TIPOLOGIE E TECNICHE DELLA CERAMICA A VETRINA PESANTE. IX-X SECOLO
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Premessa
Dal 1972, anno della Pubblicazione
del mio secondo studio sul fenomeno della ceramica a "vetrina pesante"
ad oggi, molti sono stati i contributi dati dagli specialisti a questo
particolare argomento della "storia della ceramica" in Italia. Con questa
definizione
vorrei ribadire l'ottica nella quale è impostata questa ricerca e cioè
lo studio della evoluzione della tecnica dell 'invetriatura nell 'Alto
Medioevo, soprattutto attraverso una analisi oggetti- va, dal punto
di vista del ceramologo.
In quest' ultimo decennio si sono acquisiti moltissimi dati su questo
fenomeno, in particolar modocon l'ausilio degli scavi archeologici i
cui risultati hanno però dilatato il problema, rendendo apparentemente
più offuscato il quadro generale.
Se fino a pochi anni addietro la discordanza cronologica era ristretta
solamente nel collocare la vetrina pesante tra l 'VIII ed il X secolo,
oggi le tematiche si pongono nella continuità o meno della eredità romano-classica,
oppure sulla reintroduzione dell 'invetriata dal mondo bizantino o centro-europeo.
Sulla datazione della "vetrina pesante" vi sono posizioni diversificate,
suffragate spesso da rigorosi dati di scavo archeologico che però rwn
danrw ancora una "tranquilla" soluzione al problema che pare estendere
il fenomeno della invetriatura alto-medievale, in tutti i sensi.
Così la presunta vetrina pesante è ormai presente dal IV al X secolo nell'Italia
centrale, mentre altri fenomeni analoghi si riscontrano nel V-
VI secolo nel versante sud- orientale e nel VI-VII nell'area settentrionale
della Penisola.
Ma cosa s' intende precisamente "per vetrina pesante?" è la stessa
della cosidetta "Forum Ware?" e la ceramica "Paleo-italiana" rientra nel
fenomeno? È da considerare ancora "vetrina pesante" quella che si presenta
a macchia, a gocce o solo con una pennellata?
Ecco
perciò
la necessità di chiarire cosa si vuol indicare con questo termine. Vi
sono molti modi per ottenere una invetriatura; se l'alternativa alla
materia di base - la silice - è circoscritta a due o tre sole varianti,
quelle per il suo fondente sono molte di più, almeno otto-dieci, per
cui le combinazioni di questi elementi tra loro, danno un ampio ventaglio
di risultati esteriori che si traducano in altrettante diversificazioni
di invetriate.
È "vetrina pesante" anche quella trovata in rigorosi strati archeologici
del V- VI secolo? Se così fosse, allora dovremmo affermare che esiste
una continuità dal mondo classico, magari a scacchiera diacronica geografica.
Ma se noi considerassimo invece che la cristallina data su di un manufatto
ceramica è il risultato di una tecnica, come ad esempio il vetro, che
una volta acquisita dall'artigiano non si è mai perduta nei secoli, ma
variata, inter- pretata in modi diversi, allora il problema della sua
presenza in aree ed in tempi differen- ti, si dovrebbe affrontare con
una maggiore ampiezza di intenti.
Perciò necessitano i "distinguo" e questi credo si possano fare
solo con i risultati di esami ed analisi petrografiche e
chimiche alle materie. Generalmente abbiamo due aspetti fondamentali di
vetrina: quello trasparente quasi perfetto e quello "pesante" cioè meno
depurato che può presentarsi più o meno colorato di bruno, molto
spesso e contenente ferro. Ma se le vetrine possono essere similari tra
loro ciò che può farle differenziare sono le
forme sulle quali sono poste. La forma di argilla, il supporto quindi,
ci può aiutare nella datazione o a capire, trovandosi in
una stratificazione, se si tratta di un residuo di produzione o di
una sua anticipazione.
Fino ad ora con il termine "vetrina pesante" s'indicava quella tipologia
ceramistica squisitamente romana conforme locali, decorazioni particolari
incise o in rilievo, con vistosi difetti che supponevano una fabbricazione
appunto in area romana e con esportazione in diverse località della
Penisola e nell'area mediterranea. La datazione, secondo gli stu- diosi
era compresa tra l'VIII ed il X secolo. Fermo restando tale produzione
a sé stante, oggi, si deve ampliare il fenomeno in classi o fasi cronologiche
diverse. Se con gli odierni risultati di scavi archeologici sappiamo
che - seppure con varianti - la tecnica della "vetrina pesante" o meglio
"della invetriatura" era conosciuta anche in altre epoche ed in altri
centri
produttivi,
ebbene sarà il caso di specificare luogo e datazione pur mantenendo
la definizione di "vetrina pesante" perché come detto poc' anzi, è distingui
bile senza incertezze, da quella trasparente e depurata.
Sulla "vetrina pesante" è stato scritto molto ma non sempre correttamente,
cioè dando notizie e descrizioni sulla tecnica, non esatte. Perciò cercherò
di spiegare in un capitolo a parte, tutti i presunti procedimenti
usati dai vasi alto-medioevali o quelle tecniche che si presume
essere state usate da loro. Mi sono servito anche di prove pratiche al
forno per vedere di ottenere gli stessi risultati delle ceramiche antiche.
Questo nuovo aggiornamento ha l'obiettivo difare il punto sui risultati
delle ricerche fatte fino ad ora ma soprattutto di delineare nettamente
una volta per tutte, i contorni della produzione a "vetrina pesante
romana". Ho creduto opportuno dover ristampare le precedenti mie
pubblicazioni non tanto per riproporre le tesi, quanto per riprodurre
tutta l'importante documentazione fotografica che non figura nel presente
studio. I risultàti vengono pubblicati mio malgrado, con qualche
anno di ritardo per aver aspettato i risultati delle molteplici
analisi geo-chimiche.
Roma, marzo 1992