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Architettura e Urbanistica

MANUALE DELL'ARCHITETTO

Premessa alla ristampa anastatica 1985 - Indice


Premessa alla ristampa anastatica 1985



Si possono riconoscere ad un manuale due funzioni: l'esame sistematico e ordinato con finalità pratiche degli aspetti costitutivi dell'opera architettonica; la diffusione o volgarizzazione dei principi e delle teorie dell'architettura per mezzo di una più facile consultazione e di più schematiche indicazioni. Attraverso la seconda funzione esso accentua la codificazione delle conoscenze fino a proporsi come strumento per la pratica professione. Il manuale restituisce uno "spaccato... dell'evoluzione della produzione edilizia... un quadro del mestiere di edificare che è stato ai margini di ogni interesse della critica" (L'arte di edificare, Milano, 1981), anche se è sopra tutto ad esso che si affida la produzione edilizia più vasta e diffusa e quindi la qualità media di tale produzione. Il profilo qualitativo estremamente basso della produzione edilizia più diffusa è sotto gli occhi di tutti, ma sarebbe semplicistico attribuire la responsabilità di questo alla cattiva qualità o addirittura alla mancanza di manuali.
Di fatto, negli ultimi trent'anni, la manualistica è stata sostituita dal diffondersi di una molteplicità di riviste e di testi monografici relativi ai "tipi" architettonici (gli alberghi, i teatri, gli ospedali, ecc.) che si caratterizzavano per il seguire due direzioni programmatiche nettamente scollate: da un Iato le riviste "colte", attente all'evolversi della teoria architettonica, al pensiero ed al prodotto eccezionali; dall'altro le riviste "tecniche", spesso settoriali dedicate soltanto all'aggiornamento o anche solo alla volgarizzazione di tecnologie e di materiali più o meno innovativi.
E la divaricazione si è andata sempre più allargando, dimenticando di saldare "teoria" e "prassi" che aveva operato, sul finire degli anni trenta, la Casabella-Costruzioni di Giuseppe Pagano. L'eredità di tale impostazione fu raccolta, sotto la sensibilissima guida di Mario Ridolfi, dal Manuale dell'Architetto edito dal CNR nel 1946. Presentando su "Metron" il Manuale dell'Architetto Ridolfi annota: "La necessità di un moderno manuale, redatto con criteri di praticità e facile consultazione, era sentita da molti architetti in Italia... l'esigenza di un Manuale dell'Architetto che con limitato spazio contenga il maggior numero di informazioni utili alla progettazione". Il Manuale nasce dalla mediazione della cultura razionalista di matrice tedesca, coltivata da Ridolfi negli anni trenta, con la coltura materiale italiana nell'ambito della quale lo stesso Ridolfi operava. Ne nasce uno strumento non astratto che tenta un bilancio delle risorse materiali disponibili razionalizzate attraverso codificazioni legate alla pratica costruttiva. L'immediato riscontro operativo del Manuale dell'Architetto fu la ricostruzione post-bellica e segnatamente, il primo settennio delle realizzazioni INA-Casa che coagulò una pratica costruttiva consolidata e diffusa su tutto il territorio nazionale.
Nel riproporre oggi l'edizione anastatica del Manuale dell'Architetto, la Commissione nominata dal CNR e composta da:

Prof. Corrado Beguinot, Prof. Giuseppe Ciribini, Prof. Marcello Grisotti per il Comitato per le Scienze di ingegneria e architettura;
Arch. Sergio Basile, Arch. Massimo Bilò per il Ministero LL.PP. Comitato Edilizia Residenziale;
Prof. Enrico Fattinnanzi, Prof. Alessandro Stazi per il Gruppo Nazionale Produzione Edilizia:
Prof. Enrico Mandolesi, Prof. Giuseppe Turchini esperti;

è stata mossa essenzialmente da due ordini di ragioni: la prima, pratica, nasce dall'aver registrato la presenza sul mercato parallelo a quello editoriale di un gran numero di fotocopie, parziali o totali, la cui larga diffusione testimonia della richiesta, ancora ampia, per questa pubblicazione; la seconda, d'ordine generale, risiede nella convinzione che il controllo razionale e realistico del progetto quale il Manuale propone ha tuttora elementi di validità che superano i pochi settori nei quali è rintracciabile una certa absolescenza tecnologica.
Il metodo per il controllo razionale del progetto, almeno in tutte le parti per le quali l'innovazione tecnologica non è determinante (e sono molte), riproposto attraverso la lettura storica del "libro" sul quale si sono formate tutte le generazioni di architetti italiani del dopoguerra, torna ad assumere attualità oggi, quando l'elaborazione teorica della "composizione architettonica" sembra allontanarsi sempre più nel regno dell'architettura "disegnata", abbandonando gli ambiti della progettazione esecutiva.
Ora, riflettendo sul fatto che molti dei fondamenti disciplinari (le basi geometriche e matematiche, i principi di fisica e di meccanica, i rapporti dell'analisi funzionale, ecc.) non sono mutati nel tempo, si può osservare come la relazione tra la fase ideativa e la fase operativa del progetto passa ancora attraverso gli stessi paradigmi che il Manuale dell'Architetto ha codificato.
Non sembra inutile, pertanto, riproporre ai progettisti quest'opera che ha informato di sé la cultura dell'architettura italiana negli anni del suo consolidarsi come parte attiva del movimento moderno.

Coordinatore della Commissione

MARCELLO GRISOTTI

 
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