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Focus per Istituto ITABC

Il restauro del Bedestan (Chiesa di S. Nicholas) a Nicosia, Cipro (Luciano Cessari) (2007)  

Il complesso monumentale del Bedestan è situato nella parte turca del nucleo storico della città di Nicosia, pochi metri a sud della moschea Selimiye, anticamente cattedrale latina di S. Sofia. Deve il suo nome alla funzione di mercato di tessuti e di oggetti preziosi alla quale è stato destinato durante il periodo ottomano (1570-1878) a seguito della trasformazione di una preesistente chiesa cristiana. Il piano di studio e investigazione sullo stato dell’edificio e la progettazione del recupero del monumento è stato affidato all’Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali (ITABC) del CNR di Roma, dopo una selezione tra numerosi gruppi europei. L’iniziativa si colloca nel quadro delle attività sostenute dall’ONU con il piano “Rehabilitation of Old Nicosia” realizzato in cooperazione con il Nicosia Master Plan. L’iniziativa, finanziata con fondi europei attraverso il programma “Partnership for the Future”, è eseguita dallo United Nations Development Programme(UNDP) e dallo United Nations Office for Project Service (UNOPS).
Il Bedestan si presenta come un caso particolarmente interessante nell’ambito delle problematiche del restauro attuali, singolarmente collocato a metà tra il fabbricato dimesso e la rovina archeologica. Questa sua doppia natura conduce al recupero della funzionalità, in quanto è possibile la reintegrazione sia in termini strutturali che architettonici, ma richiede anche il trattamento preferenziale degli elementi parzialmente ruderizzati, che dovrebbero essere riletti dal visitatore occasionale e magari anche compresi dall’osservatore attento.

Preliminarmente allo sviluppo del progetto è stato condotto un accurato studio diagnostico finalizzato a conoscere e comprendere il monumento e dal quale sono scaturite le operazioni di intervento. Il piano diagnostico comprendeva indagini geotecniche, indagini strumentali sulla struttura, caratterizzazione dei materiali; ma sono state applicate anche prospezioni geofisiche (geoelettriche) sulla pavimentazione dell’edificio per indagare la presenza di murature antiche ormai scomparse. Una rigorosa analisi stratigrafica delle murature ha permesso di chiarire le fasi costruttive del Bedestan sulle quali le fonti storiche erano particolarmente carenti.

Il progetto di consolidamento, finalizzato al recupero della struttura e al miglioramento antisismico, ha previsto interventi volti a ripristinare la continuità della struttura muraria ed incrementare la resistenza delle pareti sollecitate nel piano, tramite opere di cuci e scuci, reintegrazione e ripristino di archi, volte e paramenti murari.Durante il cantiere si è sperimentata per la prima vota una tecnica altamente innovativa che ha preso spunto dalla tradizione dei pendoli in pietra con funzione antisismica, osservate nelle doppie volte delle moschee Timuridi in Iran e in Usbekistan. L’idea, trasferita alla struttura del Bedestan, ha portato alla messa a punto di un pendolo inserito in corrispondenza dell’arcone della navata centrale, nascosto sotto il pavimento e sostenuto da cavi metallici inclinati capaci di contrastare la spinta dell’arco.
In merito alla strategia d’uso stabilita si è ritenuto che l’uso più adatto al monumento sia quello destinato ad attività culturali, di interesse internazionale e anche locale, che possano dare un senso elevato agli elementi frammentari sopravvissuti alla distruzione.

La soluzione proposta per il progetto di riuso e rifunzionalizzazione del complesso architettonico del Bedestan prevede la creazione di due elementi di copertura realizzati con una struttura in legno lamellare e pannelli in lastre di zinco. La struttura principale ha la forma evocativa di una grande vela a geometria variabile, che crea un ambiente di filtro e di accesso al monumento/museo e contemporaneamente serve da protezione agli elementi ruderizzati e archeologici del Bedestan. La scelta di questa vela sul lato meridionale del complesso ha anche una funzione statica poiché contribuisce a contrastare la spinta e l’effetto di ribaltamento presente nel muro meridionale della navata centrale; questa, attualmente a cielo aperto, sarà coperta da una vela più piccola con andamento curvo su direttrice lineare. La scelta formale di tale soluzione risponde all’intento di riconfigurare l’immagine del monumento in una prospettiva funzionale e simbolica.

Immagine - Progetto di nuova copertura
Immagine - Prospezione geoelettriche
Immagine - Ricostruzione 3D
Immagine - Sistema antisismico
Immagine - Analisi Straigrafica
Immagine - Facciata gotica principale
Documento - L.Cessari, Il restauro del Bedestan


PATRIMONIO COSTRUITO STORICO: DAL SISTEMA INFORMATIVO AL WEBGIS. ARKIS E ARKIS-NET (PAOLO SALONIA) (2003)  

Da alcuni anni è stata sviluppata una ricerca finalizzata alla configurazione di un Sistema capace di integrare dati complessi derivanti da diverse acquisizioni proprie di ciascuna fase dell'approccio conoscitivo al manufatto storico all'interno di un ambiente informatizzato appositamente progettato fondato sulla Information & Communication Technology.
Il prodotto realizzato è rappresentato da un software denominato ARKIS (Architecture Recovery Knowledge Information System) programmato in AVENUE, basato su motore ArcView (ESRI) e validato su diversi casi di studio.
Il requisito fondamentale del Sistema è rappresentato dalla capacità di interconnettere dati eterogenei (geometrici, in forma raster e vettoriale, descrittivi, in forma alfanumerica organizzata in RDBMS e in testi, immagini, in vari formati), mediante funzioni di posizionamento spaziale relazionale per la caratterizzazione geometrica delle informazioni relative a ciascun dominio di conoscenza.
I dati raccolti sono graficizzati sulla geometria dell'edificio e rappresentati su layers separati, ciascuno dei quali contiene elementi e informazioni omogenei perché appartenenti alla stessa classe.
Operazioni di overlay (incrocio topologico), la possibilità cioè di sovrapporre più layers, permettono di configurare diverse sintesi delle conoscenze e la interpretazione di diverse fenomenologie. L’aspetto innovativo della ricerca consiste nel trasferimento delle funzionalità specifiche dei Geographical Information System (GIS) alla scala architettonica del singolo manufatto, interpretato nelle forme canoniche della sua rappresentazione grafica (piante, prospetti e sezioni) alla stregua di una qualsivoglia porzione di territorio.
Il sistema ARKIS si configura come strumento di ausilio all’organizzazione, alla rappresentazione e all’utilizzazione della conoscenza per la gestione e il recupero del patrimonio edilizio storico, con la evidente possibilità di essere esteso ad altre categorie di Beni Culturali.
Attualmente, un segmento della ricerca è dedicato al Progetto ARKIS – NET che rappresenta una evoluzione di ARKIS finalizzata alla pubblicazione e disseminazione in rete di dati eterogenei (di tipo vettoriale (shapefiles) e di tipo raster (immagini), oltre che alfanumerici (tabelle di database), organizzati e rappresentati in forma GIS.
ARKIS - NET utilizza la tecnologia ArcIMS (nuova generazione di Internet Map Server), software ESRI per la fruizione e la distribuzione in rete di ambienti GIS. Il software consiste sia del componente Client che di quello Server: tipicamente il Client richiede informazioni al Server, quest’ultimo elabora la richiesta e poi invia le informazioni al Client. La tecnologia Server di questa applicazione è parte di una architettura multitasking. Il Server Spaziale dialoga con il WEB Server attraverso l’Application Server ed i suoi Connettori, ed invia la risposta ai Clients.
L'accesso al Progetto ARKIS-NET avviene attraverso le pagine del sito www.arkis.it; una speciale sezione è dedicata alla consultazione on line dei dati.
I contenuti di ARKIS-NET sono quelli di ARKIS, che rimane il motore per la “generazione” delle informazioni. Attualmente, è in atto una sperimentazione condotta nell'ambito di un Contratto tra l'ITABC e la Regione Autonoma Valle d'Aosta, Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali con la quale, da anni, esiste una intensa collaborazione di studi sul Teatro Romano.

Immagine - ARKIS - Chiesa del Purgatorio
Immagine - ARKIS - Chiesa di S. Vittoria
Immagine - ARKIS - Teatro Romano di Aosta
Immagine - Home page del sito www.arkis.it
Immagine - ARKIS-NET, Teatro Romano di Aosta
Immagine - ARKIS-NET, Teatro Romano di Aosta
Documento - Strumenti informatici innovativi...


Tecniche di acquisizione, elaborazione e rappresentazione ad alta risoluzione mediante GPR - Ground Penetrating RAdar  (2003)  

Responsabile: Dr. Salvatore Piro
Le metodologie della Geofisica Applicata sono impiegate e continuamente innovate dal punto di vista teorico-applicativo, per risolvere problemi legati alla corretta ricostruzione fisico-geometrica degli ambienti sepolti, contribuendo ad arricchire le conoscenze relative ai primi metri di sottosuolo, potenziali contenitori di preesistenze antropiche. Le indagini vanno considerate come il "momento di verifica" delle informazioni sulle preesistenze fisiche ed antropiche di un dato territorio, ottenute attraverso l''acquisizione e l''interpretazione di immagini telerilevate. Tra i metodi che vengono impiegati, il GPR (Ground Penetrating Radar) è oramai annoverato, in funzione ai principi fisici che lo caratterizzano, tra le tecniche da Remote-Sensing, rappresentando pertanto l''anello di continuità tra le informazioni desunte dai sensori posti in aria (al di sopra della superficie terrestre) con le informazioni relative al volume di sottosuolo investigato (contenitore delle preesistenze). In questo quadro la prospezione GPR viene "mirata" sul territorio, al fine di produrre "mappe" da inserire nella cartografia tematica computerizzata che costituirà in tal modo lo strumento per la rappresentazione sintetica delle caratteristiche fisiche e degli indizi di tutte le preesistenze antropiche di un dato contesto territoriale. Il passo successivo di questo processo, come si è avuto modo già di verificare, è rappresentato dal tentativo di ricostruire la forma tridimensionale delle strutture oggetto di identificazione. Una fedele ricostruzione dei volumi investigati e della distribuzione spaziale dei processi di interazione, cui è soggetto il corpo nel mezzo che lo ingloba, in particolare nelle zone di contatto, costituisce l'aspetto di conoscenza primario di un progetto di studio che contempli l'impiego della Geofisica Applicata. Un esempio applicativo di questo percorso di studio è rappresentato dall'area archeologica sita sull'Altopiano di Arcinazzo (Roma), caratterizzata dalla presenza di una Villa romana, attribuita all'Imperatore Traiano. L'area degli Altopiani di Arcinazzo è considerata "un'area Test" nell'ambito di un progetto di ricerca congiunto tra il settore geofisico dell'ITABC e la Soprintendenza Archeologica per il LAzio. Su quest'area, nel corso di diverse campagne di indagine con il HR-GPR, sono stati investigati circa 10 ettari di superficie. Tali indagini hanno permesso di testare diversi passi di campionamento del segnale GPR nel sottosuolo, verificando le condizioni ottimali di acquisizione per ottenere un alto grado di risoluzione in termini di localizzazione sia orizzontale che verticale delle strutture ricercate. Inoltre l''ottimizzazione del software che genera e rappresenta le time-slices (mappe 2D, a tempi costanti, dei valori assoluti delle ampiezze delle riflessioni GPR) ha permesso di incrementare il grado di risoluzione grafica necessaria per rappresentare in modo sempre più aderente alla realtà, la forma e gli spessori delle strutture localizzate nel sottosuolo.


Il Progetto di realtà virtuale per la Cappella degli Scrovegni (Maurizio Forte) (2002)  

IL PROGETTO DI REALTA’ VIRTUALE PER LA CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI
(Maurizio Forte)
La Cappella degli Scrovegni, il cui ciclo di affreschi è stato dipinto da Giotto fra il 1303 ed il 1305, è un monumento a forte rischio di degrado. I recenti importanti interventi di restauro da parte dell’ICR ne hanno consentito la riapertura al pubblico ma a condizioni di fruibilità fortemente restrittive: quindici minuti (per gruppi di venti persone a visita) per ammirare un capolavoro universale della storia dell’arte sono decisamente pochi. A queste restrizioni si aggiunge il problema della difficile accessibilità e fruizione visiva al ciclo di affreschi: per i visitatori cioè è impossibile riuscire a percepire nel dettaglio la complessità del ciclo pittorico, soprattutto nei registri superiori e sulle volte. La conseguenza poco incoraggiante per molti visitatori è la sovrapposizione fra contemplazione estetica-estatica e senso di disorientamento, il contrasto incipiente fra stupore e smarrimento, fra bene e consumo; in una battuta potremmo definirla una fruitio interrupta.Data questa situazione, il Comune di Padova ha programmato di apprestare una grande Sala Multimediale dedicata alla Cappella degli Scrovegni, contigua all’ingresso del Museo agli Eremitani da cui si accede alla Cappella Giottesca. In questo spazio il visitatore avrà a disposizione sette postazioni multimediali e non, lungo un percorso che potrà gestire individualmente con i tempi e secondo le modalità che gli sono più naturali. Le installazioni didattiche e multimediali di questo percorso gli forniranno le conoscenze necessarie per prepararsi alla visita degli affreschi e contestualizzare la storia del monumento.
In questo contesto progettuale, nel corso del 2001, il Virtual Heritage Lab dell’Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del CNR, date le proficue sperimentazioni nell’ambito della realtà virtuale per i beni culturali, ha proposto al Comune di Padova di avviare uno specifico progetto di ricerca sulla Cappella degli Scrovegni che approdasse ad un nuovo sistema di fruizione per il grande pubblico di visitatori del complesso padovano.
L’applicazione di realtà virtuale si pone l’obbiettivo non di sostituire la visita reale alla Cappella degli Scrovegni, ma di prepararla, integrarla e riproporla in un altro contesto, alfabetizzando gli utenti visitatori con nuove grammatiche visuali e immersive e moltissime interazioni tutte in tre dimensioni ed in tempo reale. Preparazione virtuale alla visita -visita reale – ritorno al mondo virtuale e rialfabetizzazione: questa sequenza disegna un percorso circolare che si intende proporre ai visitatori e al nuovo “consumo” di beni ed attività culturali in spazi espositivi dedicati. La grande sfida di questo grande progetto di ricerca e di comunicazione è di incrementare il flusso cognitivo della conoscenza museale di un monumento e di un contesto storico-artistico, attraverso strumenti avanzatissimi quali l’interazione tridimensionale in tempo reale e le centinaia di “comportamenti virtuali” previsti nell’applicazione (oltre 500 aree interattive e 100 menu, 4 GB di dati).

Immagine - Il porgetto di realtà virtuale per
Documento - "Musealising" the Virtual: the Virt


LE MONETE DEL TESORO DI MISURATA: STUDIO DELLE TECNOLOGIE DI FABBRICAZIONE (2002)  

Il cosiddetto tesoro di Misurata, attualmente custodito presso il Museo Archeologico di Leptis Magna in Libia, è il maggior ritrovamento monetale del mondo antico e consiste di circa 108.000 monete del tipo follis, coniate tra il 294 e il 333 d.C. Il ritrovamento, del cui studio è responsabile il Dr. S. Garraffo, direttore del CNR-ITABC, offre, per l’ottima conservazione e la quantità delle monete, un’opportunità eccezionale di studiare i temi della produzione monetale tardo imperiale.

In questo contesto l’ITABC ha avviato nel 2001 un progetto di ricerca per lo studio delle tecnologie di fabbricazione dei folles e, in particolare dei metodi di argentatura, che affianca, alla caratterizzazione archeometrica dei materiali originali, la riproduzione dell’intero ciclo di fabbricazione, cosa essenziale per la verifica delle ipotesi archeometriche.

Le fasi del progetto, condotte in collaborazione con l’INFN-LNS e con le Facoltà di Chimica e di Ingegneria dell’Università di Roma “La Sapienza”, sono:
- la prosecuzione delle indagini microstrutturali cominciate nel 2001 su pezzi tipologicamente simili a quelli del tesoro di Misurata;
- una serie di campagne d’indagine in situ sulle monete. Nel 2002 si è svolta ad Homs, Libia, una prima campagna XRF i cui risultati mostrano che è possibile ottenere indicazioni affidabili sul valore reale delle monete in funzione del periodo e del luogo di produzione, se la mole di dati è sufficientemente grande; ciò conferma l’efficacia del metodo, che consiste nell’eseguire molte e brevi misure non-distruttive con uno spettrometro XRF portatile sviluppato presso l’ITABC in collaborazione con il Politecnico di Milano. Sarà così possibile identificare le principali tipologie costruttive e, di conseguenza, un numero ridotto di monete su cui affinare le indagini; si effettuaranno misure di composizione superficiale con la tecnica PIXE-alfa e metallografie ottiche;
- la formulazione di ipotesi costruttive in base ai risultati ottenuti;
- la produzione di repliche delle monete sulla base di tali ipotesi, per questo si chiederà la collaborazione dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato;
- la caratterizzazione delle repliche, il confronto con gli originali e l’identificazione delle similitudini;
- lo svolgimento delle conclusioni finali.

Il progetto è, per metodi ed obiettivi, fortemente innovativo: è infatti la prima volta che si intraprende lo studio sistematico di un insieme così numeroso di monete e che si utilizzano metodi progettati ad hoc, con caratteristiche di rapidità di misura adeguate alle dimensioni del problema. Inoltre non è mai stata affrontata la riproduzione dell’intero ciclo di fabbricazione delle monete sulla base dello studio scientifico degli originali.

Immagine - Il Tesoro di Misurata


 
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