Press release

ADDIO BEPPO, OCCHIO ITALIANO NELLO SPAZIO

29/04/2002

Verrà spento domani BeppoSAX, il satellite che per conto dell'ASI e del CNR ha esplorato per 6 anni il cosmo. Nonostante l'eccellente bilancio finale della missione e le decine di scoperte astrofisiche l'osservatorio muore per vecchiaia senza lasciare al momento eredi.

 

Ne ha viste di tutti i colori: stelle, galassie, comete, quasar, pulsar e buchi neri. In 6 anni di gloriosa attività, BeppoSAX, il satellite italiano realizzato dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e gestito scientificamente dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), ha tenuto alto l'onore della fisica e dell'astronomia nazionali con scoperte che resteranno nella storia di queste discipline. Da domani 30 aprile 2002, però, i suoi telescopi si oscureranno e su di lui calerà il gelo spaziale dalle ore 6,30 italiane.

A mandare in pensione BeppoSAX una serie di acciacchi tra cui l'abbassamento dell'orbita e il malfunzionamento di una batteria di bordo che, tuttavia, non ne hanno mai compromesso il valore scientifico, visto che fino all'ultimo minuto ha continuato a registrare lampi gamma.

Lanciato nel 1996, il satellite italiano sarebbe dovuto restare in orbita per soli due anni. Ma la straordinaria efficienza e versatilità gli hanno permesso di prolungare le operazioni sino ad oggi: "BeppoSAX - spiegano Luigi Piro e Giangiacomo Gandolfi, ricercatori dell'Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica del CNR (IASF) - ha scritto pagine importanti dell'astrofisica delle alte energie, svelando l'universo violento dei raggi X e Gamma e, in particolare, il mistero dei lampi Gamma, che da trent'anni dava filo da torcere agli scienziati".

BeppoSAX vanta un curriculum di 30mila orbite, 65milioni di secondi di osservazione, 57 lampi Gamma localizzati, circa 1000 pubblicazioni sui giornali scientifici di tutto il mondo e il prestigioso Bruno Rossi Prize del 1998, che rappresenta un po' il Nobel dell'astrofisica.

"Per il Consiglio Nazionale delle Ricerche, che ha visto crescere questo satellite- sottolinea Guido Di Cocco, neodirettore dell'IASF-CNR - si tratta di un momento particolarmente triste. Ci consola il fatto di avere contribuito attivamente al suo successo e di avere consolidato grazie a lui il prestigio internazionale dell'astrofisica spaziale italiana. Una tradizione che continua proprio con l'IASF, che accorpa in un'unica struttura tutti gli esperti del CNR e che ha un ruolo di punta nelle prossime missioni AGILE, Integral, SWIFT e XEUS".

Roma, 29 aprile 2002



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