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Archeologia

L'ARCHEOLOGIA ITALIANA NEL MEDITERRANEO FINO ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Introduzione - Indice


Introduzione


Storia di cose e di uomini, l'archeologia è in primo luogo scelta di campi e di aree. La storia di tali scelte (dalle private alle ufficiali, dalle scientifiche alle politiche, dalle culturali alle economiche e sociali) travalica i limiti del tradizionale confronto fra archeologi edantichisti, per coinvolgere decisamente gli storici della cultura e della politica.
Da questa consapevolezza ha preso le mosse il Convegno L'archeologia italiana nel Mediterraneo fino alla Seconda Guerra Mondiale, voluto dalla Facoltà di Lettere dell'Università di Catania e dal Centro di Studi per l'Archeologia greca del C.N.R., come ripensamento critico all'edizione catanese della mostra «Creta Antica» (9 ottobre-10 novembre 1985), curata dalla Scuola Archeologica Italiana di Atene. L'esame di una serie di carte e di documenti di varia provenienza, proprio in occasione dell'allestimento di quella Mostra, confermò che accanto alla storia ufficiale delle ricerche e delle scoperte ne esisteva una parallela, di motivazioni non sempre scientifiche, ma altrettanto degne di essere indagate. L'estensione dell'indagine all'intera area mediterranea (nella quale si son voluti comprendere per evidenti motivi paesi come la Somalia, l'Etiopia e l'Eritrea), avrebbe consentito di mettere a fuoco le eventuali implicazioni o condizionamenti politici, l'incisività culturale, la validità dei programmi, l'organicità dei disegni nell'attività archeologica italiana; ma avrebbe soprattutto permesso, attraverso l'inusitata chiave di lettura archeologica, la rivisitazione della politica estera italiana, sulla base di presenze e attività sul terreno, ma anche di epistolari e documenti d'archivio finora non sfruttati nel modo dovuto. Uno dei maggiori protagonisti dell'archeologia italiana all'estero, il roveretano Federico Halbherr, poteva scrivere a L. Pernier, nella tarda estate del 1912: «Il Patroni vuole fare la prolusione di quest'anno sulle fondazioni scientifche italiane in Oriente ed il loro interesse per la politica italiana. Non so se siano tutte cose da poter dire in pubblico specie quelle che riguardano le missioni dell'Egeo e della Cirenaica...». Era, se si vuole, una precisa impostazione del problema.
Il variegato approccio delle relazioni e degli interventi (e la prevalenza degli archeologi sugli storici contemporanei mostra come sia difficile da spezzare il cerchio degli «addetti ai lavori»!), può ora costituire un concreto.punto di partenza per il dibattito sulla politica culturale in patria e all'estero, fra l'Unità e il secondo conflitto mondiale.


GIUSEPPE GIARRIZZO

VINCENZO LA ROSA


Catania, settembre 1986

 
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