IL "SISTEMA" MEDITERRANEO: RADICI STORICHE E CULTURALI, SPECIFICITA'
NAZIONALI
Introduzione - Indice
Introduzione
Nel 1994 il Comitato Nazionale
di Consulenza del CNR per le Scienze Storiche, Filosofiche e Filologiche
varò per la prima volta un proprio "Progetto Strategico", che riunisse
le varie competenze rappresentate nel Comitato, e lo dedicò allo studio
dell'area mediterranea, sotto i diversi aspetti delle scienze umane:
l'ipotesi di lavoro era che tale area avesse una sua particolare identità
e costituisse "sistema", cioè un insieme strutturato di etnie, storie
e
culture nel senso più ampio del termine.
A chi si occupa di "scienze umane" può sembrare ovvio che il Mediterraneo,
nella sua globalità, costituisca oggetto di studio unitario. Come ha ben
scritto Predrag Matvejevic, "... lungo le coste del Mediterraneo passava
la via della seta, si incrociavano le vie del sale e delle spezie, degli
olii e dei profumi, dell'ambra e degli ornamenti, degli attrezzi e delle
armi, della sapienza e della conoscenza, dell'arte e della scienza. Gli
empori ellenici erano ad un tempo mercati e ambasciate. Lungo le strade
romane si diffondevano il potere e la civiltà. Dal territorio asiatico
sono giunti i profeti e le religioni. Sul Mediterraneo è stata concepita
l'Europa".
Ma non si tratta solo di uno studio sulle radici storiche. Oggi, in un
momento di grave crisi politica e militare proprio sulle coste di questo
mare, in presenza di grandi spostamenti di popolazioni che danno luogo
in Europa a società multietniche e multiculturali, l'oggettivo rilievo
di affrontare lo studio del "sistema Mediterraneo" va al di là degli interessi
dello specialista, archeologo, filosofo o storico che sia, anche se per
comprendere il presente è necessario avere una chiara visione del passato.
Dopo la prima euroconferenza di Barcellona del novembre 1995, dalla quale
sono nati gli "Orientamenti della Commissione per le attività dei dodici
Paesi della riva meridionale", l'attenzione verso il Mediterraneo è andata
sempre crescendo, anche in termini economici: 5.5mld. di ECU sono stati
stanziati per il quinquennio 1995-99. È infatti evidente l'interesse strategico
di quest'area, sotto molti punti di vista: economia, politica, cultura,
ambiente. Questo bacino è un mercato di insospettabili potenzialità, che
però stenta a decollare, per molteplici fattori. I Paesi dell'Unione Europea
che sul Mediterraneo si affacciano (Spagna, Francia, Italia, Grecia) hanno
tutto l'interesse a veder spostato verso Sud il baricentro dell'Unione,
che tradizionalmente ha avuto il suo fulcro più nel nord Europa. Come
ebbi a dire presentando a Napoli nel dicembre '97 il "Progetto Mediterraneo",
sembra che finalmente all'Europa del burro cominci ad affiancarsi
con pari peso l'Europa dell' olio.
Direi quindi che raramente il termine "strategico" della terminologia
burocratica del CNR è stato più appropriato che in questo caso particolare.
Nel progetto si sono attivate cinque linee di ricerca su: "Origine e incontri
di culture nell'antichità", "Dalle identità nazionali alle aggregazioni
geo-politiche", "Individuo e società nelle culture del Mediterraneo",
"Confluenze linguistiche e percorsi di comunicazione", "Cultura scientifica
e tecnologica: processi formativi". Il coordinamento dell'intero progetto
si deve all'amico Antonello Biagini che ha lavorato con grande abilità
e anche con grande pazienza.
A me preme qui sottolineare l'ampio spettro interdisciplinare della ricerca:
dalla storia alla geografia antropica, dalla letteratura alla linguistica,
alla filosofia, alla tecnologia, ecc. Né poteva essere altrimenti, dovendosi
trattare dello studio in dimensione sinèronica e dia cronica di un'area
che ha rappresentato e rappresenta per eccellenza un crocevia di popoli.
"Progetto strategico" dunque, nel duplice senso che da un lato esso aveva
come oggetto di analisi un'area strategicamente decisiva e che richiedeva
dall'altro una strategia di coordinamento fra tutte le "Scienze dell'uomo"
rappresentate nel Comitato del CNR. Ben 45 sono state le unità operative
coinvolte, sparse su tutto il territorio nazionale, sia del CNR sia delle
varie università, secondo una struttura modulare di ricerca applicata
e finalizzata, come ebbe a dire felicemente lo stesso Biagini quando si
trattò di presentare il progetto.
Ma "strategico" ha qui anche un altro senso: vale a dire che la strategia
di ricerca proposta ha fruttato una serie di legami scientifici fra
ricercatori dei diversi Paesi mediterranei,
creando
una vasta rete di scambi e suscitando interessi di studio comuni, anche
al di là dei confini nazionali. Il cosiddetto "Sportello" del CNR per
la cooperazione scientifica e tecnologica con i Paesi terzi del Mediterraneo,
diretto da Ezio Martuscelli a Napoli, ha fermamente voluto che tale
cooperazione non fosse limitata a progetti come lo "Studio dei meccanismi
molecolari e tecnologie innovative per la prevenzione e cura di patologie
particolarmente presenti nell'area mediterranea" ovvero lo "Studio chimico
ed ecologico di organismi e sostanze naturali della regione mediterranea",
bensì coinvolgesse anche il settore delle cosiddette "scienze umane".
È avvenuto 'così che alcune unità operative del progetto strategico
venissero a collocarsi nel quadro delle iniziative dello Sportello di
Napoli: per esempio l'unità operativa su "Comunità plurilingui e contesti
migratori" nonché quella dedicata a "Aspetti psicopedagogici nell'integrazione
multietnica nelle scuole elementari". È evidente, anche dalla citazione
del solo tema di queste unità operative, l'estrema attualità dei problemi
trattati.
Nel programma della III mostra dell'Innovazione Tecnologica dei Paesi
del Mediterraneo ("MEDITERINTEC III", Napoli dic.'98) accanto a una tavola
rotonda su "Proposte innovative nel campo dei materiali polimerici" o
su "Problemi ambientali nella lavorazione di materie plastiche" erano
inseriti anche un "Workshop" dedicato all'analisi delle lingue che si
parlano attorno al Mediterraneo e un altro che trattava di "Produzione
e circolazione della cultura storica, filosofica e letteraria nell'area
del Mediterraneo in età moderna" (prof. Alberto Postigliola) e fra gli
stand ve ne era uno che illustrava i ritrovamenti archeologici di una
campagna di scavo condotta dal CNR e dall'Università di Pisa.
Termino dicendo che il progetto di cui si presentano ora i risultati è
stato per me una felice esperienza culturale, non solo come presidente
del Comitato umanistico del CNR, anche se questo aspetto "gestionale"
non è stato trascurabile. Esso mi ha offerto la possibilità di entrare
in contatto con realtà culturali diverse e pur non antitetiche, certamente
un arricchimento di conoscenze.
Speriamo solo che il CNR, pur nei rinnovati assetti che hanno cancellato
i Comitati di Consulenza, rappresentativi delle varie aree di ricerca,
trovi le forze e la volontà, appunto "strategica", per ripetere tali felici
e produttive sinergie.