INDAGINI DI MICROZONAZIONE SISMICA
Presentazione - Indice
Presentazione
Uno dei problemi più drammatici
che si pose all'indomani del terremoto che il 23 Novembre 1980 sconvolse
larga parte della Campania e della Basilicata, fu quello di dove ricostruire
e come ricostruire. Problema drammatico, urgente e difficile, visto
che anche quel terremoto, come
innumerevoli altri, aveva provato che, nella stessa zona, gli effetti
variano spesso fortemente, anche entro distanze molto brevi, dell'ordine
di poche decine di metri. Occorreva valutare se queste differenze nella
risposta al terremoto dipendevano dalle caratteristiche delle costruzioni
o da condizioni locali sfavorevoli.
A questo scopo occorreva procedere a studi di microzonazione sismica,
cioè valutare l'influenza che le condizioni locali presenti entro una
certa area (geologia di superficie, morfologia, proprietà dinamiche dei
terreni) avevano avuto (e quindi potevano avere nel futuro) sui movimenti
del terreno durante il terremoto.
Impresa immane, considerate la vastità dell'area colpita e la scarsità
sia di esperienza professionale specifica sia delle risorse disponibili
per questi studi. Eppure occorreva in qualche modo intervenire, fornire
un minimo di assistenza e di indicazioni tecniche valide, a chi aveva
la difficilissima responsabilità delle scelte sui piani di ricostruzione.
Il Progetto Finalizzato Geodinamica del CNR decise inizialmente un intervento
su due comuni «campione», che potesse servire ad esempio metodologico,
ed offrì inoltre alle Amministrazioni un'opera di consulenza ed assistenza
tecnica su problemi di microzonazione sismica. Offerta che in realtà risultava
allora piuttosto astratta, data l'inesistenza della domanda.
Ci si rese però rapidamente conto che una scelta di questo tipo. Se poteva
soddisfare il legittimo desiderio dei ricercatori di produrre studi approfonditi,
meditati e tecnicamente ineccepibili, rischiava di dare un contributo
modestissimo, per non dire nullo, al problema concreto delle scelte per
la ricostruzione, che investiva un numero elevatissimo di comuni.
Fu allora deciso di tentare un'operazione completamente diversa, cioè
una microzonazione sismica speditiva, da realizzare con la massima urgenza,
sul massimo numero possibile di comuni dell'area terremotata. Scelta sofferta,
difficile per un progetto di ricerca che chiamava a raccolta ricercatori
volontari, disponibili a fornire un servizio sociale, gratuitamente e
senza alcuna gratificazione «accademica».
Scelta resa ancor più difficile dall'esigenza di creare squadre di intervento
multidisciplinari, comprendenti almeno un geologo, un sismologo ed un
ingegnere, in un Paese, come il nostro, dove le vere competenze in materia
di microzonazione sismica erano numericamente inferiori alle dita di una
mano.
Altre difficoltà venivano dalla mancanza di mezzi e degli strumenti più
elementari, quali ad esempio una adeguata copertura cartografica aerofotografica
delle aree da studiare. Nonostante tutte queste difficoltà, l'operazione
di microzonazione urgente fu varata. Per il suo successo furono essenziali:
l'intelligenza e la lungimiranza del Commissario Straordinario del Governo,
On.le Zamberletti, che finanziò l'acquisizione di basi cartografiche adeguate,
anche queste ottenute con procedure speditive di basso costo; la prontezza
con la quale il CNR mise a disposizione del Progetto un finanziamento
urgente che consentì di rimborsare almeno le spese vive dei ricercatori;
la generosità e la intelligente duttilità con la quale l'Osservatorio
Vesuviano accettò di gestire la parte organizzativa e finanziaria dell'intervento.
Ma soprattutto essenziale fu il modo entusiastico, generoso e disinteressato
con cui decine di ricercatori di tutta Italia aderirono all'iniziativa.
L'intervento delle Regioni Emilia-Romagna e Toscana, con nuove squadre
di ricercatori strettamente coordinate con il Progetto Geodinamica, consentì
di elevare da 25 a 39 il numero dei comuni studiati.
Non appena ultimate, le relazioni venivano consegnate alle Amministrazioni
comunali e regionali, all'Ufficio del Commissario Straordinario, e illustrate
in assemblee pubbliche ai tecnici ed alla popolazione.
È difficile valutare quanto questi studi siano effettivamente serviti
allo scopo che si prefiggevano, che era quello di fornire informazioni
tecniche e raccomandazioni che potessero facilitare un'opera razionale
di ricostruzione. In alcuni casi sono certamente risultati preziosi, in
altri sono stati in pratica ignorati, sostituiti da altri commissionati
dalle Amministrazioni locali, qualche volta anche perché, spiace dirlo,
le raccomandazioni fornite urtavano contro specifici interessi di proprietà
del suolo.
L'intervento di microzonazione sismica urgente realizzato, rimane comunque,
al di là dei suoi oggettivi limiti scientifici, un esempio eccezionale
di partecipazione collettiva e volontaria di ricercatori ad un servizio
sociale, ed offre un'ulteriore riprova di come talvolta la generosità,
la volontà e la capacità di improvvisazione, sia pur «brancaleoniche»
degli italiani riescano a superare difficoltà enormi.
Questo volume, la cui stampa è stata voluta e finanziata congiuntamente
dal Progetto Finalizzato Geodinamica del CNR e dalle Regioni Basilicata,
Campania, Emilia-Romagna e Toscana, sintetizza, con i risultati ottenuti,
l'insieme dell'esperienza vissuta. Accanto alle relazioni tecniche ed
alle carte di microzonazione sismica sui comuni studiati, vi compaiono
vari allegati che riassumono l'entità dello sforzo organizzativo e di
divulgazione sostenuto.
Alcuni ricercatori, da allora, hanno cominciato a dedicarsi allo studio
dei problemi di microzonazione sismica; alcuni amministratori di comuni
sismici hanno capito l'importanza di questi studi per una pianificazione
razionale del territorio. Nel presentare questo volume anche a nome delle
Regioni sovracitate, non rimane che augurarsi che venga presto un giorno
in cui, in Italia, nessuno debba trovarsi a gestire un'altra operazione
di microzonazione sismica urgente.
Direttore del Progetto Finalizzato Geodinamica del CNR
Franco Barberi