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Focus per Istituto IRPPS

Lo studio delle migrazioni italiane (2002)  

Uno degli indirizzi più promettenti tra quelli che a livello internazionale si stanno affermando all'interno dei migration studies è quello che punta ad inserire i diversi filoni di ricerca in tema di mobilità in un quadro interpretativo unitario e complessivo, capace di evidenziarne e valorizzarne le interrelazioni, gli elementi comuni e le specificità. Su questa linea si muovono le attività di ricerca dell'Istituto tese a valorizzare, anche attraverso la costituzione di un apposito Osservatorio sulle migrazioni italiane, le competenze acquisite in un campo in cui l'IRPPS può vantare una tradizione ormai consolidata.
Del resto, la complessità del quadro migratorio italiano appare già da una prima ricognizione della situazione. Tra i principali paesi d'emigrazione sino a trenta anni fa, siamo ormai diventati una delle mete più importanti dei flussi migratori internazionali. Avere una visione complessiva ed unitaria dei fenomeni di mobilità significa soprattutto cercare di vedere contemporaneamente questi diversi aspetti della realtà italiana, senza che l'attenzione dedicata ad uno faccia dimenticare completamente l'altro. Dal punto di vista pratico, questo ha significato inquadrare il caso italiano in un contesto interpretativo e teorico, collocandolo nella dinamica evolutiva complessiva delle migrazioni europee e del processo di costituzione di un sistema migratorio di respiro continentale. Ha significato anche guardare con attenzione i nuovi flussi che caratterizzano l'Europa centrale ed orientale e i Balcani, in particolare; esaminando le forme di mobilità di maggior impatto come le high skilled migration e i processi più complessi come quello di integrazione degli immigrati nelle società di arrivo. L'analisi complessiva delle dimensioni e delle caratteristiche dell'immigrazione straniera in Italia si è accompagnata a quella dei flussi recenti della nostra emigrazione all'estero. Indagini specifiche ed approfondite sono state dedicate alla raccolta di dati sugli atteggiamenti e le opinioni degli italiani verso l'immigrazione.


Sistemi di welfare e politiche sociali (2007)  

L'analisi dei sistemi di welfare è l'oggetto specifico delle ricerche condotte nella sezione dell'Irpps che ha sede a Salerno (commessa "Sistemi di welfare e politiche sociali"), ma riceve importanti contributi scientifici anche dalle commesse e dai ricercatori che operano nella sezione centrale di Roma, in particolare per quanto riguarda lo studio delle molteplici relazioni che legano le trasformazioni demografiche e le politiche sociali, o per quanto riguarda l'analisi di fenomeni il cui significato appare multidimensionale (si pensi, ad esempio, all'invecchiamento, che è al contempo una realtà demografica, fisiologica, medica e sociale).
Lo studio dei sistemi di welfare, centrato in primo luogo sul caso italiano, viene condotto attraverso l'analisi dei principali settori delle politiche sociali (pensioni, sanità, servizi sociali, istruzione, mercato del lavoro) e di alcuni importanti ambiti trasversali (minori, famiglia, anziani, immigrati), dedicando inoltre particolare attenzione al tema del welfare locale ed a quello del welfare mix. Non vengono peraltro tralasciati gli studi comparativi, soprattutto in relazione allo scenario europeo ed alle sue recenti trasformazioni.
Dal 1995 viene pubblicato un Rapporto sullo Stato sociale in Italia.


Risorse umane per la ricerca (2003)  

Il processo di formazione, preparazione e utilizzo del capitale umano è cruciale per l’avanzamento delle conoscenze. Come e quando formare le competenze ed impiegare le risorse? Come cambia la domanda di nuove professionalità e quali sono le implicazioni per la formazione alla R&S? L’Istituto ed in particolare la Sezione Risorse umane e società della conoscenza, sollecitato dal dibattito internazionale e nell’ambito dello svolgimento dei compiti istituzionali di rappresentanza italiana presso l’OCSE, ha avviato un’attività di ricerca dalla quale emerge che il processo di formazione delle competenze per la ricerca, che trova le sue basi essenziali nell’università, fa registrare al livello quantitativo un incremento del potenziale del Paese. La consistenza del numero di risorse umane ad alta qualificazione, ed in particolare di laureati, è infatti un indicatore preso a misura di un ipotizzabile indice di creazione di nuova conoscenza.
In Italia nell'anno accademico 2002-03 il numero complessivo di studenti universitari era di 1.765.418 (di cui 981.386 studentesse). Nel 2002 i laureati erano 198.000, di cui 112.000 donne. Le immatricolazioni all'Università sono cresciute ininterrottamente dal ‘60 fino alla metà degli anni ‘90, quando si é verificata una diminuzione significativa. Il trend delle nuove iscrizioni riprende a salire nei primi anni del nuovo millennio, anche per effetto dell'introduzione dei nuovi ordinamenti universitari. A fronte di questi dati però va registrata sul fronte dell’occupazione una situazione niente affatto favorevole. L’accrescersi della richiesta di personale ad alta qualificazione è presente nel quadro internazionale ma fa registrare un’espansione più lenta dell'occupazione di S&T nel settore pubblico rispetto a quello privato. La natura dell’occupazione scientifica sta cambiando, anche per effetto delle diverse modalità di finanziamento della ricerca. La quota di occupazione temporanea è aumentata, in parte a causa delle contrazioni nei bilanci pubblici ed in parte per il ricorso più frequente ai finanziamenti per progetto che si traduce in un’offerta di sola occupazione a termine e in una permanenza molto maggiore nelle fasce iniziali di carriera.
L’Istituto ha promosso un’indagine su questo fenomeno per analizzare le tendenze in atto ed ottenere un quadro conoscitivo aggiornato e dettagliato. Dalle attività di ricerca in corso emerge che la gestione delle risorse umane per la S&T si pone in un quadro complesso i cui fattori di contesto riguardano: la scarsità generale delle risorse; l’autonomia per gli enti di ricerca e le università; l’internazionalizzazione o almeno europeizzazione della politica scientifica; i problemi di reclutamento del personale, in particolare dei giovani, da indirizzare alle carriere scientifiche. la progressiva sostituzione nelle università e negli enti pubblici delle risorse interne con quelle esterne e quindi l’espansione delle fonti di finanziamento eterodirette.


Un nuovo metodo per la ricerca qualitativa nel campo degli studi di popolazione (2003)  

In letteratura, esistono metodi che consentono attraverso un processo iterativo di raggiungere il consenso sulla soluzione ad un problema complesso nell’ambito di un gruppo di esperti/patrocinatori di idee e pensieri, che non entrano mai in contatto nel corso del processo e tanto meno sono al corrente di chi siano gli altri membri che compongono il gruppo. Uno di questi è il metodo Delphi. La “tecnica” Delphi non ha nulla in comune con l’oracolo a parte il nome: è un metodo che aiuta a trovare soluzioni a problemi complessi, potenziando la comunicazione all’interno di un gruppo (o panel) e nello stesso tempo limitando il potere di influenza di ciascun individuo. I partecipanti al panel Delphi vengono stimolati a produrre le idee che ritengono più adatte a risolvere un dato problema e queste idee vengono successivamente diffuse tra i partecipanti al panel, che hanno la possibilità di rivedere individualmente le proprie posizioni, senza però doverle difendere davanti al gruppo. La riproposizione delle strategie indicate dai pannellisti continua fino al raggiungimento di posizioni condivise. In questo modo diventa possibile raggiungere il consenso su una o più soluzioni al problema proposto, evitando di far prevalere le soluzioni avanzate da coloro che singolarmente hanno maggiore capacità di imporsi. La chiave del processo è che i pannellisti sono tenuti separati e anonimi, fatto che impedisce alle posizioni individuali di essere influenzate da fattori come forti personalità, rigidità ideologiche, riluttanza a cambiare una previsione quando è stata fatta pubblicamente e il lasciarsi trascinare dagli altri. L’IRPPS ha messo a punto un nuovo metodo di indagine che combina la tecnica Delphi e la appreciative inquiry. L’obiettivo è quello di disegnare scenari futuri di popolazione, in termini di politiche sociali adeguate alle tendenze demografiche in atto. In particolare, sono stati considerati tre trends di popolazione: l’invecchiamento, le tendenze nel campo della famiglia e della fecondità e i cambiamenti nei ruoli di genere. Il metodo consiste in quattro round di interviste, ciascuno con caratteristiche specifiche. In ognuno dei quattro round per mettere in relazione ognuno dei tre argomenti considerati e per consentire agli intervistati di reagire e esporre i propri punti di vista abbiamo considerato simultaneamente: · Trends di popolazione: I pannellisti debbono disegnare I trends futuri di popolazione sulla base di serie storiche, conoscenze personali e la loro percezione e intuizione. I trends sono presentati in forma grafica. · Obiettivi politici: I pannellisti debbono scegliere un numero variabile di obiettivi politici da realizzare in campo di popolazione ed elencare i fattori di successo associati ciascun obiettivo cioè come realizzarlo. · Politiche controversie: I pannellisti debbono esprimere il loro punto di vista sui temi attualmente dibattuti in campo politico ed indicare gli effetti delle loro scelte. Il risultato è uno o più scenari socio-demografici su cui i pannellisti hanno raggiunto il consenso e il relativo livello di desiderabilità e fattibilità.Il nuovo metodo è stato sperimentato con successo in 15 paesi europei nell’ambito di uno studio finanziato dalla Unione Europea e verrà applicato in tre paesi dell’America Latina con finanziamento delle nazioni Unite e della Cooperazione Italiana.


Popolazione e salute: un binomio centrale per lo sviluppo del Paese (2007)  

Dietro il sostenuto e prolungato incremento della sopravvivenza della popolazione italiana stanno una serie di fattori, alcuni dei quali affondano le radici nel passato delle generazioni, ma vi assumono sempre più peso gli investimenti in ricerca, cura ed assistenza nei confronti di malattie letali proprie delle età centrali ed avanzate, malattie che fino a tempi recenti impedivano di raggiungere in massa l’età anziana e di vivere a lungo in essa. Si è innescato un processo circolare, talvolta definito “trappola sanitaria”, a causa del quale le spese sanitarie e gli investimenti di oggi, con i loro successi in termini di allungamento della vita e, quindi, di invecchiamento della popolazione alimentano sia la domanda futura di spesa sanitaria ed assistenziale, sia la richiesta di ricerca e di nuovi mezzi tecnologici e farmaceutici per diagnosticare e combattere le malattie cronico-degenerative (malattie cardiovascolari, tumori, diabete, malattie respiratorie, malattie osteo-articolari, del sistema nervoso, ecc.) principalmente connesse con l’avanzare dell’età. Le implicazioni di questo “circolo” – ad un tempo “virtuoso” per il benessere della popolazione e “vizioso” per la crescita di spesa che implica – sono più che evidenti rispetto alla vita degli individui, delle famiglie, della società, così come ne sono chiari i risvolti economici e politici, che costituiscono una delle principali sfide del nostro prossimo futuro.
L’accurata conoscenza dei fenomeni in atto e delle loro molteplici conseguenze è essenziale per prevedere gli scenari futuri, per programmare gli interventi e, se del caso, per effettuare delle scelte


DIVA - un progetto europeo per aumentare la presenza femminile nella ricerca scientifica (2007)  

La necessità di aumentare le pari opportunità nella scienza è considerato un fattore chiave per lo sviluppo economico e scientifico. E’ sufficiente ricordare che al summit di Barcellona del 2002, il Consiglio Europeo ha deciso di aumentare la spesa per ricerca e sviluppo in Europa e di incrementare il numero di ricercatori di più del 50%. Una grossa opportunità per raggiungere questi obiettivi risiede nell’utilizzazione del potenziale umano esistente, ma inutilizzato; il genere femminile, che costituisce la maggior parte dei laureati ma solo una minoranza del personale impegnato nella ricerca, rappresenta il maggiore bacino di questo potenziale umano a cui attingere.
Alla luce di queste considerazioni, è stato avviato il progetto DIVA, che ha avuto l’obiettivo di diffondere la cultura delle pari opportunità e dell’equità di genere nella scienza attraverso interventi di sensibilizzazione rivolti a studenti delle scuole medie superiori, ricercatori che operano nei centri di ricerca e nelle università, amministratori locali e politici. DIVA è un progetto finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito dell’FP6- Programma “Strutturare lo spazio europeo della ricerca” - “Scienza e società: Donne Scienza“, ha avuto durata biennale e si è concluso nell’autunno del 2007.
Il progetto DIVA ha seguito un approccio innovativo, che si è sostanziato nella messa a punto di una serie di strumenti e azioni destinati a rendere consapevoli le studentesse della loro preparazione e dei successi che hanno all’università e che il lavoro di ricerca è adatto alle donne, le ricercatrici degli squilibri di genere esistenti nel mondo della ricerca e dell’esistenza di stereotipi di genere, gli amministratori ed i politici della necessità di operare con strumenti adeguati per favorire l’eguaglianza di genere nel mondo scientifico. Il progetto si è realizzato in località del nord, centro e sud d’Italia e in totale ha coinvolto circa 1700 studenti, 400 ricercatori e 380 politici e manager.
La metodologia e gli strumenti utilizzati sono stati di diverso tipo a seconda del tipo di gruppo da sensibilizzare. Per esempio, per gli studenti è stato prodotto un video sulla storia di 4 scienziate italiane che illustrano la loro vita e i loro successi nel lavoro ed una serie di diapositive sulla presenza e le votazioni ottenute delle ragazze nelle diverse facoltà universitarie. La metodologia adottata da DIVA nelle scuole prevedeva una discussione aperta con gli studenti in cui i ragazzi potevano porre domande, esprimere dubbi e perplessità sul lavoro scientifico. È stato anche chiesto agli studenti di compilare un questionario aperto in cui commentare il video e sia i ragazzi che le ragazze sono rimasti colpiti dalla passione di chi fa scienza e anche dal divertimento che può derivare dall’impegnarsi in questo lavoro. Il metodo utilizzato è stato molto efficace e ha catturato l’attenzione dei ragazzi: le lezioni hanno riscosso interesse fra gli studenti, che si sono mostrati partecipi alla discussione e talvolta sorpresi dalla varietà dei campi della ricerca scientifica. L’aver avuto la possibilità di parlare con ricercatrici donne e la visione del video hanno dato alle ragazze l’opportunità di parlare di scienza e della professione dello scienziato. Il problema delle pari opportunità non è recepito come rilevante dalle studentesse: le ragazze si sentono del tutto uguali ai loro giovani coetanei e solo alcune sono apparse consapevoli che in futuro questa parità possa venir meno e hanno sollevato il tema della conciliabilità lavoro-famiglia, di quanto possa essere complesso per una donna spostarsi dal proprio luogo di origine, o, più semplicemente, passare dei periodi di studio o di lavoro all’estero.
Il progetto ha fornito raccomandazioni e suggerimenti per aumentare la presenza delle donne nelle carriere scientifiche. In particolare è stata rilevata: la necessità di cambiare l’immagine della scienza e degli scienziati, aumentare la visibilità delle donne di successo nel mondo scientifico; promuovere la figura di role model femminili, combattere i meccanismi di auto-esclusione; garantire la trasparenza nella valutazione del merito; introdurre le quote di genere per garantire la presenza femminile negli organismi che decidono le politiche scientifiche e nel management delle istituzioni di ricerca.


I processi di integrazione della popolazione immigrata nelle società di ricezione (2007)  

Negli ultimi anni , le attività di ricerca dell’Istituto riguardanti i fenomeni di mobilità interna e internazionale sono state focalizzati sull’analisi e la comparazione dei processi di stabilizzazione e di integrazione della popolazione straniera nelle società di accoglienza. In particolare, l’analisi di tali fenomeni ha teso a unire i diversi filoni di ricerca in un quadro interpretativo unitario e complessivo nel tentativo di evidenziarne e valorizzarne le interrelazioni, gli elementi comuni e le specificità. L’elaborazione di un approccio trans-disciplinare ha voluto rispondere anche all’esigenza di tradurre le competenze in strumenti operativamente utilizzabili da parte di tutti i soggetti che affrontano questi temi dal versante politico o amministrativo.
Alla luce di queste considerazioni e supportati da tale approccio teorico-metodologico, sono state condotte diverse ricerche che esaminano i processi più complessi come quello di integrazione degli immigrati nelle società di arrivo e il loro impatto politico e sociale, tra cui deve essere citata l’indagine annuale sull’insediamento e l’integrazione della popolazione immigrata nella provincia di Roma i cui risultati sono stati pubblicati in due volumi nel 2006 e nel 2007. Inoltre, il caso italiano è stato inquadrato in un contesto interpretativo e teorico, collocandolo nella dinamica evolutiva complessiva delle migrazioni europee e del processo di costituzione di un sistema migratorio di respiro continentale. A tale proposito bisogna citare il progetto di ricerca "Mediterranean and Eastern European countries as new immigration destination in the European Union" (IDEA) del Sesto Programma Quadro, in cui la commessa partecipa con una propria unità operativa che ha portato alla predisposizione di un volume sulle migrazioni internazionali in Europa che sarà pubblicato con una casa editrice straniera. La partecipazione a tale progetto implica analizzare il contesto italiano all’interno del nuovo quadro delineato dai nuovi flussi che caratterizzano l'Europa centrale ed orientale. Infine, L'analisi complessiva delle dimensioni e delle caratteristiche dell'immigrazione straniera in Italia si è accompagnata a quella dei flussi recenti della nostra emigrazione all'estero e delle migrazioni interne.


RESCAR Ricercatori nelle scienze della vita in Europa (2007)  

Le risorse umane per la R&S sono unanimemente considerate elemento essenziale per la diffusione e la promozione dell’innovazione. Insieme agli investimenti ed alle infrastrutture tecnologiche, poter contare su un pool di persone ad alta qualificazione, formate per la ricerca costitiusce uno dei fattori chiave della competitività sia nel quadro nazionale che internazionale.
I policy makers ed I ricercatori sociali pongono grande attenzione allo studio del contributo all’innovazione dei fattori di incentivo non prettamente economici ed al monitoraggio dell’output e della valutazione di stck e flussi di risorse umane per la ricerca. Le analisi vanno svolte per anticipare e saper rispondere alla domanda di indicazioni proveniente dai settori sia della policy che della ricerca. L’Irpps è in questo settore, per la sua lunga attività pregressa, un punto di riferimento. Le scienze della vita svolgono un ruolo considerato sempre più importante per il contributo che esse danno all’avanzamento scientifico ma anche alla crescita economica ed alle connesse ricadute industriali. Settori chiave quali quello della salute, dell’agricoltura, delle tecnologie alimentari, dell’ambiente risentono fortemente del contributo delle ricerche svolte in queste scienze. Basti pensare alle attività di prevenzione e controllo delle malattie, al settore farmaceutico, allo svipuppo dei processi produttivi per la produzione alimentare o al miglioramento della sostenibilità delle produzioni agricole.
L’occupazione nel settore delle scienze della vita, ed il numero di progetti di ricerca attivati, inoltre, stanno crescendo in molti Paesi europei. La Commissione Europea ha pertanto finanziato la partecipazione dell’Istituto nel progetto RESCAR, diretto a rilevare elementi conoscitivi sui ricercatori operanti in Europa nelle scienze della vita, con particolare riguardo alla formazione, alla carriera, alla mobilità.
Il lavoro è stato condotto sia utilizzando dati già esistenti che sviluppando e conducendo una nuova indagine, complessivamente su 10 Paesi dell’Unione Europea. All’Irpps è stata affidato lo studio di tre Paesi: Italia, Spagna e Portogallo.
L’obiettivo dell’indagine la rilevazione delle attività e dei livelli formativi raggiunti, dei percorsi di carriera, della mobilità di un campione di ricercatori europei sia nel settore pubblico che in quello privato.
I ricercatori raggiunti sono altamente rappresentativi di un livello qualitativamente elevato, il campione infatti è stato composto utilizzando due basi di dati chiave: quella delle pubblicazioni (ISI-Thomson citation database) e quella dei brevetti (European patent database). Un quarto del campione raggiunto (circa 3000 persone nei tre Paesi affidati all’Irpps) ha riempito il questionario on line. I risultati per ogni Paese, presentano come è ovvio, uno specifico differente profilo, ma nel complesso si può affermare che la comunità dei ricercatori italiani operanti nelle scienze della vita si presenta con un alto profilo, e si muove nel contesto internazionale ai più alti livelli.


 
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