GERMANI IN ITALIA
Presentazione - Indice
Presentazione
Il tema della presenza germanica
- ma poi si vedrà che in realtà "Germani" e "germanico" sono termini
di comodo per indicare un insieme di genti collegate in vario modo tra
loro ma rilevabili con nomi specifici come Cimbri, Teutoni etc. - in
Italia è fra quelli che più hanno attivato le
penne degli scrittori. Valgano d'esempio le opere dello storico e banchiere
Thomas Hodgkin (Londra 1831-1913) ltaly and her lnvaders e dello
storico e uomo politico Ludo Moritz Hartmann (Stoccarda 1865-Vienna
1924) Geschichte Italiens im Mittelalter (incompiuta, 4 volI.
1897-1915). L'abbinamento fra presenza di "barbari" e rovina dell'Impero
d'Occidente è scontato e forte la tendenza a collegare le due cose in
un nesso di causa (i "barbari") ed effetto (caduta dell'Impero di Roma).
Va da sé che i Romani (e non solo dai Romani) sono stati collocati dalla
parte della ragione e i Germani dalla parte del torto. Troppo diverso
era il livello di civiltà e soprattutto di organizzazione. Da un lato
abbiamo l'efficienza di un grande apparato burocratico e militare in espansione,
dall'altra aggregazioni instabili di famiglie in cerca di terre da sfruttare
per allevamento e agricoltura, apparentemente prive di ogni altra motivazione
che non fosse la sopravvivenza. Col diradarsi delle ideologie e con la
presa di coscienza critica della nostra civiltà occidentale, la ricerca
di una maggiore obbiettività o almeno di un sufficiente distacco nella
ricostruzione del quadro romano-germanico si è fatta una necessità impellente.
Una svolta nei criteri di messa a fuoco dei problemi e un tentativo di
valutazione obbiettiva del fenomeno "Germani" è il libro di Reinhard Wenskus,
Stammesbildung una Verlassung. Das Werden der fruhmittelalterlichen
gentes (ma questo titolo non dà un'idea adeguata del contenuto), apparso
nel 1961. Significativa è del pari l'opera di Walter Goffart, intitolata
Barbarians and Romans. A. D. 418-584. The Techniques of Accomodation,
Princeton 1980. Da ricordare è anche la nuova edizione di Hoops, Reallexikon
der Germanischen Altertumskunde che dal 1968 offre al mondo degli
studiosi voci enciclopediche rigorosamente imparziali e trasparenti.
Questo volume si prefigge - pur nei suoi limiti evidenti - unicamente
di documentare una realtà significativa, la presenza di Germani in Italia
dal secolo II a. C. al V d. C. "Germani in Italia" dunque, fin dall'avventura
dei Cimbri e dei Teutoni, senza ambizioni di completezza, ma con vaglio
accurato delle fonti (preziosi a tal proposito sono i quattro volumi dell'
Akademie Verlag di Berlino, Griechische una Lateinische Quellen zur
Frilhgeschichte Mitteleuropas bis zur Mitte des 1. Jahrtausends
u. Z., editi da J. Herrmann, 1988-1992), appositamente collocate all'inizio
di ogni contributo con l'intento di facilitarne la consultazione e per
metterle a disposizione per ogni futura indagine, presenta i risultati
di una collaborazione tra germanisti, storici antichi e del cristianesimo,
numismatici ed epigrafisti.
Alcuni contributi previsti non sono arrivati in porto. Fra questi ricordiamo
quelli sulla presenza dei Germani in Italia fra la tetrarchia e la seconda
metà del IV sec.; su Alarico e Stilicone; sui nomi germanici documentati
su suolo italiano nell'antichità; sulla derivazione dei segni runici e
dell'epigrafia runica dalla tradizione etrusca settentrionale; sulla presenza
di Germani all'interno delle istituzioni e delle strutture di potere nella
Roma dei secco IV e V d.. C. e infine sulla presenza di Vandali nell'Italia
insulare.
Per rispettare la volontà di alcuni autori, abbiamo rinunciato ad una
rigorosa unificazione redazionale, cosa che naturalmente non può valere
per gli indici.
I curatori esprimono la loro gratitudine ai professori Luigi De Rosa,
Romano Lazzeroni, Mario Mazza, Antonio Praturlon e Sergio Zoppi per l'aiuto
concesso ad alcuni degli autori in forma di contributo ordinario e per
aver accolto il volume nella collana del CNR, Monografie Scientifiche;
ai dotto naria Vannini Parenti e Pier Luigi Bizzarri dell'Ufficio
Pubblicazioni per la loro disponibilità e infine al dotto Nicola Petilli
per il lavoro redazionale.