cluster sopra menzionati funzionano perché ad essi si vanno agganciando ulteriori filoni di ricerca innovativa che hanno come punto centrale il manufatto e le sue "storie".
1. Cultura materiale come strumento di comunicazione;
2. Biografia di un manufatto;
3. Costruzione e decostruzione di un contesto;
4. Vita di un manufatto dalla produzione, distribuzione, primo uso, mantenimento, riuso, riciclo, fino alla sua riparazione e al suo riutilizzo.
Archeologia della produzione, archeologia dei consumi, archeologia cognitiva rappresentano, dunque, quel sistema di "networks" di saperi attorno a cui è articolato oggi lo studio della cultura materiale.
Tutto ciò implica necessariamente la costruzione di un articolato processo di analisi in cui la nozione di "cultural bricolage" coniata in tempi recenti serve per riconoscere quelle interazioni sociali e tecnologiche di emulazioni tra produzioni artigianali diverse dove pesi e ruoli sono costituiti da "hybrid identities, human agency and the concept of cultural relativism".
Lo spirito, oggi, è quello di lavorare, specie nei grandi progetti di ricerca quali sono alcuni attivi presso l'IBAM e coordinati da chi scrive, per costruire "solid bridges between this traditional body of knowledge and the more conceptual agenda of the wider archaeological discipline". Innovative insights in the functioning of Roman pottery as proxy evidence for the functioning and potential trajectory of moderate growth of the ancient economy sustained by specific technological developments, indicate the ground-breaking potential of combining tradition with the new disciplinary research agendas".