Home |  English version |  Mappa |  Commenti |  Sondaggio |  Staff |  Contattaci Cerca nel sito  
Ambiente e Territorio

GESTIRE L'EMERGENZA. LE POLITICHE DI PROTEZIONE CIVILE IN PROSPETTIVA COMPARATA

Introduzione - Indice

Introduzione


Il lavoro di Brunetta Baldi che qui vado brevemente a presentare si colloca rappresentativamente fra gli interessi e obiettivi di ricerca da qualche anno a questa parte perseguiti dal Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche, da me diretto presso il Dipartimento di Organizzazione e Sistema Politico dell'Universit di Bologna. Il lavoro in questione si sviluppato nell' ambito di finanziamenti del Consiglio Nazionale delle Ricerche - che volentieri colgo l'occasione di ringraziare - e, in particolare, negli ambiti del contributo proposto dal Comitato per le scienze giuridiche e politiche per svolgere il programma "Le politiche pubbliche nello Stato contemporaneo tra vincoli istituzionali e culturali" (n. 93. 01821. CT09), e del contributo proposto dal Comitato per le scienze e le tecnologie dell' ambiente e habitat per svolgere il programma "Ecopolitica integrata: prospettive comparate di evoluzione istituzionale in Europa Occidentale e Nord America in riferimento alle politiche per l'ambiente e per la prevenzione delle catastrofi" (n. 93. 01220. CTl3). In effetti il volume bene compendia le due tematiche suddette in quanto si occupa di una politica di importanza centrale, e cio quella della gestione dell'emergenza nel contesto delle funzioni di protezione civile, e lo fa analizzando comparativamente le strutture organizzative e le modalit dell'intervento pubblico osservate nel quadro costituito da due recenti calamit naturali, come il terremoto di Loma Prieta in California del 1989 e l'alluvione della Valtellina del 1987.
Tratteggio brevemente la struttura del volume per concludere con alcune osservazioni intorno ai contributi, tanto teorici quanto pratici, che scaturiscono dalla ricerca di Brunetta Baldi.
Il primo capitolo offre un'analitica ricostruzione dei due eventi - Loma Prieta e Valtellina - che costituiscono, come si detto, i referenti empirici della ricerca: lo sviluppo di questo impianto descrittivo ha condotto l'autrice a contestualmente tratteggiare e definire con precisione univoca il rapporto fra il concetto di emergenza e quello di referenti, in s denotativamente ambigui, come disastro, catastrofe, calamit, arrivando alla conclusione che i disastri c.d. naturali presentano sempre, nei loro effetti, una componente istituzionale, che ne pu attenuare, cos come aggravare, le conseguenze. Emergenza, pertanto, si definisce come "un' evento determinato da un agente fisico che produce un impatto distruttivo sul territorio in cui si manifesta, l'entit del quale dipende sia dalle caratteristiche fisiche e fenomeno logiche dell' evento stesso, sia dalla struttura socio-politica preesistente nel territorio di riferimento".
I capitoli secondo e terzo sono quelli empiricamente centrali nell' economia dell' intero lavoro: in essi viene articolata, partitamente per il caso californiano e il caso italiano, l'analisi delle "strutture socio-politiche preesistenti" ai due disastri presi in esame, nonch i modi, le forme, e gli effetti dei loro interventi. La gestione dell' emergenza si traduce nel problema - essenzialmente organizzativo - del governo della complessit dell'azione, dove la complessit consiste proprio nel bisogno di integrare e coordinare l'agire di molti e diversi attori, portatori di competenze e conoscenze differenziate - vigili del fuoco, forze dell' ordine, servizi sanitari, etc. - tutti necessari al superamento dell' emergenza in corso. Gestire l'emergenza significa coordinare: infatti, il coordinamento chiamato a governare una complessit in cui non solo interagiscono una pluralit di attori, ma in cui le interazioni si sviluppano in condizione di incertezza, in quanto nuovi e diversi sono i compiti che l'emergenza richiede agli attori di svolgere e nuove e diverse sono le configurazioni organizzative che tali attori assumono. Il concetto di coordinamento quello di un meccanismo di governo delle interdipendenze che varia al variare delle caratteristiche di prevedibilit e complessit dell' azione organizzati va. In una situazione di massima prevedibilita e assenza di incertezza ambientale, il coordinamento pu essere realizzato attraverso una struttura formale e gerarchica che standardizza compiti e ruoli, orientandoli al raggiungimento dell'obiettivo finale. Nella misura in cui complessit e incertezza fanno il loro ingresso, il coordinamento diviene un problema organizzativo che necessita di soluzioni specifiche. Le soluzioni che via via tendono a risolvere la situazione di incertezza crescente, si allontanano sempre di pi dalla struttura formale di compiti e ruoli, pur non abbandonando la completamente. Man mano che la complessit aumenta devono essere progettati meccanismi che sviluppano la dimensione orizzontale dell'interazione sistemica - dato il bisogno di comunicazione e di informazione reciproca. La risposta al terremoto di Loma Prieta, come il lettore pu constatare, vede il ricorso a meccanismi collegiali e orizzontali di coordinamento basati su agreement, ovverosia consensi prenegoziati. La gestione dell'emergenza in Alta Lombardia vede invece il prevalere di meccanismi di coordinamento formale (autorit gerarchica). Nel nostro ordinamento amministrativo, a differenza di quello statunitense, mancano infatti strumentazioni e metodologie organizzative per consentire il coordinamento. Istituzionalmente il coordinamento tende ancora ad essere concettualizzato come gerarchico-formale, non cogliendosene la problematicit e la dimensione orizzontale. Si rivela, pertanto, un deficit di str:umentazioni organizzative cos come viene chiaramente evidenziato nella ricostruzione dell'intervento di protezione civile nel caso italiano.
Nei due capitoli conclusivi l'autrice interpreta, utilizzando tanto una prospettiva culturale quanto una prospettiva istituzionale, i risultati dell' analisi comparativa precedentemente sviluppata. Tale lavoro interpretativo consente di isolare alcune dimensioni che, fra di loro correlate cos come si osservano nei due casi analizzati, concorrono a delineare le pi rilevanti e significative contrapposizioni fra l'esperienza italiana e quella statunitense.
La contrapposizione fra specialismo e generalismo si propone in tutti gli aspetti della politica dell'emergenza analizzati, e particolarmente nelle strutture e nelle competenze preposte al problema a livello locale. In Italia, si evidenzia il generalismo delle prefetture e dell'apparato pubblico nel suo insieme. In California, invece, si riscontra lo specialismo della rete degli uffici appositamente creati per il problema dell'emergenza. La contrapposizione fra generalismo e specialismo si evidenzia poi nell'elaborazione dei piani e nell'organizzazione delle esercitazioni. L'enfasi sulle funzioni di emergenza, come criterio base per l'attivit di pianificazione nel contesto californiano, appare essere un indicatore di specialismo, a cui si contrappone il generalismo della norma astratta e della competenza formale che permea i piani di emergenza in Italia.
Altra importantissima contrapposizione quella che emersa fra integrazione e coordinamento formale, come strategie alternative per garantire un agire sinergico fra le diverse componenti di protezione civile. Nella politica dell'emergenza californiana, la strategia di integrazione, posta in essere fin dalla creazione di FEMA (Federal Emergency Management Agency), promuove uno stile di policy-making orientato allo sviluppo di contatti, attraverso ruoli di liaison e di networking fra la molteplicit di attori coinvolti nella gestione del problema. L'attivit di coordinamento svolta dagli Offices of Emergency Services si basa sul coinvolgimento delle diverse componenti di protezione civile la creazione di vari comitati e commissioni, la circolazione di informazione e lo sviluppo di conoscenza condivisa. La strategia di coordinamento formale, invece, emerge nei diversi aspetti del policy-making italiano. La normativa di protezione civile si appella pi volte al coordinamento come strumento in grado di superare ambiguit, sovrapposizioni, e promuovere sinergia fra le diverse componenti del sistema. Tuttavia, tale concetto non viene mai definito e di fatto ricondotto alla struttura gerarchico-formale dell' autorit. In particolare, conviene qui insistere sulla capitale importanza della modalit di intervento che l'autrice denota col termine "integrazione". L'integrazione si profila essere uno strumento di governo della complessit organizzativa particolarmente incisivo, in quanto basato sull'informalit, orizzontalit e collegialit delle pratiche interattive, in tal senso capace di promuovere comunicazione e coesione fra le componenti del sistema organizzativo. L'integrazione, proprio perch scaturisce dalla condivisione di conoscenze, di linguaggio e di cultura fra le diverse unit organizzative, facilita la circolazione dell'informazione, consente la riconoscibilit e la legittimazione delle diverse componenti impegnate nell'azione e, in tal senso, crea le condizione per garantire l'attivazione e il coordinamento dell'azione collettiva.
Infine, la contrapposizione fra un principio di localismo ed uno di centralismo si propone in tutti gli aspetti del policy-making comparato. Il principio di localismo esplicitamente espresso nella politica dell' emergenza californiana: il livello locale il protagonista della pianificazione e della gestione dell' emergenza. Il localismo si sostanzia in un forte legame fra il policy-making e il territorio, e l'attivit di pianificazione dell' emergenza orientata allo sviluppo di un'intelligenza locale, attraverso la circolazione di conoscenze e di informazioni fra le diverse componenti di protezione civile presenti sul territorio. Il principio di centralismo come aspetto tipico del policy-making italiano, caratterizza l'intera evoluzione del sistema di protezione civile. Sia l'enfasi sul ruolo del prefetto, a livello locale, che l'architettura del sistema di pianificazione nazionale sono espressione di centralismo. La debolezza del legame fra il policy-making dell'emergenza e il territorio trova evidenza nella gestione del caso Valtellina.
I due interventi pubblici ricostruiti da Brunetta Baldi appaiono essere espressione di due diverse interpretazioni del problema dell'emergenza. La prevalenza di un modello collaborativo che promuove integrazione fra le diverse, autonome e distinte, componenti di protezione civile, basato su consensi prenegoziati, sviluppati in sede locale, da personale specializzato, fin dalla fase latente del problema, appare essere espressione di una moderna concezione di protezione civile e di un approccio che pu essere definito proattivo. Si tratta di un approccio che, riconoscendo l'emergenza come un problema anche nella sua fase latente, enfatizza il momento della pianificazione, ed opera preventivamente, attraverso la predisposizione di strutture e lo sviluppo di capacit operativo-gestionali, per la riduzione di quella che viene definita la vulnerabilit territoriale all'emergenza.
A tale approccio se ne contrappone un altro, a lungo dominante nella gestione del problema, e non ancora superato nel caso italiano: l'approccio reattivo. Tale approccio, espressione di quello che viene definito il vizio di eccezionalit, riconosce l'emergenza come un problema di intervento solo al suo manifestarsi in veste di evento distruttivo e la definisce come una situazione di caos che necessita di interventi straordinari e contingenti, tesi a riportare innazitutto ordine e controllo. L'approccio re attivo nega all'emergenza la natura di un problema che necessita di intervento e monitoraggio continui anche nella sua fase latente.
Insomma: generalismo, formalismo gerarchico e centralizzazione costituiscono le coordinate di un sistema di protezione civile non in grado di esibire le propriet operative necessarie per il perseguimento dei suoi obiettivi. All'incontro, specialismo, integrazione e localismo sono i fattori che spiegano misure alte di efficacia e efficienza di un sistema di difesa civile. Inoltre, la concomitante presenza di specialismo, integrazione e localismo si pone come la matrice di ci che l'autrice denomina "la cultura dell'emergenza".
La cultura dell'emergenza viene definita come l'insieme delle idee, delle conoscenze e delle modalit di percepire, di credere, di valutare e di agire, che sono state sviluppate al riguardo del problema dell' emergenza e che ne condizionano il processo di policy-making, ovvero le modalit con cui il problema viene percepito e tematizzato all'interno delle arene politiche e il dilemma di policy risolto.
Lo sviluppo di una cultura dell'emergenza concorre al superamento dell'approccio reattivo e all'adozione di un approccio proattivo in quanto consente di contrastare la normale apatia (attribuzione di scarsa salienza) che grava sul problema dell'emergenza nelle arene politiche dei decisori pubblici. L'attribuzione di salienza al problema in esame non appare infatti riconducibile alla gravit del rischio oggettivo, bens ad interpretazioni culturali che afferiscono alle modalit di percezione e concettualizzazione del problema da parte dei policy makers.
La politica dell'emergenza californiana si rivela indubbiamente improntata ad un approccio proattivo. Il suo specialismo appare essere espressione di una cultura dell'emergenza piuttosto sviluppata sia in termini di percezione collettiva e consapevolezza generalizzata del problema, che di informazione e conoscenza consolidate al suo riguardo. La particolarit della cultura dell'emergenza californiana si esprime non solo nel suo grado di sviluppo, ma soprattutto nel suo grado di istituzionalizzazione.
In Italia, nonostante una cultura proattiva dell'emergenza si cominci a sviluppare agli inizi degli anni '80 sulla base di serie e recenti esperienze, essa non raggiunge pieno consolidamento nelle arene politiche dei decisori pubblici. Il basso grado di istituzionalizzazione della cultura dell' emergenza si pone all'origine dei ritardi e della incompleta evoluzione e, per certi versi, involuzione del sistema di protezione civile italiano.
Il libro della Baldi si conclude con un capitolo dedicato all'analisi delle matrici o determinanti strutturali che stanno alla base di sistemi di difesa civile, come quelli esaminati, in grado oppure no di manifestare rendimenti soddisfacenti o accettabili. Le osservazioni offerte nel capitolo in questione costituiscono un' eccellente illustrazione delle limitazioni concettuali e strutturali della nostra amministrazione, prigioniera del mito che tutto sia programmabile e quindi che la razionalit deduttiva, puramente meccanica, sia sufficiente a conseguire gli obiettivi. Un'amministrazione non sfiorata dal dubbio che in effetti le cose stanno in tutt' altro modo, in quanto, fra i numerosi compiti che gravano sull'amministrazione ben pochi sono programmabili e automatizzabili. All'incontro, la maggior parte dei compiti dell'amministrazione hanno, oggi, una natura problematica e ipotetica, il che vuol dire che per il tramite di una razionalit sperimentale o, a seconda dei casi, di una razionalit negoziale, che essi possono essere svolti soddisfacentemente o accettabilmente.
Essere consapevoli di quanto appena enunciato significa accettare una nuova definizione di organizzazione amministrativa come proposizione empirica che asserisce di possedere le conoscenze atte a realizzare i suoi obiettivi. E' questa, come si vede, una definizione dinamica, che implica la capacit di un' organizzazione di non dar nulla per scontato e di attendere permanentemente alle correzioni dei propri errori. Molti di questi elementi - vedr il lettore - sono riconoscibili nell' organizzazione californiana per la gestione dell'emergenza: flessibilit, ampio repertorio di risposte a una numerosit di domande situazionali, grande ridondanza che si trasforma in una forma organica e adattabile del principio di sussidiari et, la ricerca costante dell' aggiornamento di conoscenze specialistiche.
Per concludere: Brunetta Baldi ci ha offerto un contributo di ricerca, ricco di stimoli empirici, fertile di interpretazioni teoretiche e, al tempo stesso, di grande potenziale utilit al policy maker che, per avventura, volesse cimentarsi con la riorganizzazione della protezione civile.



GIORGIO FREDDI

 
Torna indietro Richiedi modifiche Invia per email Stampa
Home Il CNR  |  I servizi News |   Eventi | Istituti |  Focus