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Storia e Linguistica

DALL'ADRIATICO AL MAR NERO: VENEZIANI E ROMENI, TRACCIATI DI STORIE COMUNI

Introduzione - Indice


Introduzione


Il dialogo tra le culture e il rilancio delle attività di ricerca storica riguardante i rapporti tra gli stati italiani e l'Italia e i romeni e le popolazioni romanizzate del sud-est europeo.

La ricerca storica volta ad affrontare la complessa problematica dei rapporti tra gli italiani e le istituzioni degli stati italiani del periodo antecedente all'Unificazione dell'Italia e le popolazioni dell'Europa Centrale e Sud-Orientale le cui culture, lingue, tradizioni si rifacciano all'antico rapporto con la civiltà romana e con la lingua latina ha prodotto, per adesso, pochi lavori di sintesi, quasi tutti orientati verso lo studio di fenomeni e situazioni circoscritti a un arco temporale limitato. E lo stesso vale per la ricerca storica riguardante la stessa problematica e connessa al periodo successivo all'Unità d'Italia. Singoli fatti, eventi storici o fenomeni culturali e artistici riguardanti la vita delle popolazioni dell 'Europa Centrale e Sud-Orientale parlanti una lingua romanza sono stati affrontati dalla storiografia italiana soprattutto dalla prospettiva della rilevanza avuta per la storia degli stati italiani e dell 'Italia e non dalla prospettiva di una possibile storia comune, ricostruibile da elementi spesso disparati, difficilmente riconducibili dentro la cornice dello stesso quadro. Anche se la storiografia romena ha manifestato sempre un notevole interesse per i rapporti dei Romeni e degli stati romeni con gli Italiani e gli stati italiani e per il rapporto tra i Principati Romeni Uniti (dal 1859), il Regno di Romania (dal 1881), la Romania della repubblica popolare e del "socialismo reale" (post 30 dicembre 1947) e finalmente della Romania democratica post-comunista (post dicembre 1989) col Regno dell 'Italia prima e con la Repubblica Italiana in tempi più recenti, pochi sono gli studi che si sono proposti come sintesi seppur parziali delle problematiche afferenti agli stessi rapporti di cui sopra.
Alla base di queste ricerche - spesso disparate e condotte secondo gli interessi dei singoli studiosi - stanno i numerosi studi promossi in Italia tra le due Guerre Mondiali allo scopo di rivalutare il ruolo e la posizione della Roma antica nella storia europea e a rendere più evidente il ruolo degli Italiani nella storia generale politica, sociale e spirituale della stessa Europa.
A distanza di oltre mezzo secolo da un periodo non privo di luci e di ombre, ma essenzialmente abbastanza fortunato per la ricerca storica, possiamo affermare, eliminando dalle valutazioni qualsiasi pregiudiziale di tipo ideologico, che i filoni di ricerca storica connessi alla presenza degli Italiani e dell'italianità in generale in Europa e nel mondo rimangono a tutt'oggi attivi e che le connotazioni strumentali che presentavano in partenza pesano ormai marginalmente sui risultati delle analisi: i fattori di condizionamento ideologico delle stesse ricerche sono ormai elementi depurati dal contesto scientifico del lavoro svolto per decenni dalla critica. Le "storie degli Italiani nel mondo" hanno proiettato su uno sfondo storico più vasto l'operato di personaggi di notevole rilievo e ancora oggi possono costituire, secondo il nostro punto di vista, un valido punto di partenza per l'ampliamento del quadro della conoscenza delle interferenze culturali e degli intrecci di interessi economici e politici tra gli stati italiani - e successivamente dell'Italia - e le popolazioni e gli stati romeni e della Romania. Lo stesso principio vale per le ricostruzioni storiografiche dei rapporti degli Italiani con le popolazioni romanizzate dell'area sud-danubiana e balcanica, ivi compresi i rapporti con i connazionali sparsi nel territorio della costa orientale dell'Adriatico. La storiografia moderna italiana non ha generato molte opere in cui la storia di queste popolazioni possa essere messa in diretta relazione alla storia degli Italiani. Per fatti attinenti all'evolversi della situazione geopolitica nell' area dell' Adriatico mediano e superiore, più di un approccio del genere ha riguardato invece la storia dei rapporti italo-albanesi. La storia dei Romeni e la storia di quelle popolazioni romanizzate dell'Europa Sud-Orientale che non hanno creato aggregazioni politiche autonome in un' area in cui i principali protagonisti furono per un millennio l'impero bizantino e per altri cinquecento anni l'impero ottomano, non è stata mai affrontata da una prospettiva metodologica in grado di mettere in risalto un tracciato di storie comuni come luoghi di convergenza di interessi e iniziative facilitate da un fondo di mentalità e di culture comuni. La struttura tematica e i contributi scientifici del libro pubblicato ora dal Consiglio Nazionale delle Ricerche corrispondono in grandi linee all'orientamento scientifico dei promotori del Convegno Internazionale del titolo Dall' Adriatico al Mar Nero: Veneziani e Romeni, tracciati di storie comuni tenuto si a Venezia tra il 29-30.11.2001.
Il direttore dell'Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, il collega prof. Ion Bulei, titolare della cattedra di Storia contemporanea della Romania presso la Facoltà di storia dell 'Università di Bucarest, cogliendo a volo l'opportunità offertagli dall 'Università di Venezia di portare per alcuni giorni a Venezia un discreto numero di studiosi (circa 8-10) per organizzare una giornata di studi dedicata alle ricerche sui rapporti tra Italiani e Romeni, ebbe la cortesia di consultarci su un eventuale programma.
Poiché, negli ultimi anni, organi decentrati del Consiglio Nazionale delle Ricerche hanno avuto effettivamente un ruolo non trascurabile nella valorizzazione delle competenze di alcuni giovanissimi ricercatori italiani e romeni, attivi nell'ambito delle discipline storiche ed interessati ai fenomeni attinenti ai rapporti storici tra Veneziani e Romeni, abbiamo trovato più che naturale di impegnarci nell'organizzazione di un incontro di studio di più ampio respiro e di tentare non solo di dargli un taglio tematico in grado di rispecchiare lo stato attuale delle ricerche sui rapporti tra Veneziani e Romeni, ma anche di delineare attraverso i contributi presentati le linee guida di una storia comune, da inserire nella più grande storia dei rapporti tra Italiani e Romeni.
Negli intenti nostri l'incontro di studi avrebbe dovuto precedere l'uscita di una pubblicazione scientifica di un elevato livello nelle cui pagine si potessero leggere, insieme ai testi firmati da nomi di prestigio delle discipline storiche, gli ottimi testi che sintetizzano le ricerche dei giovani ricercatori italiani interessati ai problemi connessi alla storia della Romania e le ricerche dei loro colleghi romeni durante il loro stage biennale a Venezia come "pensionati" del Ministero dell'Educazione, dell'Università e della Ricerca della Romania.
Dei 31 contributi presentati al Convegno, 24 si ritrovano nelle pagine che seguono. L'espressione "si ritrovano" va comunque intesa in senso lato: più della metà degli interventi sono stati riscritti in vista della pubblicazione in un volume progettato in modo da offrire la possibilità di approfondire degli argomenti inquadrabili in tematiche riguardanti fenomeni distribuiti su un grande arco temporale. Si è dato per scontato, da parte nostra, che i testi destinati al volume da pubblicare sotto l'egida del Consiglio Nazionale delle Ricerche dovevano avere delle caratteristiche diverse rispetto agli interventi presentati, talvolta a braccio, in un convegno il cui intento era limitato a fare il punto delle ricerche gravitanti intorno ad argomenti di grande interesse per la storia dell'Europa Centrale e del Sud-Est. Le modifiche sostanziali portate da una parte degli autori ai loro interventi hanno avuto il ruolo di eliminare l'oralità e di far uscire le considerazioni dalla sfera delle generalità in cui si mantengono per forza tutte le comunicazioni scientifiche presentate in occasione delle riunioni in cui il tempo degli oratori è misurato con criteri che non tengono conto della sostanza dei fenomeni analizzati. La parte degli interventi presentati al Convegno che non hanno subito modifiche in vista della pubblicazione sono stati concepiti sin dall'inizio dagli autori come testi da pubblicare in una raccolta di studi di approfondimento di argomenti strutturati intorno a un asse tematico.
Possiamo azzardare l'affermazione che il presente volume potrebbe essere considerato un primo tentativo di ricostituzione della variegata serie dei rapporti tra Veneziani e Romeni dal tardo Medioevo ai giorni nostri. Viene affrontata nel libro la complessa problematica storica delle relazioni tra le popolazioni e le istituzioni della Repubblica Veneziana e - dopo il suo crollo del 1793 - della gente e delle istituzioni presenti sul territorio del Veneto nel periodo del dominio degli Asburgo e successivamente nel tempo della storia post-unitaria dell'Italia e le popolazioni e le istituzioni delle tre principali formazioni politiche - Moldavia, Tara Romaneascà (Valacchia) e Transilvania - che, percorso il gradua- le processo di unificazione iniziatosi nel 1859 con l'Unione tra Moldavia e Valacchia, processo finalizzato tra 1918-1919 con l'unificazione col Regno della Romania della Transilvania, della Basarabia e della Bucovina del Nord, hanno costituito la struttura statale della Romania moderna.
Poiché nei rapporti tra le comunità umane e stati possono verificarsi delle fratture, discontinuità, interruzioni, anche i saggi del libro non coprono cronologicamente tutto l'arco temporale preso in considerazione. Ma le "campionature" degli eventi e dei fenomeni studiati sono sempre significative. È molto probabile che tra qualche anno, col progredire degli studi, qualcuno possa imbarcarsi nell'impresa della stesura di una sintesi d'autore sulla storia dei rapporti tra Veneziani e Romeni. Le premesse di una simile impresa si trovano già negli studi settoriali di cui quello di Eugen Denize, Tàrile Romane si Venetia, relatii politice 1441-1541 (Bucuresti 1995) è solo un esempio.
In relazione all'evolversi degli studi settori ali sarebbero comunque da fare alcune brevissime considerazioni che non possono prescindere dalla situazione e dal funzionamento
Sigillo di Michele il Bravo come
Voivoda e Signore della Valacchia,
Transilvania e Moldavia
delle strutture della ricerca umanistica in Romania e in Italia.
È noto il fatto che con la cessazione, per ragioni politiche, nel 1947 delle attività di studio e di ricerca svolte dagli studiosi inviati dal governo della Romania a compiere periodi di perfezionamento presso l'Accademia di Romania di Roma è scomparso dal panorama delle pubblicazioni scientifiche anche un benemerito periodico intitolato Ephemeris daco-romana il cui primo numero risaliva al 1923, il secondo anno di funzionamento della Scuola Romena a Roma, nata in base a una legge emessa dal parlamento della Romania nel 1920. Ephemeris daco-romana fu pubblicata sotto forma di annuario negli anni 1923, 1924, 1925, 1930, 1932, 1935, 1938, 1939 e 1945. Il decimo volume fu anche l'ultimo della serie; in un'altra forma la pubblicazione fu ripresa nel 2000 sotto l'egida dell'Università di Cluj. Del Diplomatarium italicum, raccolta di studi stampata ad intervalli irregolari, sempre col concorso del personale coinvolto nelle attività di ricerca promosse dall'Accademia di Romania in Roma, uscirono in tutto quattro volumi negli anni 1925, 1930, 1934 e 1939. Le due pubblicazioni furono nel Novecento, tra le due guerre mondiali, le uniche pubblicazioni a raccogliere in maniera sistematica i frutti delle benemerite indagini svolte da manipoli di giovani studiosi in alcuni settori delle discipline umanistiche direttamente connesse al campo delle indagini riguardanti la storia comune dei Romeni e degli Italiani e in senso più lato i rapporti tra la storia delle popolazioni antiche e moderne dell'area geografica del Mediterraneo centrale e quelle latinizzanti e latinizzate dell'area carpato-danubiano-pontica.
Lo smantellamento da parte delle autorità comuniste romene nei primi decenni della Guerra Fredda delle strutture istituzionali di ricerca aventi come obiettivo l'approfondimento dei rapporti tra la storia e la cultura dei Romeni con la storia e la civiltà dei popoli che maggiormente hanno contribuito al definirsi della loro civiltà, non hanno affossato la ricerca storica e culturale. Non è molto nutrito l'elenco degli studiosi romeni che hanno affrontato problematiche attinenti alla storia dei rapporti romeno-italiani. Sottile è anche l'elenco degli studiosi italiani interessati dagli stessi argomenti visti dalle sponde del Mediterraneo. I nomi più significativi per questa tipologia di studi si ritrovano nelle pagine che seguono. Si tratta di autorevoli studiosi che con il loro prestigio intellettuale fanno onore a un filone della ricerca storica brillantemente illustrato da Nicolae lorga, George Bràtianu, Nicolae Bànescu, Alexandru Marcu ecc.
Salvo poche eccezioni, nelle strutture di insegnamento e di ricerca italiane non si è verificato un interesse costante, supportato istituzionalmente, per lo svolgimento di ricerche sistematiche riguardanti la storia e la cultura del popolo romeno. Gli studi orientati in questa direzione, configurati in testi pubblicati o ancora da pubblicare, hanno trovato un supporto solido principalmente nell'affetto di singole personalità per la Romania, per il suo passato e per i suoi tormenti nei tempi recenti, non ancora diventati un presente remoto.
Nel libro sono pubblicati saggi firmati dagli autori delle più importanti ricerche condotte ultimamente in Italia intorno agli argomenti che potevano confluire nella tematica del citato Convegno dal quale ha preso lo spunto il libro stesso.
Molte delle ricostruzioni storiche proposte dagli autori - romeni, italiani o franco-romeni o italo- romeni - si concentrano su fatti ed eventi straordinariamente ricchi di significato. Non è esagerato considerare che ci troviamo davanti a un libro spettacolare, con notevoli valenze letterarie e di grande interesse per i chiarimenti che porta su momenti chiave della storia medievale, moderna e contemporanea di una parte dell 'Europa che guardava con speranza e interesse verso Venezia, anche quando il suo splendore era diventato solo un ricordo.
Un ringraziamento sincero per il suo contributo alla realizzazione dell'iniziativa che ha portato alla nascita di questo volume dobbiamo al collega lon Bulei, direttore dell'Istituto Romeno di Cultura e di Ricerca Umanistica di Venezia. Il Magnifico Rettore dell'Università di Venezia, prof. Maurizio Rispoli e il preside della Facoltà di Lettere della stessa università, prof. Guglielmo Cinque, hanno creato la situazione favorevole affinché l'Università "Cà Foscari" potesse mettere a disposizione una parte delle risorse necessarie al buon esito dell'iniziativa. Sul versante del CNR, il dotto Mario Apice, Responsabile Vicario dell'Ufficio del Presidente e Direttore del Servizio Pubblicazioni e Informazioni Scientifiche, ha fatto tutto il possibile affinché le dimensioni, inizialmente modeste, della manifestazione scientifica fossero ampliate e il prodotto finale della stessa diventasse un libro con contenuti scientifici degni della collana di studi monografici pubblicata dal CNR. Un ringraziamento affettuoso viene rivolto al prof. Sergio Zoppi, Direttore del Dipartimento di Scienze del Linguaggio e Letterature moderne e comparate dell'Università di Torino, nonché Direttore del Centro per lo Studio delle Letterature e delle Culture delle Aree Emergenti del CNR. Il Direttore dell'Istituto per lo Studio della Dinamica delle Grandi Masse del CNR, il collega dr. Luigi Alberotanza, ha messo amichevolmente a disposizione la struttura per la preparazione di un evento che tecnicamente aveva poco a che fare con i programmi di ricerca svolti nell'ambito della stessa. La sensibilità del dottor Gianlorenzo Martini, Direttore dell'Ufficio Relazioni Internazionali della Regione Veneto, per la storia recente della Romania ha avuto come effetto un valido appoggio istituzionale alla nostra iniziativa da parte della Presidenza della Regione.
Per il contributo alla traduzione dall'inglese e dal francese dei testi di alcuni autori dei saggi del volume siamo grati alla signora lane Frankenfield Zanin e alla dottoressa Rossana Alberti, che ebbe anche il ruolo di "revisore" linguistico dei testi. Lo stesso sentito ringraziamento va rivolto al collega Lauro Grassi dell'Università di Milano. Il Servizio Pubblicazioni e Informazioni Scientifiche del CNR ha fatto in modo che il libro potesse essere pubblicato in condizioni tecniche ottimali.
Ancor prima che i Paesi dell'Unione Europea rinunciassero all'obbligo del visto per i cittadini romeni, l'Ambasciatore d'Italia a Bucarest, dottoressa Anna Blefari Melazzi, ha considerato saggiamente, anticipando tempi e decisioni, che la scienza e la cultura non hanno frontiere e che quindi ai loro rappresentanti va creata quella corsia preferenziale in grado di rappresentare simbolicamente la nuova direzione di marcia dei rapporti italo-romeni in ambito europeo. Fa piacere, quindi, concludere ringraziando chi contribuisce, con gli strumenti della diplomazia intelligente, alla costruzione di un nuovo corso della storia delle comunità umane che sono al centro dell'interesse delle pagine del nostro libro.



Grigore Arbore Popescu

 
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