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Storia e Linguistica

TRA GRECI E TURCHI. FONTI DIPLOMATICHE ITALIANE SUL SETTECENTO OTTOMANO

Prefazione - Indice


Prefazione


Questo libro è nato da una precisa esigenza storiografica: volgere lo sguardo ad Oriente, all'Impero dei Turchi, al grande Leviatano che dominava i due terzi del mare su cui si affaccia l'Italia, tutti i paesi circostanti il mar Nero e le aride sponde chiuse da Aeren a Socotra. In tale ottica si sono svolti quattro anni di ricerche, in parte finanziate dal C.N.R. nell'ambito del Progetto strategico "Mediterraneo", in archivi e biblioteche italiane, turche, austriache e francesi. Dopo un primo censimento delle fonti si è deciso di scegliere alcuni testi, puntando sulle relazioni di diplomatici incaricati di negoziare trattati di pace e di commercio, poiché in quelle occasioni le cancellerie raccoglievano materiali per focalizzare i problemi politici ed economici.
Le fonti europee sono risultate abbondanti, soprattutto quelle di Venezia e di Napoli, capitali in cui ancora si discuteva di politica estera. Dal primo decennio del Settecento Genova sembra abbandonare ogni velleità di commercio con il Levante sotto la propria bandiera e Firenze, dal luglio 1737, passa nell'orbita asburgica.
Per quanto riguarda le fonti ottomane, malgrado l'interessamento del Ministero della cultura turco, due missioni in loco, la sollecitudine della direttrice dell'Istituto Italiano di cultura ad Istanbul, Adele Rispoli, dell'addetto culturale turco a Roma, Mustafà Turan, e la scrupolosità della professoressa Aysé Saracgil, si è riusciti ad ottenere solo vaghe assicurazioni sull'esistenza di documenti interessanti per la ricerca. Purtroppo, interrottasi la tradizione di studi dell'ottomano e della paleografia e della diplomatica di quella lingua, questo settore rimarrà sempre ingiustamente sottovalutato. Va detto invece che, come in molti altri campi e la bibliografia lo può confermare, le conoscenze dell'universo orientale erano, in epoca moderna, un quasi esclusivo privi- legio del mondo culturale italiano.
Il lavoro di trascrizione e di traduzione è opera del dotto Vittorio Campanino. Le edizioni critiche dei testi di Napoli e di Genova sono di Mara Lo Sardo, quelle di Venezia e Firenze di Elisa Andretta, la bibliografia di Alessandra Bonfigli, le traduzioni dall'italiano in inglese di Paul Metcalf.
A tutti loro, e in particolar modo agli amici Ferruccio Ferruzzi e Antonello Biagini, va il mio più sentito ringraziamento. Colgo anche l'occasione per rinnovare la mia stima ai direttori degli Archivi di Stato di Genova, dott. Carlo Bitossi, di Napoli, dottoressa Felicita De Negri, di Firenze, Rosalia Mannu Tolu e di Venezia dott. Paolo Selmi. Vorrei inoltre manifestare la più sentita gratitudine alla direttrice della Biblioteca dell' Accademia Nazionale dei Lincei alla curarrice del fondo orientale, nonché al direttore dello Staatarchiv di Vienna.
Si spera con quest'opera di aprire un piccolo spiraglio sulla storia del Mediterraneo in epoca moderna, sul ruolo di alcuni stati italiani e sul grande complesso otto mano, il cui declino fu meno rapido e catastrofico di quanto si pensasse nell'Europa del Settecento. Anche la Grecia, che sembrava in una situazione decisamente più svantaggiata, raggiunse ben prima dell'Italia la sua indipendenza e una prima embrionale forma di unità nazionale. Diverso e più complesso il caso dei Balcani e dell' Africa settentrionale, ma non è questo il luogo per affrontare uno dei temi che fanno tremare i giovani candidati alla carriera diplomatica: la questione d'Oriente. Nei testi pubblicati solo alcuni spunti riportano alle intricatissime vicende di questi paesi a noi prossimi, ma già allora l'anarchia e le tensioni represse affioravano in episodi cruenti e a volte inspiegabili.


EUGENIO LO SARDO


Roma 3 settembre 1998

 
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