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Arte

MOSAICO: ANALISI DEI MATERIALI E PROBLEMATICHE DEL RESTAURO - PARTE II. STRUMENTI E METODI DI ANALISI DI MATERIALI INORGANICI

Introduzione - Indice


Introduzione


Con questa "parte seconda" della serie di quaderni su Mosaico: Analisi dei materiali e problematiche di restauro, si vuole mostrare, attraverso esempi, l'importanza dell'applicazione delle metodologie analitiche allo studio dei materiali musivi, non solo per finalità di restauro, ma anche per approfondire le conoscenze su tali materiali e relative tecnologie di lavorazione (studi "archeometrici").
Il primo capitolo riguarda i vetri bizantini per mosaico del V-VI secolo, periodo di grande sviluppo dell'arte musiva, in particolare a Ravenna. Per lo studio di questi materiali è di fondamentale importanza l'applicazione di metodologie di analisi chimica ed una elaborazione statistica dei risultati analitici. La caratterizzazione chimica dei vetri esaminati ha dato risultati interessanti poichè viene messo in evidenza come tali materiali siano riferibili a tipologie non più prodotte attualmente, ma frutto di conoscenze tecnologiche ben consolidate ed utilizzate nell'arco di molti secoli in epoca classica e bizantina. Le ipotesi sulle materie prime impiegate per ottenere il vetro di base, sul dosaggio degli elementi coloranti per ottenere la vasta gamma di colori e sul processo di lavorazione sono aspetti rilevanti dello studio effettuato sui vetri bizantini per mosaico.
Segue lo studio mineralogico-petrografico di un'ampia campionatura di materiali lapidei utilizzati per tessere di mosaici antichi. I materiali esaminati provengono da mosaici datati dal II sec. a.c. al XII sec. d.c., di varie località italiane e di altri paesi dell'area mediterranea. L'indagine è stata svolta allo scopo di evidenziare i problemi che si incontrano nel classificare tali materiali lapidei e nel determinare la loro provenienza. Da questo studio si ricavano anche risposte sui criteri che guidavano i mosaicisti nella scelta dei materiali.
Il terzo capitolo è un esempio di indagine sui fenomeni di degrado dei materiali di un'opera d'arte, quale studio preliminare alla programmazione di un intervento di restauro. Si tratta, in questo caso, di tessere vetrose di un mosaico parietale che presentano evidenti alterazioni, con grave danno estetico. Per questo studio è particolarmente utile l'impiego del microscopio elettronico e della microanalisi, sia per osservare a scala microscopica i danni subiti dai materiali, che per analizzare i prodotti di alterazione e risalire alle cause ed ai meccanismi alla base dei fenomeni di degrado.
Una ricerca storica sulle malte leganti, utilizzate in epoca ellenistica e romana, è stata inserita in questo volume quale "prologo" all'ultimo capitolo dedicato all'impiego delle analisi termiche per lo studio di malte, stucchi, intonaci, finiture murarie, ecc. Queste tecniche analitiche, di facile uso e relativamente semplice interpretazione dei risultati, si sono rivelate particolarmente utili per la caratterizzazione dei suddetti materiali, in quanto danno spesso da sole informazioni esaurienti sulla composizione dei campioni esaminati. Di solito, semplici osservazioni col microscopio ottico sono sufficienti ad integrare i dati ricavati dalle analisi termiche per ottenere una completa descrizione del materiale.
Prendendo in considerazione vari materiali musivi (tessere vetrose, tessere lapidee, malte leganti) e diverse finalità di indagine (indagine scientifica preliminare all'intervento di restauro o studio archeometrico dei materiali) si è, quindi, cercato di presentare esempi che mostrano come differenti problemi trovino soluzione applicando le tecniche analitiche più appropriate, cioè le più indicate, in termini pratici, a dare le maggiori risposte per il caso specifico.
Ci si è limitati, tuttavia, alle tecniche analitiche più diffuse, disponibili normalmente presso i laboratori di ricerca pubblici e privati. Esistono, naturalmente, anche tecniche di indagine più sofisticate, il cui impiego, però, ha un'incidenza sul lavoro di routine di archeologi e restauratori molto meno consistente, dato il difficile accesso e gli alti costi delle analisi.

 
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