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Storia e Linguistica

LA DECIFRAZIONE DEL CARIO

Prefazione - Indice


Prefazione


Il "Primo Simposio internazionale sulla Decifrazione del Cario", organizzato dall' Istituto per gli Studi Micenei ed Egeo-Anatolici del CNR, con la collaborazione scientifica dell' Istituto di Glottologia e Filologia Classica dell' Università di Udine, ha avuto luogopresso la sede centrale del CNR, nei giorni 3 e 4 maggio del 1993.
Lo si deve all' iniziativa scientifica di Roberto Gusmani, professore all' Università di Udine e presidente del Consiglio Scientifico dell' Istituto per gli Studi Micenei ed Egeo-Anatolici del CNR, da me diretto. La manifestazione, alla quale hanno aderito i più illustri studiosi che in campo internazionale si occupano di questi documenti, ha visto la partecipazione di un nutrito gruppo di filologi di varie istituzioni scientifiche presenti a Roma e in altre città italiane. L'argomento non era dei più comuni, ma era naturalmente destinato a convogliare l'interesse di quanti - linguisti e filologi impegnati nello studio delle testimonianze scritte pervenuteci dall' antico mondo mediterra- neo e anatolico - si sentono attirare proprio da messaggi antichi che pongono a cimento la nostra attuale comprensione.
I risultati raggiunti sono altamente positivi, anche se ovviamente provvisori. È infatti probabile che sia stata imboccata la strada giusta del deciframento, cui sarebbero pervenuti indipendentemente studiosi operanti in paesi diversi (si vedano le comunicazioni di J. Ray, I.-J. Adiego, D. Schurr e H. Eichner) , anche se continuano a sussistere le motivate ma costruttive riserve di Gusmani. Ma la sola prospettiva che più di un secolo di sforzi filologico-linguistici possa aver portato vicino alla soluzione di un così difficile problema scientifico, è già un risultato lusinghiero per gli organizzatori e per il CNR che ne ha permesso la realizzazione. È confortante insomma la previsione di Eichner, che il colloquio romano "costituirà una svolta nella storia del deciframento" del cario.
Ritengo che la sede prescelta per questo primo confronto diretto fra gli studiosi del cario sia stata felice. Il nostro Istituto, anche se non ha fino ad oggi avuto occasione di cimentarsi con ricerche carie, per la vastità dei suoi orizzonti culturali statutarf si pone come buon recipiente per questo tipo di iniziative. Le civiltà dell'Anatolia preclassica, nella loro straordinaria varietà e ricchezza, offrono - si sa - materia a molteplici discipline. A differenza forse di altre più note e illustri filologie del mondo antico, in campo anatolico si assiste ad una crescita continua della documentazione, si moltiplicano le scoperte e con esse siformano nuove specializzazioni. Il caso del cario, con il suo duplice problema di scrittura è di lingua, e il suo sfondo storico, è uno dei più recenti, cronologicamente parlando, del vasto panorama anatolico, poiché si inserisce appieno nel periodo classico, varcando il confine dell' Ellenismo. Altre civiltà linguistiche della stessa grande area culturale hanno preceduto l'esperienza caria - e si risale alle documentazioni in Filologia Anarolica stanno attraversando a livello internazionale un momento particolarmente felice. Cito un solo esempio. È in corso attualmente da parte di studiosi turchi lo studio dei documenti cuneiformi ittiti (II mill. a. C.) rinvenuti nel sito di Ortakoy, in provincia di çorum, a nord-est della capitale ittita Hattusa (odierno villaggio di Bogazkoy). Queste tavolette di argilla, cotte e rese solide dall' antico incendio della città - sul cui antico nome si fa già un' avvincente proposta - fanno parte di un ricchissimo archivio che consiste per ora di più di 2500 testi e frammenti, appartenenti a tutti i generi letterari già conosciuti dalla lunghissima tradizione di studi sulla documentazione della capitale dell' impero. Come siamo abituati a constatare per quel mondo costituito dall' incontro di lingue e culture diverse, anche nel nuovo archivio si individua più di una lingua: oltre all'ittito, sono presenti l'accadico e il sumerico, che erano il comune bagaglio culturale degli scribi ittiti, ma anche una lingua "asianica" come il hurrico, portata da genti non indeuropee e non semitiche, venute dalle terre al di là dell' Eufrate, i Hurriti; dei documemi cuneiformi scritti in questa lingua il nostro Istituto sta pubblicando da 10 anni il corpus, in collaborazione con colleghi di università tedesche.
È questo insomma un campo di studi particolarmeme fecondo e promettente, un ambito della ricerca amichistica che offre prospettive entusiasmami e che si trova oggi in rapida evoluzione. I documenti antichi - siano essi alfabetici o geroglifici o cllneiformi (sillabici e ideografici) - chiedono di essere interpretati in modo da svelare pagine di storia e aspetti ignoti di civiltà scomparse, alle qllali la nostra attuale deve molto.
Poiché la storia recente degli studi dimostra che le discipline orientalistiche e l'Anatolisiica in particolare hanno conosciuto in Italia un notevole sviluppo, superiore a quanto avviene in altri paesi di antica tradizione, è compito ora delle nostre istituzioni sciemifiche, Università e CNR, di saper cogliere le occasioni offerte dalla favorevole congiuntura, per restare all'avanguardia in questo ambito di studi, sfruttando le potenzialità sciemifiche del settore e non disperdendo quel capitale umano di giovani studiosi, veri Dottori di Ricerca, che si sono formati in lunghi e severi studi presso Università europee.
Frattanto si continua a lavorare.
E mi è grato poter annunciare che nell' ottobre del 1995 si svolgerà a Roma un analogo colloquio dedicato alfrigio, lingua di una importante civiltà dell' Anatolia del I millennio a.C.; della sua organizzazione scientifica si sta occupando nuovamente Roberto Gusmani.
La preparazione e l'organizzazione pratica del "1° Simposio sulla Decifrazione del Cario" è stata curata dall' Istituto per gli Studi Micenei ed Egeo-Anatolici del CNR, e cito l'impegno costante e intelligente della Signora Maria Eliana Giannotta, che ha seguito tutte le fasi che hanno condotto alle giornate del Simposio, quindi alla stampa di questi Atti. Il lavoro redazionale è stato compiuto, per quanto concerne l'lstituto, dai Ricercatori Daria Marcozzi, Marcella Sinatra e Pietro Vannicelli e dalla Sig.ra Giannotta. Una menzione particolare va alla Dott.ssa Lucia Innocente dell' Università di Udine, reiatrice essa stessa, che ha collaborato alla realizzazione degli atti, provvedendoli del tessuto connettivo: mi riferisco alla bibliografia caria e alla tabella dei segni che si pubblica all'inizio del volume e in copertina.
Si deve al Dott. Pier Luigi Bizzarri, dell' Ufficio Pubblicazioni del CNR, l'intervento redazionale finale e l'adattamemo dei manoscritti alle norme della serie. Egli va ringraziato per lacomprensione dimostrata verso le particolari esigenze create dall' inusitata materia. Ma è grazie all'interessamento della Dott.ssa Ilaria Vannini-Parenti, dirigente l'Ufficio Pubblicazioni, se quest'opera può uscire in una sede prestigiosa.
Per evitare una profluvie di errori di composizione, che la pur esperta tipografia non avrebbe potuto evitare, si è deciso di rinunziare a comporre il più complesso dei contributi pervenutici, quello di V. Sevoroskin, in ragione della straordinaria quantità di segni speciali. Poiché il dattiloscritto lo permetteva, è stato invece riprodotto fotograficamente.
Infine, il contributo di Jean Faucounau, che non corrisponde ad una comunicazipne letta al Simposio, rappresenta invece una eco dell' interesse suscitato immediatamente dal colloquio. Anche se esso è pervenuto dopo la conclusione dei lavori, è parso opportuno inserirlo nei presenti atti, per non escludere nessuna voce di quanti ritengano di apportare un contributo originale a questa difficile problematica.


Diretlore dell'Istituto per gli Studi Micenei ed Egeo-Anatolici del CNR


MIRJO SALVINI


Roma, ottobre 1994

 
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