LO ZOO SACRO VATICANO
Prefazione - Indice - Introduzione
Prefazione
Il titolo del libro Lo zoo sacro vaticano può prestarsi
a letture malevole e, forse, anche a commenti maliziosi. Facciamo, pertanto,
subito chiarezza: lo zoo in questione riguarda gli animali che popolano
la lussureggiante espressione artistica della Basilica di San Pietro
in Vaticano.
Gli animali, del resto, da sempre sono stati usati come simbolo di realtà
invisibili o come “vocaboli” per dare messaggi spirituali. E gli artisti
che hanno lavorato nella basilica di San Pietro hanno attinto abbondantemente
al linguaggio “zoomorfo”: però oggi non tutti conoscono questo
linguaggio e, pertanto, non tutti riescono a capirlo. Sandro Barbagallo
provvede ad introdurre nella selva dei simboli, affinché tutti
possano cogliere la bellezza e la ricchezza dei messaggi nascosti.
Sono grato all’autore per aver creato un’ulteriore occasione di sorpresa
di fronte ai tesori ancora da scoprire in un luogo come la Basilica,
di cui si presume spesso di conoscere ogni segreto. Attraverso la minuziosa
e paziente ricerca del nostro giovane studioso, invece, si può
riscoprire uno zoo che si nasconde in Basilica.
Certo non sarebbe facile associare un luogo sacro, così ricco
di tradizioni e di implicazioni religiose come San Pietro, a uno zoo.
Eppure, quando si comincia a leggere le ragioni per cui una fauna così
varia e copiosa è stata dagli artisti inserita tra le quinte
di un edificio sacro, questa presenza ci appare normale se non ovvia.
Né si può dimenticare che ci troviamo a Roma, patria di
miti e di leggende dalle radici antichissime che affondano nella letteratura
latina e greca. Letteratura a cui, come sappiamo, il Cristianesimo ha
attinto, riadattandola alla propria simbologia e trasfigurandola. Mi
sembra dunque che questo erudito, quanto singolare libro si presti a
molteplici letture, rispondendo ad altrettante curiosità.
La scoperta della presenza costante di impensabili animali domestici
e selvatici (dal gatto al leone, dal maiale al pipistrello, dall’ape
all’aquila) si associa alle ragioni per le quali quel certo animale
è stato rappresentato. Le più ovvie sono collegate alla
simbologia di tradizione cristiana e si alternano alla trasformazione
della “leggenda” in parabola cristiana.
Inoltre bisogna tener anche conto dell’utilità di un testo che,
di volta in volta, si trasforma in una sorta di originale guida per
vedere con più attenzione e curiosità ciò che è
sempre stato sotto gli occhi di tutti. Un testo, inoltre, che riporta
alla memoria ciò che si era convinti di conoscere: una favola,
un mito, un’allegoria. Ecco che questo libro diventa anche una piccola
miniera di storia dell’umanità, di curiosità e spunti
per approfondire testi (come la Bibbia), che non si finisce mai di leggere
e rileggere.
Al termine della lettura diventa naturale tornare in Basilica per ripercorrere,
con il libro sotto il braccio, il safari mistico. Si cercherà,
dunque, quello che ci ha più colpito, magari anche solo una lucertola
nascosta su una colonna. Credo che, se questo libro è nato nelle
intenzioni del suo autore per risvegliare l’attenzione di eruditi o
la curiosità di meno eruditi, abbia raggiunto lo scopo. Posso
serenamente aggiungere che questo sorprendente lavoro contribuisce ad
una migliore conoscenza di quanto si è sviluppato nei secoli
intorno alla sepoltura di Pietro, offrendoci una testimonianza singolare
della creatività con cui gli artisti di tutti i tempi hanno saputo
esprimere la propria fede attraverso i secoli.
Nel caso dello Zoo sacro dunque, si può ben parafrasare
la celebre frase “le vie del Signore sono infinite” con una più
attuale: “le vie dell’arte lo sono altrettanto”.
Angelo Card. Comastri
Arciprete della Patriarcale Basilica Vaticana
Presidente della Fabbrica di San Pietro
Vicario per la Città del Vaticano