DIALETTI, CULTURA E SOCIETA'. QUARTA RACCOLTA DI SAGGI DIALETTOLOGICI
Presentazione - Indice
Presentazione
Sono felice di presentare questa quarta raccolta dialettologica,
che prosegue una tradizione inaugurata nel 1993 (seconda raccolta 1995,
terza raccolta 1996). Il volume, più corposo dei suoi predecessori,
pur presentando una prevalenza di lavori riguardanti l'Italia di Nordest,
tocca anche altre regioni, con un' ampia sezione calabrese. Gli scritti
sono raggruppati in tre sezioni.
La prima (Dialetti, cultura e società) affronta tematiche svariate.
Vi è, innanzi tutto, lo studio di Paola Barbierato sui tipi lessicali
considerati dagli studiosi del passato come tipici del retoromanzo. L'autrice
ne relativizza la significatività, con ampi raffronti con il complesso
della romanità cisalpina: il lavoro è collegato con una più ampia
opera, in corso di stampa, dovuta a Giovan Battista Pellegrini e alla
stessa Barbierato (Comparazioni lessicali 'retoromanze'. Complemento
ai Saggi ladini di G.I. Ascoli; apparirà a Venezia nelle Memorie
dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti).
Tre articoli sono dedicati ai sistemi tassonomici; in essi l'accento è
appunto sull' inquadramento terminologico piuttosto che sulla ricerca
di tipi etimologicamente nuovi. Tali lavori sono importanti perché descrivono
dei settori della cultura materiale in cui non solo i singoli termini,
ma le stesse tassonomie rischiano di essere travolte dalla trionfante
italianizzazione, che provoca la standardizzazione delle classificazioni
e denominazioni, dei manufatti e delle pratiche artigiane di lavoro.
Così Marco Cuneo descrive la terminologia ittica ligure, Giampaolo Tardivo
quella dei tagli di carne del Veneto centrale e Nicodemo Misiti quella
delle barche da pesca calabresi. Gli autori mostrano una notevole esperienza
dell' oggetto dei loro lavori (nel secondo caso si tratta di un professionista
del settore, appassionato di linguistica): Misiti e Tardivo approfondiscono
tassonomie di settori specializzati e si fondano sostanzialmente su di
un solo punto di esplorazione. Cuneo dà al suo lavoro una impostazione
geolinguistica: studia l'intera Liguria e mostra dove la terminologia
sia regionalmente uniforme e dove invece sia distinta per zone (sminuisce,
tra l'altro, l'influsso di Genova), ed è anche molto attento nel segnalare
i casi di denominazioni 'sfasate', cioè i casi in cui significanti simili
designino animali diversi.
Più variati sono gli altri contributi.
Carla Marcato studia l'italo-canadese come costellazione relativamente
instabile di interlingue del Canada e ne caratterizza alcuni tratti strutturali
e sociolinguistici.
Stephan Schmid e M. Teresa Vigolo analizzano i germanismi attestati nelle
parlate della Val di Non, con un'utile introduzione metodologica e considerazioni
sui campi semantici maggiormente rappresentati; tale lavoro si inserisce
in un più ampio programma di ricerca, che si rileva fin d'ora di grande
interesse.
Mario Sartor Ceciliot presenta una ricerca sulle denominazioni del 'cuculo'
e sulle parole con esse connesse.
Dario Soranzo studia la distribuzione geografica dei cognomi etnici del
Veneto (con un impianto statistico, fondato sulla base-dati degli elenchi
telefonici); l'autore aggiunge quindi una parte di analisi sincronica
alle sue ricerche storico- etimologiche sui cognomi italiani (in particolare
veneti), che fanno un competente uso delle fonti di archivio.
La seconda sezione contiene Contributi etimologici.
Enzo Croatto estrae dal suo dizionario zoldano - da tempo in preparazione
sotto gli auspici del Centro di Dialettologia - le voci riguardanti l'avifauna;
il lavoro è provvisto di una lista e un indice.
Remo Bracchi studia, con ampia documentazione, neblus "torrente
nivale". Franco Crevatin analizza alcune parole istriane.
Eric Hamp, sulla base di alcuni etimi, discute sulla collocazione dell'albanese
nell'ambito dell'Indoeuropeo.
I due ampi contributi Varia Etymologica I (di John B. Trumper ed
Errnanno Straface) e II (di Leonardo Di Vasto e John B. Trumper)
comprendono discussioni etimologiche di voci soprattutto calabresi e venete,
appartenenti a vari campi semantici (zoonimi, fitonimi, idronimi, ecc.).
Le discussioni sono caratterizzate da una vastissima base comparativa
(con ampio uso del Celtico e delle antiche lingue Germaniche; per alcune
parole di origine araba comuni al calabrese arcaico e al sardo si propone
un tramite greco). Alcune voci (ad es. quelle sull' 'ambra' e sull' 'aquila')
sono così dense da avere la natura di piccole monografie.
La terza sezione (Testi) si interessa di testimonianze dialettali
in testi di varia epoca. Giovan Battista Mancarella usa una carta brindisina
latina del XIV secolo come
fonte di terminologia volgare salentina. Stefano Mazzaro fa il punto sulle
nostre conoscenze dei dialetti liventini - zona veneta in cui all'antica
base trevigiano-bellunese si sovrappone l'espansione di tratti veneziani
- e ne ricerca le caratteristiche nella cronaca quattrocentesca di Daniele
di Chinazzo.
Piera Rizzolatti ricerca, in un testo del XVI secolo, l'antica tenninologia
friulana della bachicoltura. Carla Maria Sanfilippo propone una nuova
interpretazione - fondata su considerazioni sintattiche - di una tenzone
del canzoniere di Nicolò de' Rossi.
Questa raccolta è il frutto di alcuni dei numerosi contatti di collaborazione
che il Centro di Studi per la Dialettologia del CNR ha saputo suscitare
in questi ultimi anni, ma prosegue anche una rete di studi iniziata da
Giovan Battista Pellegrini. Essa è anche l'ultima della serie del Centro
di Dialettologia, che si è ora fuso nel nuovo Istituto di Fonetica e Dialettologia,
alla testa del quale è stato designato Alberto Zamboni. La nota competenza
dialettologica del collega e le occasioni offerte dal nuovo quadro istituzionale
porteranno certamente a un ripensamento sulla posizione della dialettologia
nel nuovo Istituto e a nuove iniziative. Tuttavia, i trentacinque anni
di amicizia e di consuetudine di studio che legano Zamboni con Giovan
Battista Pellegrini e con me ci danno anche un segno di continuità.
Alberto M. Mioni