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Storia e Linguistica

SAGGI DIALETTOLOGICI IN AREA ITALO-ROMANZA

Presentazione - Indice


Presentazione


Secondo il tema della "prima linea di ricerca" del "Centro per la Dialettologia italiana" che fu fondato dall'amico Oronzo Parlangèli e da me in tempi ormai quasi lontani, ho il piacere di aver coordinato anche questo secondo volume di saggi che si riallaccia strettamente al primo, edito nel 1993. Lo scopo principale del Centro era infatti quello di raccogliere e di studiare materiali dialettologici in varie aree dell'italo-romanzo, un dominio che, seguendo attente e impegnative esplorazioni, risulta sempre prodigo di varie novità, soprattutto lessicali, spesso mai raccolte e pertanto particolarmente degne di registrazione.
Come è ben noto i dialetti tendono sempre più rapidamente a perdere le loro caratteristiche ed un patrimonio che forse sarebbe arduo di poter resuscitare in un prossimo futuro.
Nella presente miscellanea si pubblicano, unitamente a lavori di dialettologia, in prevalenza veneta, anche tre ricerche di toponomastica, cioè di una disciplina che si avvale, in modo parallelo, del metodo della linguistica storica, pur ricorrendo ad altre inda- gini, soprattutto storico-archivistiche, le quali offrono le atte stazioni per poter individuare spiegazioni meglio fondate.
Rientra in quest' ambito il mio contributo Tra prelatino e latino nella toponomastica dell'Alto Adige/Sudtirol, mediante il quale si potrà constatare facilmente come la nomenclatura locale della regione (ora provincia autonoma di Bolzano) non è affatto inventata - come spesso si scrive e si crede -, ma risulta quasi sempre da forme dei documenti antichi quando le denominazioni erano ancora nella massima parte non tedeschizzate specie per quanto concerne la macrotoponomastica. Considero un lavoro eccellente quello di Paola Barbierato su Conegliano e il suo territorio, una ricerca che è stata promossa dall'interesse culturale del Comm. P. Garbellotto, industriale locale. Dopo tanti tentativi e proposte di alcuni studiosi specialisti, oltre che di molti dilettanti, la B. è riuscita ad individuare il cognomen latino (forse già un nomen singulare) che sta alla base della chiara formazione prediale in -anum, tardo-romana, e non stupisce che l'antroponimo tragga origine, come in molti altri casi, dalla fauna. Corrette sono inoltre le sue interpretazioni delle forme germaniche Hunglin e Konigsland (adattamenti tedeschi di cui solo il primo risulta chiaro attraverso la documentazione). Dario Soranzo ci offre alcuni esempi tratti soprattutto da intensi spogli di carte padovane antiche, edite ed inedite, per mezzo dei quali egli trova lo spunto per nuove proposte etimologiche. Il grecismo - già noto - heliakòs 'balcone' 'terrazza' 'loggia', equivalente dellat. solarium, nei documenti padovani compare spesso nella variante diachatus/diagò e l'A. ne offre un ricco campionario tratto dalle carte locali. Egli propone inoltre di interpretare Ziperneo (sicuramente da -etum) come derivato di *cypernus, fitonimo, da cyperus e il fiume Tèrgola (che si ripete) da una forma deglutinata latercula 'embrice' e 'specie di canale' (non mancano esempi di -RC->-RG-). Abbiamo poi avuto la fortuna di avere un ottimo saggio di fonetica calabrese di John Trumper (e collaboratori), che io reputo ora il miglior dialettologo italiano, anche se di origine gallese, molto attento anche alla fonetica strumentale. Seguono: un breve articolo di lessico medievale del noto greci sta milanese R. Arena e l'importante studio di E. Croatto sulle principali caratteristiche del lessico cadorino, cioè di un ladino particolare, in parte coincidente con le varietà del Sella, ma anche con notevoli divergenze (nelladino cadorino rientra, ovviamente Cortina d'Ampezzo). G. Tomasi con La cultura del castagno ci propone un bel saggio - come sempre assai informato - che sta a metà tra dialettologia e la etnografia, abbellito da una splendida iconografia. Carla Marcato si sofferma, con l'abituale competenza, sul difficile settore del lessico ornitonimico nei dialetti veneti di Grado e di Marano. Una posizione particolare ha il lavoro di Nadia Breda sui fitonimi trevigiani, ove il fine dell'indagine non è tanto glottologico, quanto di raccolta demologica circa un bel numero di piante descritte, tra l'altro, in dialetto dai suoi sicuri informatori. Conclude il volume una serie di Aggiunte di M.T. Vigolo (che ringrazio anche dà questa sede per la sua fattiva collaborazione per l'apprestamento di questo secondo volume) al suo articolo del 1993 sulle denominazioni delle malattie degli animali, un tema spesso tecnico e poco trattato anche per la indispensabile conoscenza di zooiatria, qui condotto con competenza e sicurezza nel settore delle "parole e cose".
Ci auguriamo che il nuovo volume risulti stimolante e bene accolto dagli studiosi di dialettologia e materie affini.



Giovan Battista Pellegrini

 
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