I TUAREG ATTRAVERSO LA LORO POESIA ORALE
Introduzione - Indice
Introduzione
I Tuareg, nomadi pastori e carovanieri,
vivono essenzialmente nel Sahel subsahariano, negli stati del Niger
(circa 400.000 persone) e del Mali (200.000); alcune tribù, esigue dal
punto di vista numerico (20.000 persone circa), ma importanti per il
ruolo che hanno avuto nella storia di questo
popolo,
sono stanziate in Algeria, tra le montagne dell' Ahaggar e del Tassili,
e nel Fezzan libico.
Fa parte del patrimonio culturale dei Tuareg una vasta letteratura poetica
(tesawit) che fino ad oggi è stata tramandata oralmente da una
generazione all'altra. La storia, la tradizione, i valori e le istituzioni
di questo popolo emergono evidenti dalla sua poesia, una poesia del passato
che i giovani, con il moltiplicarsi delle scuole e delle opportunità lavorative
in strutture diverse da quelle tradizionali, sono sempre meno interessati
a riprendere e a tramandare, e una poesia del presente ancora viva, a
volte contestataria, che canta lo svolgersi degli avvenimenti quotidiani
con le loro incongruenze, le loro dolcezze e i loro drammi legati spesso
all'impatto con la nuova realtà politica di questo secolo e con il mondo
occidentale. Questo studio si inserisce nel piu ampio quadro di interesse
internazionale, costituito dalla raccolta e conservazione del patrimonio
storico-letterario orale che è in via di sparizione in seguito alla trasformazione
e all'acculturazione dei gruppi che lo detengono.
La ricerca è iniziata in Niger dove sono andato per la prima volta nel
1964 e dove ho vissuto ininterrottamente fino al 1969, a diretto contatto
con questi nomadi, dividendo con loro la vita dell'accampamento, le migrazioni
e l'evolversi degli avvenimenti politico-sociali. In quel periodo era
ancora facile trovare degli Anziani, depositari della tradizione storica
e poetica del loro popolo, che conoscevano i canti di un tempo, quelli
che narrano le imprese, le guerre, i rezzu (1), le grandi traversate
del Tenere (il deserto assoluto), i complicati rapporti con la comunità
dei sedentari neri, le avventure galanti, lo scorrere del tempo. La conoscenza
della tradizione dava (e continua a dare) a questi Anziani il prestigio
e il ruolo di consiglieri nell'amministrazione della giustizia e nelle
questioni riguardanti la gestione del territorio e dell'ampio patrimonio
zootecnico.
Per la raccolta e la trascrizione dei testi ci siamo attenuti ad una precisa
metodologia: dopo aver individuato i migliori «cantori», quelli cioè a
cui tutti riconoscevano doti di onestà...
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(1)
Rezzu è una parola di origine araba (del Maghreb) che sta ad
indicare sia un gruppo di uomini armati che compie una razzia, che la razzia
stessa. Saint-Exupéry nel suo
Courrier du Sud (p. 222) racconta:
«Un
rezzu di trecento fucili, sceso segretamente dal Nord, apparve
improvvisamente all'Est e massacrò una carovana». Di Charles de Foucauld,
il sacerdote cattolico che visse tra i Tuareg dell'Ahaggar fino alla sua
morte, si diceva che era l'unico bianco a non aver bisogno di scorta, poiché
poteva passare attraverso tutti i
rezzu senza temere di essere attaccato.
Queste imprese, come vedremo in seguito, non sono identificabili con il
concetto che l'Occidente ha della razzia, anche se ne hanno alcune caratteristiche.
Ad un
rezzu si rispondeva in genere con un
contro-rezzu: la
tribù o l'accampamento che erano stati attaccati e « razziati» organizzavano
spesso un'altra spedizione contro il gruppo che li aveva aggrediti.
I Francesi, alloro arrivo, proibirono queste scorrerie e organizzarono
delle pattuglie incaricate di compiere delle operazioni di polizia che
essi stessi definivano come dei
contro-rezzu.