CARTA DELLA UTILIZZAZIONE DEL SUOLO D'ITALIA - MEMORIE ILLUSTRATIVE:
PIEMONTE - VALLE D'AOSTA
Introduzione - Indice
Introduzione
Questa parte della Geografia - Il Piemonte e la Valle d'Aosta -
è fra le più importanti nello studio del territorio nazionale, costituendo
una delle sezioni di maggiore interesse per quanto concerne le condizioni
fisiche, e per i rapporti che si stabiliscono fra le nostre
valli di profonde erosioni e gli stati transalpini.
L'Autore del volume - Ferdinando Gribaudi -, Professore
stimatissimo e insigne di Geografia nella Facoltà di Economia e Commercio
di Torino, aveva dedicato gran parte della Sua vita di studioso e tutto
il tempo occorrente all' esame di penetrare le difficoltà che erano in
gran parte poco note nelle variazioni delle Sue montagne. Egli, dando
vita alla genesi delle alture, aveva già fermato il Suo sguardo sulle
prime manifestazioni del rilievo, e sulle prime erosioni già costituite.
Messo successivamente di fronte all' origine del suolo di tutte le Alpi
occidentali, delle infinite modifiche compiute nel corso dei millenni
a causa della natura e profondità delle rocce, delle continue variazioni
climatiche e vegetative, della stessa variatà delle formazioni nel tempo,
è riuscito a compiere oggi le variazioni nei terreni, le cause delle loro
notevoli trasformazioni, le continue variazioni nella produzione e nel
rendimento. L'Autore ha completato il manoscritto dell'opera in coincidenza
con la sua triste scomparsa, che lascia nel lutto più atroce la cara Compagna
della vita, figliuoli, scolari e insieme giovani educati alla grande passione
geografica della nostra Italia. Era uno dei Maestri più preparati, tanto
che era stata generale la proposta di sceglierlo come Presidente
della Società Geografica Italiana, alla cui carica era stato eletto quasi
all'unanimità. Chi avrebbe mai pensato di accompagnarlo, subito dopo,
alla sede del Suo eterno riposo! Colui che 'scrive, profondamente legato
alla Sua figura di uomo e di scienziato, ne piange amaramente il ricordo!
Il Gribaudi era uno dei più apprezzati studiosi di questa contrada
italiana. Lo ricordo punto per punto in tutte le località della Dora Baltea,
ove era facile incontrare notevoli fatti di natura fisica e di grande
interesse umano, risultanti dai riflessi naturali tra le condizioni della
sede tracciata dai ghiacciai e le forme delle opere compiute dall'uomo
in relazione alle stesse condizioni che la natura del terreno gli offriva
per abitarvi.
Era uno dei più acuti studiosi delle nmerose valli di tutta una grande
regione, uno dei meglio prepatati a intendere le caratteristiche più salienti,
a darsi conto del vantaggi che valgano a legare le bellezze dei versanti
con gli aspetti dei territori circostanti; uno dei migliori osservatori
di questioni generali e regionali, sia dal punto di vista fisico che sotto
i riguardi delle condizioni cui finivano coll' essere predestinate. Nel
porre le basi alla ricerca delle valli di questa parte d'Italia a cui
il Comitato scientifico di Roma aveva dedicato lunghe discussioni preliminari,
io consideravo il Suo compiacimento di riguardare la posizione della Valle
d'Aosta e quella delle valli successive da nord a sud rispetto al
resto del Piemonte, nonché 1'insieme delle regioni nord-occidentali d'Italia
con quelle delle valli oltrealpine, sia del versante francese, che di
quello svizzero. Così, riconobbi subito in Lui il desiderio di porre in
risalto le bellezze del paesaggio insieme con le forme delle erosioni,
le valli obbligate a seguire le opere degli uomini intenti a fissare e
a trovarsi una o più vie di comunicazione. È tutto un complesso
di problemi che vengono a condensarsi e a dare fisionomia
al paesaggio, considerato nelle origini, nelle vicende che attraversava,
nella varietà imposta dalle rocce che la natura del terreno aveva così
preparate.
È un complesso di forme naturali; modificate nel corso dei millenni,
con le valli e vallette fisiche in continue trasformazioni, fino a costituire
le condizioni del suolo, onde a poco a poco hanno dato origine alle forme
attuali. L'uomo le ha trovate, le ha un po' modificate, le ha trasformate
in piccola parte secondo le sue esigenze. Tutto ciò ha mostrato quali
sono le variazioni sommarieche gli esseri umani negli ultimi tempi hanno eseguite e quale la fisionomia di un paesaggio in alcuni casi vario per il decorso dei ghiacciai.
I caratteri delle valli insieme col lento trasformarsi di quelle forme
hanno assunto un'importanza di prim'ordine nello stabilire le vie che
il terreno aveva predisposte: il sentiero seguito da questa massa imponente
di alture aveva prodotto una serie continua di trasformazioni che il terreno
aveva subì te nel volgere del tempo. Si è posta in evidenza la
varia vicenda del suolo, per cui in alcune masse è risultata più
agevole la persistenza di alcuni materiali e la stessa fisionomia
del rilievo ha mantenute le sue forme. È stato anche disagevole porre
in speciale riguardo le condizioni dei materiali a cui tutto il rilievo
attraverso modificazioni del terreno è andato uniformandosi, per
raggiungere un po' alla volta le forme che si vengono incontrando attualmente.
L'Autore ha tratto dalle forme del terreno e dalle condizioni di clima
le fasi del suo sviluppo, e ha proceduto tenendo innanzi tutto
presenti le condizioni del suolo quali si erano venute negli ultimi tempi
modificando. Le basi più significative per tale sviluppo, più che essere
fondate sulle situazioni attuali del terreno, partivano dalle condizioni
naturali da cui erano state determinate: la formazione delle rocce nei
capitoli geologici da cui prendono l'avvio, lo studio del rilievo dalle
primitive condizioni, lo studio climatico, che pone in risalto gli aspetti
del suolo, e quindi, per le precipitazioni, un clima di transizione, e
lo spopolamento, che non interessa soltanto la montagna, ma anche la collina
e larga parte della stessa pianura. Erano le condizioni fisiche, a cui
dovevano essere subordinate tutte le altre condizioni naturali ed economiche.
Lo sviluppo analitico che ha illustrato, fra l'altro, tutto questo processo
di trasformazione delle numerose valli alpine costituisce il maggiore
interesse della Memoria illustrativa; e l'Autore ha posto in evidenza
tutto il decorso attraversato dalle lunghe età geologiche e tutte
le modifiche che successivamente ne sono scaturite. Così, le condizioni
fisiche hanno determinato l'aspetto principale del rilievo, e la monografia,
oltre a illustrare fenomeni che si svolgono sotto i nostri occhi, ne presagisce
molti altri di future trasformazioni.
Si è venuta così costruendo una descrizione della regione rapida
e brillante, precisa e uniforme nel contenuto, in cui la parte
fisica è così intimamente legata alla parte economica da influenzare
tutto il disegno in modo da ricavare le condizioni più adatte a farne
riconoscere la preminenza, a darne una descrizione sollecita e unitaria,
a renderne più vistosa la fusione delle varie parti,in modo da
dare origine e sviluppo ad una visione vasta e completa.
Hanno collaborato nella revisione delle bozze del volume del Prof.
Gribaudi i suoi discepoli, il Dott.re Franco Adamo, la Dott. Mirella Farci
Gnudi, Giuseppe Dematteis ed Erminio Borlenghi: sono essi che hanno dato
l'opera di discepoli affezionati e pieni di grande interessamento; a tutti
questi giovani va la mia riconoscenza.
Ma l'opera di questa parte più grande del nostro Paese, e che ne costituisce
la sezione più alta e le forme più varie e complesse, è la sezione dagli
aspetti più solleciti e rapidi, e dal grande insieme delle masse montagnose.
Averle descritte queste forme nelle loro varietà e nella complessità delle
montagne che le ospita, rappresenta una esposizione di stima e di profonda
gratitudine, che esprime all'indimenticabile Gribaudi la mia eterna ed
illuminata ammirazione.
Il Direttore della pubblicazione della Carta della utilizzazione
del suolo d'Italia
CARMELO COLAMONICO