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| Focus per Istituto ICRM | ||||||||||
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La Forza per controllare lo stress (2002) I batteri e i sistemi biologici hanno svariati meccanismi per rispondere alle perturbazioni causate dall'ambiente circostante. Gli stress possono essere di vario genere, chimico, biologico e fisico. Recentemente sono stati identificati i meccanismi con cui le cellule riescono a "sentire" le forze fisiche provenienti dall'ambiente circostante. Alla base di questi meccanismi si trovano delle proteine-canale di membrana che possono aprirsi e chiudersi in risposta a diversi stimoli esterni come tocco, suono, gravità, variazioni di osmolarità etc. I Mechanosensitive Channels of Large Conductance (MscL) sono le proteine di membrana meglio caratterizzate che giocano un ruolo fondamentale nella difesa della cellula. I MscL formano un canale all'interno della membrana cellulare, che si apre e chiude, favorendo o sfavorendo rispettivamente, il passaggio di effluenti dall'esterno all'interno della cellula (o vicecersa). La loro struttura tridimensionale, risolta da D. Rees (Science 1998), è riportata in Figura 1. La proteina è costituita da unità ripetitive e si trova nella sua forma chiusa. La domanda fondamentale per capire il modo in cui le cellule interagiscono fisicamente con l'ambiente circostante è: qual è il meccanismo con cui il canale si apre lasciando passare effluenti all'interno della cellula? A questa domanda si può rispondere simulando a livello computazionale con i metodi della dinamica molecolare l'applicazione diretta di forze alla proteina in un intorno realistico. La dinamica molecolare è una tecnica che permette di seguire l'evoluzione nel tempo di sistemi microscopici, ottenendone una rappresentazione con dettaglio atomico. Con parametri opportuni si definiscono le interazioni tra atomi del sistema, e l'evoluzione avviene secondo le leggi della meccanica classica. Abbiamo quindi costruito un sistema modello costituito dalla proteina nella forma chiusa, da un modello della membrana cellulare e del solvente acquoso circostante (Figura 2). Il sistema è stato fatto evolvere in presenza di forze di stretching agenti sulla membrana ed in assenza di queste, allo scopo di investigare le fasi iniziali del meccanismo di apertura del canale. L'analisi delle varie simulazioni ha permesso di ottenere una rappresentazione atomica del meccanismo di apertura, in cui, a causa dell'applicazione di tensione esterna, due delle eliche esterne si aprono, lasciando lo spazio per il posizionamento di una delle eliche interne. Il risultato netto è un allargamento dell'apertura del canale (Figura 3) ed il passaggio di acqua da una parte all'altra della membrana (Figura 4). Questo lavoro, che ha richiesto un uso intensivo di metodi di parallel computing e di tempo macchina, ha permesso di chiarire il meccanismo con cui avviene l'apertura di questi canali e di definire il modo in cui i sistemi biologici possano rispondere agli stress ambientali. Gli sviluppi futuri prevedono di utilizzare questi modelli per la costruzione di nanostrutture capaci di rispondere selettivamente a stress meccanici esterni, e per la realizzazione di mutanti ad attività differente rispetto a quella delle proteine native. La ricerca è stata il frutto di una collaborazione tra l'ICRM-CNR e il gruppo di MD dell'università di Groningen, ed è stata possibile grazie a finanziamenti CNR e dell'Unione Europea. Immagine - Figura 1Immagine - Figura 2 Immagine - Figura 3 Immagine - Figura 4 Gli enzimi sono proteine che catalizzano le reazioni chimiche indispensabili per gli esseri viventi. Esercitano la loro azione in condizioni blande e mostrano proprietà molto utili per la sintesi di composti chimici di interesse farmaceutico, agrochimico o alimentare. Fino ai primi anni '80 si pensava che gli enzimi fossero attivi solo in acqua, in cui la maggior parte delle molecole organiche è poco solubile, e che i solventi organici distruggessero il loro potere catalitico. Per ovviare a questa incompatibilità di mezzo di reazione tra catalizzatori e reagenti, i primi gruppi di ricerca attivi nella cosiddetta "biocatalisi" - tra cui quello presente nel nostro Istituto dall'inizio degli anni '70 - hanno condotto reazioni in presenza di quantità crescenti di solventi organici. Inizialmente sono stati utilizzati co-solventi miscibili (es. acetone), poi si è passati a solventi non miscibili che formano sistemi bifasici acqua/solvente organico (es. toluene) in cui la fase organica contiene i substrati e/o i prodotti mentre l'enzima è disciolto nella fase acquosa (Figura). Riducendo progressivamente la fase acquosa si è arrivati all'utilizzo di solventi organici puri: il biocatalizzatore, liofilizzato o precipitato, viene sospeso nei solventi in presenza della minima quantità di acqua necessaria per garantire l'attività catalitica. In queste condizioni non è possibile osservare una fase acquosa distinta, poiché la sua concentrazione è inferiore al valore massimo della sua solubilità nel solvente organico. Con iniziale sorpresa si è scoperto che in queste condizioni estreme non solo gli enzimi continuano a "funzionare" ma presentano anche nuove proprietà quali l'aumento della termostabilità, la possibilità di catalizzare reazioni di sintesi anziché di idrolisi o di modulare la loro regio- ed enantioselettività. Documento - Enzimi fuor d'acqua Analisi strutturale e funzionale dei domini della molecola di adesione distroglicano. (2003) _DISTROGLICANO: background Immagine - Dystroglycan Complex Immagine - Binding Immagine - NMR Documento - Referenze Bibliografiche Aromi e fragranze accompagnano la maggior parte delle attività quotidiane di ognuno di noi. Queste sostanze si trovano negli alimenti, nelle bevande, in tutti i prodotti per l’igiene personale, nei detersivi, nei detergenti e ovviamente nei profumi e nei deodoranti. La molteplicità delle applicazioni possibili ha richiesto una considerevole differenziazione chimica degli ingredienti utilizzati in commercio ed ha implementato la rilevanza economica dell’industria degli aromi. Inoltre, negli ultimi anni, l’industria ha puntato alla sintesi di composti sempre più efficaci e più specifici, di elevato valore, biodegradabili ed utilizzabili in piccole quantità. Questo andamento è il riflesso di un’aumentata sensibilità ambientale volta alla riduzione dei ‘chemicals’ immessi nell’ambiente. Nel contesto della creazione di nuovi composti odorosi la ricerca chimica ha un ruolo fondamentale in quanto è necessaria non solo per l’aspetto preparativo ma anche per lo sviluppo qualitativo del prodotto. I composti utilizzati infatti, sono spesso miscele complesse di isomeri con caratteristiche olfattive singolari la cui esatta valutazione organolettica è subordinata alla preparazione specifica di ogni componente. |
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