CROSTACEI DECAPODI LAGUNARI
Introduzione - Indice
Introduzione
L'ordine dei Decapodi,insieme con quelli
degli Stomatopodi, Misidacei, Cumacei, Tanaidacei, Isopodi, Anfipodi,
Eufasiacei ed altri minori, è compreso nella grande serie o sottoclasse
dei Crostacei Eumalacostraci. Questi sono caratterizzati dalla presenza
di sei segmenti o somiti
addominali più un telson e da un carapace o plica esoscheletrica che,
quando esiste, non è bivalva ed è fusa dorsalmente con tutti o con una
parte dei somiti toracici costituenti il pereion. L'insieme di questi
ultimi e di quelli cefalici (cefalon) vien definito cefalotorace, mentre
il pleon comprende tutti i somiti addominali.
I Decapodi, il cui carapace è fuso con tutti i somiti del pereion e si
estende lateralmente a proteggere le branchie, si distinguono dagli altri
Eumalacostraci per avere le prime tre paia di arti toracici modificate
in massillipedi (piedi mascellari) e le restanti cinque paia in arti ambulatori.
Questi vengono usualmente indicati con il nome di pereiopodi - e così
anche in questa guida -, per quanto tale termine, sensu strictu,
spetti a tutti gli arti collegati al torace e quindi anche ai massillipedi.
Almeno il primo paio di pereiopodi presenta una pinza o chela.
Gli arti del pleon o pleopodi, sono biramati e di norma in numero di 5
paia; quelli del sesto segmento assumono aspetti particolari e vengono
detti uropodi che, insieme al telson, ultimo segmento addominale, formano
il ventaglio caudale. I segmenti toracici e i loro arti nelle varie
sezioni in cui è suddiviso l'Ordine dei Decapodi subiscono, tuttavia,
sostanziali trasformazioni, per le quali si rimanda alle pagine seguenti.
Fra i vari schemi tassonomici riportati dagli Autori si è preferito adottare
in questa guida quello meno complesso riportato nella Tab. 1, ove sono
riportate le sole famiglie comprendenti le specie di Decapodi rinvenute
nelle acque lagunari italiane. Le chiavi dicotomiche, ponendo in evidenza
le peculiari caratteristiche dei vari raggruppamenti e specie, permetteranno
al raccoglitore la classificazione, coadiuvate, per le varie entità, dalla
iconografia e dalla descrizione.
In questa si fa uso frequentemente dei termini gamberiforme, astaciforme,
carcinoide e paguriforme in riferimento alla sagoma generale del corpo
quando questo richiama quella di un gambero (Natantia), quella
di un astice od omaro (Macrura Reptantia), quella di un granchio
(Brachyura) o quella di un paguro (Paguridea).
Scopo di questa guida è quello di permettere a tutti coloro che, non biologi
e non naturalisti di professione, frequentano in Italia lagune, stagni
salmastri e ambienti estuariali in genere, l'identificazione e la conoscenza
delle varie specie di Crostacei Decapodi con le quali dovessero venire
a contatto per i fini più diversi.
Si è cercato a tal fine, sempre nei limiti del possibile, da un lato di
mettere in evidenza caratteri diagnostici di facile ed immediato rinvenimento;
dall'altro di offrire quelle informazioni di carattere ecologico ed etologico
che possano, non solo essere di utilità nel ritrovamento o nella identificazione
delle diverse specie, ma anche chiarire il ruolo da queste svolto negli
ecosistemi lagunari. I cenni di biologia, inoltre, che accompagnano la
descrizione delle specie illustrate nella guida, dovrebbero anche permettere
a pescatori, raccoglitori e operatori del settore, di razionalizzare i
prelievi al fine di non turbare eccessivamente la consistenza delle popolazioni.
In questa guida sono state illustrate le specie di Crostacei Decapodi
lagunari italiani più comuni; per altre, rare o accidentali, ci si è limitati
ad un'elencazione seguita da una brevissima descrizione. Sono state pure
messe in evidenza le principali differenze fra la specie descritta e quelle
con questa più confondibili. Nel timore di comprensibili confusioni, sono
state inoltre descritte due specie non appartenenti ai Decapodi, sottolineandone
soprattutto i caratteri distintivi dell'ordine di appartenenza.
Un'iconografia, sempre, salvo diversa citazione, originale e curata dal
biologo Dr. Paolo Massidda, accompagna la descrizione delle varie specie,
talora limitandosi alla sola morfologia esterna complessiva ma frequentemente
mettendo in evidenza gli aspetti caratteristici e diagnostici di alcune
parti anatomiche (*).
Non si è trascurato, per ogni singola specie, un cenno sulla sua importanza
economica e sulla sua distribuzione geografica.
(*) I numeri nelle scale grafiche riportati nelle figure indicano centimetri.