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Geografia

CARTA DELLA UTILIZZAZIONE DEL SUOLO D'ITALIA - MEMORIE ILLUSTRATIVE: FRIULI - VENEZIA GIULIA

Introduzione - Indice


Introduzione



Ora che la Carta della utilizzazione del suolo d'Italia è stata interamente pubblicata - in ben 26 grandi fogli, accuratamente preparati sotto gli auspici del Consiglio Nazionale delle Ricerche con la infaticabile e ininterrotta collaborazione della Direzione Generale. del Catasto e degli Istituti Universitari di Geografia, e con la suggestiva grafica del Touring Club Italiano -, anche il lavoro di preparazione e di allestimento delle Memorie regionali illustrative ha preso un ritmo pia intenso. Con la memoria che qui si presenta e che segue a poca distanza i volumi sull'Emilia- Romagna e sulla Campania, si supera infatti decisamente la metà del cammino necessario alla completa illustrazione del territorio italiano, che sarà portata con certezza a compimento entro il 1972. In breve volgere di tempo, la visione cartografica della distribuzione delle colture agrarie e della vegetazione spontanea su tutto il suolo italiano - secondo criteri e principi seguiti a titolo di saggio nel modello presentato al Congresso Internazionale di Geografia di Washington (1952), e poi ripensati e messi a punto per 1'allestimento dell' edizione definitiva della nostra Carta, i cui primi fogli sono stati editi nel 1956 - verrà pertanto a disporre, appunto con le memorie illustrative, di strumenti preziosi per la comprensione degli elementi e dei fatti che sono alla base e configurano i vari aspetti con cui sia le colture agricole che la vegetazione spontanea si manifestano visibilmente, costituendo tipi di paesaggio peculiari e distintivi.
I colori uniformi della Carta, mantenuti inalterati con non facile lavoro dal primo all'ultimo foglio, riescono indubbiamente a dare una immagine chiara e suggestiva dell'importanza e del peso che le singole colture o gruppi di colture - i seminativi, nudi o arborati, asciutti o irrigui; le colture legnose; i vari tipi di bosco; i prati; i pascoli - rivestono da un capo all'altro d'Italia, dalla Sicilia e dalla Calabria fino al Piemonte e allaVenezia Giulia; ma le Memorie regionali ne costituiscono un prezioso e insostituibile complemento integrativo, volte come sono a sottolineare le vere realtà economiche e sociali che a tali colori omogenei, e quindi a tali colture e forme spontanee di occupazione del suolo, di per sé simili, fan da supporto; a ricercare i nessi causali tra i fattori dell'ambiente naturale e quelli dell'ambiente umano; a mettere in luce dei gruppi umani i caratteri distintivi delle strutture socio-economiche, che si ripercuotono in modo evidentissimo nell'organizzazione dello spazio agricolo concretandosi naturalmente in forme distinte di paesaggio agrario. Le Memorie illustrative hanno pertanto il compito di prospettare i principali problemi del mondo rurale delle singole regioni italiane, di chiarirne gli aspetti essenziali, di suggerire e additare le vie per l'approfondimento di numerosi temi che meritano particolari e pia approfondite ricerche, offrendo in complesso un'immagine adeguata delle strutturè agricole in un momento delicato della loro evoluzione, quando ancora sensibili o forti o addirittura pesanti sono le eredità del passato, ma numerose e vitali e per molti versi rivoluzionarie già appaiono le aperture e i fermenti e le tendenze a nuovi sviluppi e a radicali soluzioni. Le Memorie regionali, sensibili ai dati condizionanti dell'ambiente fisico, ai fattori mutevoli dei fatti umani, all'evoluzione sia spaziale che qualitativa e quantitativa delle colture e delle forme spontanee di utilizzazione del suolo, si propongono perciò, nel complesso, come un vasto corredo unitario che prospetta le reali condizioni del mondo agricolo italiano all' inizio della seconda metà del nostro secolo. Il loro valore e significato non sono dunque inferiori a quelli dei 26 fogli della Carta che, presentando per lo stesso periodo la distribuzione areale delle forme di utilizzazione agricola dello spazio, costituiscono indipendentemente un documento "fondamentale", che ha riscosso unanime ammirazione sia entro che fuori i confini d'Italia e sarà sicuramente riguardato in futuro, dagli studiosi di cose rurali, come una base essenziale di riferimento e di indagine.
Il compito di commentare i fogli 2 e 5 della nostra Carta, limitatamente al territorio che ricade entro i limiti amministrativi della regione autonoma del Friuli- Venezia Giulia, è toccato al prof. Aldo Pecora, dell'Università di Roma, che alla Carta aveva già collaborato, in varie riprese, fin dal 1957, in rapporto alla revisione delle bozze dei fogli delta Sicilia, della Puglia, e infine della stessa regione oggetto della memoria che qui presento, e che per i primi quattro volumi di questa collana aveva accuratamente preparato numerose cartine di fenomeni sia fisici che umani. Con la sua memoria, questa stessa collana entra per la prima volta nella grande regione coronata a nord dalle Alpi: una regione peculiare per la contrapposizione più o meno netta di pianura e montagna; per la presenza, nei limiti del piano, di ambienti edafici differenti e in tempi diversi e con diverso dispendio di energie e di capitali integrati in un'agricoltura in complesso relativamente efficiente e di non trascurabile produttività, nonostante qualche sacca di forme tradizionali ancora piuttosto arcaiche; per le difficoltà dell'ambiente montano, dove il rilievo aspro, i suoli magri e poco profondi, il clima rude e l'umidità eccessiva variamente concorrono a deprimere i limiti della vegetazione spontanea e delle colture, e di conseguenza ad abbassare in maniera notevole anche i limiti delle sedi umane.
La varietà degli ambienti naturali del Friuli- Venezia Giulia, che traspare visibilmente nei tratti peculiari dei paesaggi agrari, è stata molto opportunamente sottolineata dal Pecora: e di ciò mi rallegro in modo particolare. T aIe varietà non consiste soltanto nella netta contrapposizione tra monte e piano - una detle più evidenti e più suggestive di tutta la regione alpina -, ma si presenta con forme a volte sfumate ma talora forti e decise anche entro la zona montuosa o la zona pianeggiante. A far risaltare la molteplicità e singolarità di tali ambienti è stato dedicato un lungo, succoso capitolo sulla conformazione della regione, sulla natura dei suoli, sui caratteri del clima, sulle eccezionali peculiarità delle acque superficiali, sui tipi della vegetazione spontanea: in una parola sul peso che i vari fattori naturali hanno nella enucleazione di ambienti chiaramente differenziati pur entro la più grande cornice unitaria di uno spazio regionale relativamente omogeneo. E subito dopo è stata messa in evidenza la parte avuta dall'uomo nell'organizzazione di tali ambienti: mediante una presa di possesso piùo meno intensiva, e uno sfruttamento di natura ora agricola ora pastorale, e tipi di sedi in pianura più o meno fitte e omogenee e in montagna più o meno discontinue e deboli. Nel quadro di questa organizzazione dello spazio giulio-friulano, un giusto rilievo hanno pure avuto sia le strutture agrarie - cioè le forme della proprietà fondiaria, spesso estremamente polverizzata e frammentata, l'organizzazione dell'azienda agricola, e gli ordinamenti produttivi - sia i miglioramenti tecnici dell'agricoltura: e in ispecie le opere di bonifica, che hanno dato un nuovo volto alla fascia più meridionale, o adriatica, del Friuli-Venezia Giulia, e le opere di irrigazione, che hanno trasformato o van sempre più intensamente valorizzandol'alta pianura permeabile, o pia tenacemente stanno assediando e con successo via via maggiore vanno aggredendo le sterili e per lunghi secoli inospitali distese dei "magredis" racchiusi tra le aste del Cellina e del Meduna.
Tutti i fattori su accennati, di natura sia fisica che umana, vengono opportunamente richiamati nei capitoli che son dedicati all'analisi delle varie colture e delle differenti forme di utilizzazione spontanea del suolo, alla loro evoluzione e attuale distribuzione, e alla loro produttività. Nell'ambito del Friuli-Venezia Giulia, le isoipse di 250 e 300 metri segnano generalmente una netta opposizione nelle forme di occupazione agraria dello spazio: e se nel testo e in tutti i disegni che lo corredano il Pecora ha voluto far risaltare l'importanza di tale limite - come quello che lascia da una parte, nella zona di montagna oltre che nell'altopiano carsico giuliano, il dominio del paesaggio naturale (cioè del prato e del pascolo permanenti e del bosco), e dall'altra, cioè nella pianura, il dominio del paesaggio agrario (colture avvicendate, prato artificiale, colture legnose specializzate)- egli non ha però mai dimenticato di sottolineare la diversa importanza che ogni singola forma di utilizzazione del suolo, sia spontanea che antropica, riveste nell'ambito dei grandi spazi della montagna e della pianura. E se qui sono messi in evidenza soprattutto le capacità di intervento dell'uomo - sul piano tecnico, finanziario e politico - nel dare un volto agricolo nuovo, pia moderno e razionale, ed economicamente e socialmente pia evoluto e aperto, alla grande pianura friulana, pur non nascondendo le sue non poche deficienze; nella montagna vengono per contro sottolineati gli ostacoli che all'opera dell'uomo oppone un ambiente per vari aspetti ostile, e in questa cornice se ne indagano in due notevoli paragrafi le attività - specie l'utilizzazione del bosco, e l'alpeggio e la crisi che lo angustia - e i limiti delle sedi umane: di quelle stagionali (le case) come di quelle permanenti (villaggi e casali), situate ad altitudini che sono le più depresse di tutta la regione alpina, e variamente inserite nel coloritissimo mosaico che sulle montagne carniche disegnano, compenetrandosi in maniera stupefacente, prati e pascoli naturali e boschi.
La disamina puntuale delle forme di occupazione agricola del suolo e la conoscenza diretta del Friuli-Venezia Giulia hanno permesso al prof. Pecora, alla fine della sua fatica, di procedere ad una divisione del territorio studiato in dieci regioni agrarie, i cui caratteri distintivi pia appariscenti ed esteriori, derivati dall' armonioso intrecciarsi dei fattori naturali ed umani indagatilungo tutto il lavoro, si manifestano nei lineamenti di paesaggi rurali veramente peculiari. E a questo proposito mi piace ricordare che i risultati conseguiti mi sembrano per la verità piu notevoli di quelli che si possono ottenere grazie alle nuove tecniche di ricerca quantitativa, che troppo spesso fanno eccessivo posto alle statistiche e costringono entro troppo esigui termini la conoscenza diretta degli spazi presi in esame, trapassando facilmente ad una speculazione teonca e alla configurazione di modelli che rischiano di avere pochi rapporti con la realtà.
Sono pertanto lieto di esprimere ad Aldo Pecora, con il mio ringraziamento per aver prontamente accettato di collaborare a queste Memorie regionali, la mia soddisfazione per l'amore e la cura che ha largamente profuso nella illustrazione dei problemi agricoli del Friuli-Venezia Giulia, e per i lusinghieri risultati che ha saputo conseguire.

Il Direttore della pubblicazione della Carta della utilizzazione del suolo d'Italia

CARMELO COLAMONICO

 
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