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Sindrome da bassa T3. Un forte indice prognostico di morte in pazienti con malattia cardiaca  (2002)

A cura di: Istituto di fisiologia clinica - IFC

Evidenze clinico-sperimentali emergenti sottolineano l’importanza del controllo endocrino della funzione cardiovascolare. In particolare la triiodotironina (T3), ormone tiroideo biologicamente attivo, svolge un importante ruolo nella regolazione della frequenza e contrattilità cardiaca, nonche’ del tono arterioso periferico. Un’alterazione del profilo tiroideo, caratterizzata da bassi livelli circolanti di T3 ("Sindrome da bassa T3"), è talora osservata in pazienti affetti da gravi malattie sistemiche. Nella pratica clinica la Sindrome da bassa T3 è interpretata come un meccanismo di adattamento dell’organismo in presenza di una malattia severa, finalizzato a ridurre la produzione dell’ormone tiroideo attivo e quindi del consumo energetico da esso dipendente. Recentemente questa interpretazione è stata tuttavia posta in discussione. Sulla base di queste premesse abbiamo avviato nel 1999 uno studio per valutare le relazioni fra assetto tiroideo e prognosi dei pazienti cardiopatici. Con l’ausilio dell’archivio computerizzato del nostro Istituto sono stati selezionati 563 pazienti cardiopatici nei quali era stato eseguito un controllo degli ormoni tiroidei al momento del ricovero. Nel follow-up ad 1 anno abbiamo considerato "end points" principali l’evento "morte totale" (tutte le cause naturali di morte) e "morte cardiaca". Un primo dato importante e’ stato che un’elevata percentuale (33%) dei pazienti presentava ridotte concentrazioni di T3. Ancora piu’ rilevante e’ stato il riscontro di un’incidenza di morte totale e cardiaca significativamente maggiore nei pazienti con bassa T3 (Fig 1). L’efficacia prognostica della T3 è risultata ancora più evidente dall’analisi univariata e multivariata con il modello Cox e dall’analisi di regressione logistica uni e multivariata, in cui la T3 rappresentava il predittore indipendente più importante, anche quando comparato con i convenzionali "marker" prognostici cardiaci (frazione di eiezione e classe funzionale di malattia NYHA) o dei piu’ noti fattori di rischio cardiovascolare (diabete, ipercolesterolemia, obesità etc - Fig 2). A conferma della stretta relazione tra mortalità e T3 e’ stata osservata una correlazione altamente significativa tra ormone circolante e sopravvivenza (Fig 3). Un dato interessante è l’assenza di relazione tra i 2 "marker" prognostici risultati piu’ forti e cioe’ la T3 e la frazione di eiezione. Da cio’ deriva che questi 2 parametri risultano essere "spia" di aspetti diversi del processo di malattia, il primo essendo con tutta probabilita’ un "marker" di compromissione sistemica, il secondo piu’ strettamente d’organo cioe’ di (dis)funzione cardiaca. I naturali sviluppi di questa linea di ricerca sono di tipo clinico/terapeutico e fisiopatologico. E’ in preparazione uno studio multicentrico per la valutazione prognostica del trattamento cronico con T3 per via orale nei pazienti con Sindrome da bassa T3 ed insufficienza cardiaca. Parallelamente sono in corso studi di valutazione della morfostruttura e funzione cardiaca con tecnologia avanzata quale la risonanza magnetica sia in pazienti affetti da ipotiroidismo primitivo cosiddetto preclinico, cioe’ in presenza di minime alterazioni ormonali, sia in pazienti con scompenso cardiaco, prima e durante terapia con T3. I risultati ottenuti appaiono incoraggianti e sembrano confermare il ruolo fondamentale dell’ormone tiroideo nel controllo omeostatico del sistema cardiovascolare.

Documento - Sindrome da bassa T3. Un forte indi

 

 
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