Home |  English version |  Mappa |  Commenti |  Sondaggio |  Staff |  Contattaci Cerca nel sito  
Arte

LO ZOO SACRO VATICANO

Prefazione - Indice -Introduzione


Introduzione


Circa dieci anni fa, ancora studente della facoltà di lettere a Siena, dovevoscrivere una tesi di Iconografia e Iconologia. Il nostro docente, Fabio Bisogni, ci aveva richiesto espressamente di lavorare su qualcosa di originale, dichiarandosi stanco di storie di santi ed eroi mitologici ormai, a suo dire, ripetitive e saccheggiate fino alla noia.
All’epoca ero di casa in San Pietro poiché avevo da poco concluso un diploma presso l’Archivio Segreto Vaticano. Inoltre abitando a Roma, ero
avido di conoscere non solo i monumenti ma anche vecchi maestri dell’arte. Determinante fu l’incontro con Toti Scialoja, artista di formazione rinascimentale, nonché poeta felicissimo di nonsense. I suoi versi erano molto spesso ispirati da animali. Brevi favole che stupivano per il fondo di verità che contenevano. Restavano incise nella memoria sia per la ritmica da filastrocca che per la loro singolarità. Così mentre giravo per la Basilica di San Pietro per studiarne i capolavori mi poteva capitare di imbattermi in un pipistrello appollaiato su una porta della sagrestia. Subito mi affiorava alla memoria un buffo verso di Toti su un pipistrello e un ombrello… Insomma, i versi di Scialoja divennero come per magia la lente di ingrandimento che mi fece riconoscere l’incredibile quantità di rappresentazioni zoomorfe contenute nella Basilica. Ma compresi subito che quelle immagini avevano un senso preciso. Bastava cercarlo, decifrarlo e quindi scriverlo. La tesi sarebbe stata sicuramente aderente ai “desiderata” del mio professore. Cominciai la ricerca e conclusi la tesi con il rimpianto di non essere andato oltre, per ragioni di tempo e di spazio. Più raccontavo, più aguzzavo l’occhio, più indagavo, più quel bestiario vaticano si infoltiva di nomi e significati.
Mi resi rapidamente conto che la rappresentazione di molti animali era di due tipi: per il novanta percento aveva una funzione simbolica o allegorica, per il restante dieci percento puramente decorativa, come avrebbe potuto essere per intenderci una foglia d’acanto. Andare a caccia di animali, comprendere il significato segreto della loro collocazione o vicinanza ad un personaggio piuttosto che un altro, è diventata anche l’occasione per approfondire e ampliare quella prima tesi e trasformarla in un libro. Un libro, il cui interesse e la cui utilità non si ferma ad una pura curiosità per eruditi, ma colma lacune dovute alla trasformazione in atto nella cultura corrente. Cultura sempre meno alimentata da una conoscenza approfondita sia della letteratura greco-latina che della Bibbia, a cui quasi sempre le immagini da me trattate si riferiscono.
Gran parte del mio lavoro si è basato infatti sulla ricucitura di uno strappo che permette di capire e di riconoscere cosa c’è dietro alle rappresentazioni di animali come una lucertola o un delfino, un’aquila o un leone. Ho rintracciato storie antiche, leggende, favole e miti, prima pagani e poi cristiani, ho cercato insomma di ridare voce ad un mondo che era diventato muto a causa della trasformazione di una società più abituata a consultare mezzi informatici che ad entrare in una biblioteca per aprire un libro.

Senofane racconta in pochi versi un episodio riguardante Pitagora: «Vide passando, percuotere un cane. Si dice che n’ebbe pena e che parlò così: Basta, non battere più, che lì c’è l’anima d’uno che m’è caro, lo sento dalla voce» (1). Sicuramente il Cardinale Mario Nasalli Rocca ignorava questo episodio quando si oppose con veemenza alla commissione dei cardinali ab eo creati che doveva approvare il bozzetto dello scultore Emilio Greco per il monumento a Papa Giovanni XXIII. (2) Il progetto, infatti, mostrava in primo piano un bel cane che se ne stava accucciato tra le pieghe del piviale del papa. «Non voglio vedere cani nel più grande tempio cristiano».
Fu allora che monsignor Giovanni Fallani, presidente della Commissione per la tutela dei Monumenti Storici e Artistici della Santa Sede, intervenne dicendo: «Eminenza, perché se la prende con la bestiola scolpita da Emilio Greco? Non sa che in San Pietro esistono altri tre cani: uno con la fiaccola in bocca, fa compagnia alla statua di San Domenico nell’abside della basilica; un altro custodisce il sarcofago di Papa Clemente X; un terzo è in alto, tra le statue dei Santi Fondatori di ordini religiosi, ed è compagno fidato di San Guglielmo abate… Come vede, Eminenza, la bella bestiola, scolpita da Greco, è proprio l’ultima arrivata… E poi, in San Pietro ci sono talmente tanti animali, che è quasi uno zoo sacro».
Dopo questa perorazione il Cardinale Nasalli Rocca non ebbe più nulla da ribattere ed Emilio Greco poté realizzare la sua opera con il cane, dove ancora oggi si può ammirare.(3) È stato proprio questo aneddoto che mi ha ispirato il titolo di questo libro, dietro il quale, però, non c’è solo la volontà di tracciare un itinerario singolare alla scoperta di uno “Zoo Sacro” in Vaticano, ma anche di rispondere alla domanda: quale pregiudizio o quale tabù verso gli animali, può aver ispirato le parole del Cardinale Nasalli Rocca? Forse la radice di tale intolleranza va ricercata nell’epoca in cui gli animali venivano più usati che rispettati. Infatti, anche al tempo di Aristotele, che fu il primo ad occuparsi di scienze naturali,(4) gli animali esistevano in funzione dell’uomo che aveva il diritto di servirsene. Questo principio, derivato dalla Bibbia, influenzerà anche il cristianesimo: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra».(5)
Da un lato, quindi, ci sono gli studiosi di scienze naturali, dall’altro filosofi o scrittori come il celebre Plinio il Vecchio (6) che vede la natura in modo antropocentrico. Amore e Odio, Simpatia e Antipatia. Anche per lui, infatti, gli esseri della natura esistono solo in funzione dell’uomo.
Interessante, poi, è la visione favolistica di autori come Esopo o Fedro (I sec. d.C.) che umanizzarono gli animali, prestando loro reazioni e sentimenti. Gli animali delle loro favole, spesso diventate metafore, mostrano vizi e virtù umani e comportamenti simili ai nostri. Ma forse bisognerebbe rileggere quelle favole alla luce delle più recenti ricerche scientifiche sul comportamento degli animali. Un famoso etologo come Konrad Lorenz, nel suo celebre L’anello del Re Salomone, dimostra quanto il comportamento dell’uomo e quello dell’animale siano affini (perlomeno per quanto riguarda i bisogni primari e gli istinti più elementari).
L’atteggiamento dell’uomo nei confronti della natura, nei secoli passati, è sempre stato ambiguo. L’uomo si è sentito partecipe, ma al tempo stesso padrone della natura, senza prestare attenzione ai propri limiti e a quelli del suo ambiente. Bisogna ricordare che questa conflittualità deve la sua matrice culturale sia alla religione che all’antropologia ebraico-cristiana. Terence Hambury White(7) indica tre motivi:
1. Atteggiamento dominatore dell’uomo nei racconti biblici riguardanti la creazione;
2. Desacralizzazione della natura operata dalla concezione biblica;
3. Impulso dato dal cristianesimo allo sviluppo sia della scienza che della tecnologia.
Voglio dire che mentre il furto, la menzogna, l’omicidio, il rispetto per il proprio simile sono entrati come proibizione nella sfera dell’etica; lo sfruttamento della natura non solo non ha seguito questo esempio, ma è stato interpretato come diritto peculiare dell’essere umano.
L’amore e il rispetto per gli animali è invece più sentito da quei filosofi o da quegli scrittori che credevano nella metempsicosi. Molti di loro erano spinti da motivi religiosi,(8) altri ancora da pura zoofilia. È comunque interessante notare come i pitagorici, ancor prima dei cristiani, dicessero che: «La bontà verso gli animali è un utile esercizio per rafforzare la filantropia e la compassione».
La presenza in un racconto mitologico o biblico (ma anche nella vita di un santo) di un animale piuttosto che di un altro, è spesso legata al significato simbolico che gli antichi gli attribuivano.
Nell’iconografia tradizionale molti animali si sono trasformati in simboli, poi stratificatisi nell’immaginario collettivo tanto da divenire archetipi della cultura occidentale. Accingendomi ad affrontare questa sorta di “safari mistico”, ho capito che sarebbe stata un’impresa troppo ambiziosa redigere un censimento dell’intero bestiario presente in Vaticano (nei suoi Musei, vi è persino una Sala degli Animali). Così, per non perdere l’interesse dei lettori, ho voluto restringere il campo alla Basilica di San Pietro e alla sua piazza . Ed è proprio dalla bella piazza del Bernini che partirà il nostro viaggio alla ricerca di un animale che si mimetizza, o si nasconde, nella maestosa solennità di un’opera d’arte.


Sandro Barbagallo


(1) Senofane (attribuito a), Antologia Palatina, VII, 120.
(2) Secondo la tradizione, il monumento funebre di un Papa è commissionato e pagato dai Cardinali da lui creati durante il suo pontificato
(3) Aneddoto raccontato da Arcangelo Paglialunga nella Strenna dei Romanisti del 1997.
(4) La zoologia, come scienza, nasce con Aristotele. Autore di opere come la Storia degli animali, Parti degli animali, Riproduzione degli animali, Aristotele divise tutti gli animali in due grandi gruppi, rivendicando a sé l’eredità della tradizione naturalistica presocratica. Le sue opere biologiche furono copiate, tradotte e commentate per diciotto secoli e veramente pochi sono stati i contributi originaliapportati dai naturalisti.
(5) Genesi 1, 27.
(6) Autore di trentasette libri di Storia Naturale di cui quattro dedicati alla zoologia.
(7) Terence Hambury White, The Book of Beasts. Being a translation from a Latin Bestiary of the Twelfth Century – New York, Putnam’s, 1954
(8) Gli Orfici, movimento religioso-esoterico affermatosi in Grecia verso il VI sec. a.C., furono i primi a sostenere il vegetarismo. Condivisero queste idee anche Pitagora, Empedocle, Plutarco, Apollonio di Tiana, Plotino, ecc.


 
Torna indietro Richiedi modifiche Invia per email Stampa
Home Il CNR  |  I servizi News |   Eventi | Istituti |  Focus