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Storia e Linguistica

LA QUESTIONE DELLE INFLUENZE VICINO-ORIENTALI SULLA RELIGIONE GRECA

Prefazione - Indice


Prefazione


Organizzato dall'Istituto per la civiltà fenicia e punica "Sabatino Moscati" e dall'Istituto per gli studi micenei ed egeo-anatolici, entrambi organismi del Consiglio Nazionale delle Ricerche, si è svolto a Roma, dal 20 al 22 maggio 1999, il Colloquio internazionale sul tema" La questione delle influenze vicino-orientali sulla religione greca. Stato degli studi e prospettive della ricerca". Nelle nostre intenzioni di promotori, il Colloquio doveva fare il punto su una delle più importanti e dibattute questioni degli studi sulle antiche civiltà mediterranee, riunendo a tale scopo gli specialisti di religione greca e di religioni vicino-orientali, insieme ad archeologi, filologi e storici del mondo antico.
In passato, correnti culturali legate a specifici momenti storici e a posizioni ideologiche spesso preconcette hanno condizionato la valutazione dei rapporti tra Vicino Oriente antico e civiltà greca: rapporti talora volutamente ignorati da pregiudizi eurocentrici (che negavano ogni debito del mondo classico all'Oriente "barbaro"), talora per reazione esageratamente enfatizzati (teorizzazione di un Mediterraneo largamente "semitizzato"). In tale dibattito, la questione dei rapporti tra la religione (e in particolare la mitologia) greca e le tradizioni religiose (mitico-rituali) e narrative del Vicino Oriente antico ha suscitato ampia discussione, proprio per il suo portato ideologico: si è passati da periodi in cui tutto era visto alla luce delle tradizioni indoeuropee ad altri in cui soffiava impetuosa la uentata orientalizzante, suscitata soprattutto dalla scoperta e dallo studio della mitologia anatolica. Al punto che, appena una trentina di anni fa (1966), M.L. West poteva scrivere, non senza intenti provocatori, nell'Introduzione alla Teogonia esiodea, che "Greece is a part of Asia: Greek literature is a Near Eastern literature".
Al momento attuale, si è ormai raggiunta una valutazione storica più equilibrata, grazie ai progressi delle conoscenze (filologiche, archeologiche, storiche e storico-religiose), registrati sia in ambito vicino-orientale che greco, come pure grazie all'apporto di lavori come quelli di M. Astour, di M. Bernal e di E. W Said. Un contributo decisivo è stato inoltre fornito, in termini di formulazione problematica e di approfondimenti specifici, da W. Burkert (e dal già citato M.L. West), in vari studi di analisio di sintesi. La bibliografia più recente testimonia così, accanto a un rinnovato interesse per la questione, l'esigenza di elaborare una metodologia chiara ed efficace sia per impostare l'approccio generale, sia per affrontare operativamente la miriade di casi e di problemi che si pongono a chi s'avventura su questo affascinante ma insidioso cammino.
È infatti evidente che il riscontro di somiglianze, ad esempio a livello di temi narrativi o di motivi mitici, in un contesto greco e in altri vicino-orientali, non è di per sé sufficiente per poter parlare di "imprestiti" o anche solo di "influssi" da una cultura all'altra. A livello mitologico e rituale, ad esempio, occorre anche individuare sequenze narrative e intrecci di motivi che non solo formalmente, ma anche funzionalmente possano essere accostati, confrontati, analizzati e valutati nella storia. Quali sono dunque i criteri da seguire, anche nelle grandi linee, per ottenere risultati storicamente affidabili? E ancora: a quale "Oriente" occorre guardare come polo di influenze? Quando, come, dove e perché sarebbero avvenuti i contatti e gli influssi? I lavori di Burkert e West possono e debbono essere presi come punto di riferimento preciso, nella prospettiva di spingere più avanti le indagini e, al tempo stesso, di verificarne la fondatezza dei presupposti. Ma tra gli "interlocutori" orientali sono molte ancora le differenze da precisare e gli apporti da individuare meglio, così come sono anche da approfondire i limiti cronologici dei periodi di massima intensità degli influssi orientali sull'Occidente, i loro artefici e i meccanismi operativi. Resta inoltre da esplorare e rivalutare largamente il ruolo che svolsero in tale fenomeno l'area siro-palestinese e le civiltà ivi fiorite, da Ebla ai Fenici del I millennio, ruolo finora rimasto decisamente (e ingiustamente) in secondo piano, rispetto agli elementi di confronto col mondo greco derivanti dalla documentazione dell'Anatolia e della Mesopotamia (Assiri).
Il Colloquio si è proposto dunque come momento di verifica dei risultati ormai acquisiti e, al contempo, di riflessione sulle nuove prospettive di ricerca sia per quanto riguarda il filone indoeuropeo, sia per quanto riguarda epoche, luoghi, modalità e direzioni delle influenze orientali sulla religione greca. I lavori si sono articolati in tre giornate, scandite in cinque sessioni e concepite secondo criteri miranti a riunire gruppi di specialisti attorno a tematiche particolari: i rapporti tra le teogonie orientali e quelle greche, ad esempio, le analogie tra mondo miceneo e coeve realtà asiatiche, i culti orientali in suolo ellenico, i processi sincretistici tra differenti figure divine, il culto eroico greco e i complessi mitico-rituali siro-palestinesi, i protagonisti dei contatti culturali e così via. Al dialogo interdisciplinare si è pensato come aspetto particolarmente qualificante di questo incontro scientifico. Non casualmente, del resto, l'iniziativa del Colloquio ha avuto come promotori due Istituti i cui campi di ricerca, pur nella loro specificità, impongono una considerazione comparativa del/' area mediterranea e delle varie culture fiorite sulle sue rive.

*****

Nella

Emblema d'oro da Micene

preparazione e nello svolgimento del Colloquio abbiamo potuto usufruire del supporto essenziale dei direttori e dell'efficiente collaborazione del personale tecnico-amministrativo dei nostri due Istituti. Il nostro più vivo ringraziamento va dunque anzitutto ai due direttori, proff Piero Bartoloni (Istituto per la civiltà fenicia e punica "Sabatino Moscati") e Miroslav Salvini (Istituto per gli studi micenei ed egeo-anatolici), che hanno approvato, patrocinato e costantemente favorito l'iniziativa, in tutti i suoi aspetti e momenti. Nel programmare i contenuti scientifici dell'incontro, abbiamo anche usufruito dell'amichevole collaborazione di alcuni colleghi, che sono poi intervenuti ai lavori a vario titolo; per il sostegno, i suggerimenti e i consigli che hanno voluto sottoporci, con amicizia e competenza, sentitamente li ringraziamo. Un grazie cordiale, inoltre, a quanti hanno prestato la loro opera, per la parte amministrativa (Fiorella De Felice e Giovanni Montalto) o per quella organizzativa (M. Eliana Giannotta), per la segreteria(Maura Gaggi e Zaira Roncaglia), per la redazione (Roberto Valeri), per l'assistenza fotografica (Mario Petrarca e Gesualdo Petruccioli), per la parte grafica (Antonio Mancini) o per l'ordinato ed efficace svolgimento del Colloquio (Bruno Metalli, Fabrizio Metalli e Grazia Petrarca).
Si ringrazia ancora il Direttore dell'Accademia di Danimarca, prof Jan Zahle, che ha voluto accogliere una seduta dei lavori nella sede romana di via Omero 18, con cordiale ospitalità. Un sentito ringraziamento va anche ai responsabili del Servizio Pubblicazioni del Consiglio Nazionale delle Ricerche; in particolare al suo dirigente, dotto Mario Apice, che ha voluto accogliere il volume nella collana delle "Monografie Scientifiche", e alla dotto Paola Giugni, del medesimo Servizio, che ha seguito con viva sollecitudine tutte le fasi della preparazione del libro per la stampa.
La pubblicazione è stata curata dai sottoscritti, con la preziosa collaborazione del sig. Roberto Valeri che ha preparato il materiale illustrativo.


PAOLO XELLA
SERGIO RIBICHINI
MARIA ROCCHI


Roma, 7 luglio 2000

 
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