Home |  English version |  Mappa |  Commenti |  Sondaggio |  Staff |  Contattaci Cerca nel sito  
Agraria

Tecnologia ed uso dei rizobi per la batterizzazione dei semi di leguminose

Presentazione - Premessa - Indice

Premessa

L'uso dei legumi, nella storia dell'uomo, sembra si possa far risalire al 6000 a. C. (White et aL, 1955). Il famoso piatto di Giacobbe « e Giacobbe diede ad Esaù pane ed una minestra di lenticchie...»,
(Genesi 25, 34) era, con tutta probabilità, costituito da lenticchie rosse o Ervum lens. I vettovagliamenti dell'armata del re David includevano veccie (Vicia faba), lenticchie e forse piselli (Il Samuele 17,28).
E già l'erba medica era oggetto di coltura in Babilonia, 700 anni prima di Cristo: la sua denominazione «Fieno di Medes» è all'origine del nome generico Medicago. Sembra che la Medicago sia arrivata in Italia dall'Asia Centrale attraverso la Grecia e/o in Spagna con i Mori (Nutman, 1965).
Gli stessi greci erano ben consapevoli del valore agronomico delle leguminose. Teofrasto (370-285 a. c.), infatti, così scrive: «I fagioli non sono una coltura faticosa per il terreno, anzi, sembra che lo concimino». Così pure al tempo dei Romani la coltura di leguminose veniva ritenuta, da un punto di vista agronomico, una coltura miglioratrice.
Varrone (37 a. C.) così si esprime a questo proposito: «I legumi dovrebbero essere piantati in terreni leggeri, non tanto per loro stessi, quanto, piuttosto, per i benefici che essi apportano alle colture successive». L'inclusione delle leguminose nella rotazione delle colture declina, in Europa, nel primo periodo Medioevale, quando vegetazioni naturali e maggese nudo ne prendono il posto e solo molto più tardi le leguminose ritrovano il loro giusto posto nelle colture a rotazione europee.
Si deve a Boussingault (1838) la scoperta che le leguminose utilizzano l'azoto atmosferico, ma solo cinquanta anni più tardi, Hellriegel e Wilfarth (1889) dimostrano, in maniera incontrovertibile che solo le leguminose provviste di noduli sono capaci di fissare azoto atmosferico e che il «locus» della fissazione si trova nei noduli, che risultano opera dell'infezione delle radici da parte di batteri del suolo. Dei noduli radicali fa già menzione nel 1586 Delechamps e poi Malpighi (1681), che però li interpreta come formazioni patologiche. Per primo Woronin (1866) descrisse le forme batteriche da lui osservate nelle cellule dei tessuti nodulari e si deve a Beijerinck (1888) il primo isolamento del batterio microsimbionte, da lui chiamato Bacillus radicicola, mentre Franck (1890), che lo isola pressoché contemporaneamente, lo denomina Rhizobium leguminosarum.
La pratica della batterizzazione dei semi delle leguminose risale ad un'epoca di poco posteriore all'isolamento di Rhizobium ad opera di Beijerinck. L'inoculo o batterizzazione dei semi delle leguminose consiste essenzialmente nell 'introdurre una popolazione di rizobi in forma vegetativa sul seme. Naturalmente, fino al momento in cui la radichetta formatasi non è suscettibile alla penetrazione del simbionte batterico (le fasi e gli eventi principali della nodulazione sono riassunti in Tabella I), quest'ultimo si trova esposto a condizioni di ordine chimico, fisico e biologico molto spesso sfavorevoli. Risultano perciò determinanti, ai fini di un corretto intervento di batterizzazione, sia la qualità dell'inoculo (numero delle cellule di Rizobi per seme, capacità infettiva, persistenza nel tempo, competitività etc.), sia la tecnologia dell'applicazione degli inoculi (inoculi liquidi, semisolidi, preinoculazione o pellettizzazione del seme etc.).
L'obbiettivo che con il presente lavoro ci si prefigge è duplice: da un lato si intende fornire all'operatore agricolo una descrizione, per quanto possibile, aggiornata e dettagliata della tecnologia di produzione degli inoculi e della loro pratica applicazione per la batterizzazione dei semi di leguminose; dall'altro s'intende sensibilizzare operatori economici e organi tecnici ed amministrativi sull 'esigenza che tale pratica venga diffusa (soprattutto nelle aree marginali montane e collinari), incentivata ed adeguatamente controllata.
Ove richiesto, nei vari paragrafi sarà fatto specifico riferimento alla situazione di singoli Stati dove la tecnologia di produzione, applicazione e controllo degli inoculi si è già sviluppata nell'arco degli ultimi decenni (Australia, Brasile, USA etc.). In Appendice vengono infine riponati alcuni elementi di consultazione, come l'elenco dei maggiori produttori di inoculi, la accessibilità a colture di collezione o di preparati commerciali, le leguminose per le quali viene effettuata la selezione dei ceppi di Rhizobium etc.

 
Torna indietro Richiedi modifiche Invia per email Stampa
Home Il CNR  |  I servizi News |   Eventi | Istituti |  Focus